venerdì 1 febbraio Articolo

Ma che freddo fa!

Come trattare il congelamento e l’ipotermia

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L’ipotermia e congelamento: due argomenti di forte attualità, viste le temperature quasi polari e il rischio neve che sta interessando l’Italia e la nostra regione in questi giorni.
Quando l’ambiente esterno è molto freddo, aumenta la dispersione di calore del corpo; se questa dispersione supera la capacità di generarlo, l’organismo va incontro ad un abbassamento della temperatura. L’organismo reagisce al freddo rallentando la respirazione, provocando una vasocostrizione periferica con diminuzione dell’afflusso di sangue alla cute e generando più calore nei muscoli con i brividi. Se queste misure non sono sufficienti, si possono avere lesioni termiche da freddo che noi distinguiamo in congelamento e ipotermia (o assideramento).
Il congelamento si crea per un eccessivo raffreddamento delle parti più esposte, mentre l’ipotermia si verificherà per un abbassamento della temperatura dell’intero organismo.

Il congelamento
Come l’abbiamo definito in precedenza il congelamento è una lesione locale della pelle e dei tessuti sottostanti, causato dall’esposizione ad un freddo intenso; esso colpisce soprattutto le parti esposte come le orecchia, il naso, le mani. Il freddo agisce sulla circolazione sanguigna, rallentandola o fermandola; ciò provoca un ulteriore raffreddamento delle parti più irrorate, e talvolta la formazione di cristalli di ghiaccio nei tessuti!
Si distinguono tre gradi di congelamento:
1° grado (iniziale): la sua insorgenza è lenta, e spesso la persona non ne è consapevole; la pelle diventa dapprima rossa, poi bianca, e perde la sensibilità; quando riprenderà la circolazione, la parte colpita sarà dolente.
2° grado (superficiale): la pelle, di colore bianco, è irrigidita, ma toccando con delicatezza si possono sentire i tessuti sottostanti ancora elastici; è possibile la formazione di bolle (flittene), contenenti un liquido rosato (plasma con globuli rossi, provenienti dai capillari lesi dai cristalli di ghiaccio sottocutanei).
3° grado (profondo): la pelle, di colore bianco chiazzato di grigio o giallo, è irrigidita, e così pure i tessuti sottostanti, che sono di una rigidità lignea e, se piegati, possono facilmente spezzarsi; i tessuti stanno andando in necrosi, e molto probabilmente sono da considerarsi persi.
Cosa fare?
Se ci troviamo di fronte al congelamento di 1° grado:
1. Muoviamo la parte colpita, in modo attivo o passivo, per far riprendere la circolazione.
2. riscaldiamola tenendola al riparo;
3. allentiamo i polsini o ciò che stringe la parte;
4. togliamo e sostituiamo i vestiti bagnati.

Se invece si tratta di un congelamento di 2° o 3° grado:
Se siamo ancora all’aperto
- riscaldiamo la parte tenendola al riparo
- allentiamo i polsini o ciò che stringe la parte;
- togliamo con delicatezza e sostituiamo i vestiti bagnati, o almeno copriamoli con numerosi teli o sacchetti di plastica;
- pratichiamo un massaggio per favorire il ritorno venoso, partendo dalle parti lontane e avvicinandoci gradualmente, nel giro di alcuni minuti, alla zona colpita, senza toccarla.
Se siamo al coperto, ma isolati:
1. Prepariamo un contenitore pieno di acqua a 37-40°C (per prova, dobbiamo poter immergere una mano non congelata senza sentire troppo caldo);
2. sul fondo del contenitore collochiamo imbottiture di stoffa o plastica per distribuire la pressione del contatto;
3. immergiamo la parte lesa, senza esercitarvi pressione e senza permettere che prema sul fondo o sui lati del contenitore;
4. quando la zona colpita si riprende, diventa rossa o blu, e molto dolente;
5. completato il riscaldamento, asciughiamola delicatamente e avvolgiamola in garze sterili non strette, interponendole anche tra le dita dell’arto congelato;
6. teniamo sollevata la parte per ridurre il gonfiore;
7. copriamo la parte lesa, ma senza farvi pesare le coperte;eventualmente costruiamo un sostegno per coperte con una scatola di cartone.
In queste situazioni evitiamo di:
- massaggiare la parte colpita con neve o di massaggiare direttamente sulla parte congelata, che può essere estremamente fragile.
- dare da bere alcolici, che favoriscono la perdita di calore;
- riscaldare troppo la parte interessata, che può facilmente ustionarsi;
- far regredire un congelamento quando c’è la possibilità che la parte torni a congelarsi.

L'Ipotermia
L’ipotermia (o assideramento) è una patologia che interessa l’intero organismo, determinata da un’esposizione globale al freddo.
L’ipotermia è favorita dal vento che raffredda il corpo più velocemente; dai vestiti bagnati, che dovrebbero essere cambiati con altri più asciutti; dall’alcool che impedisce alla persona di sentire freddo e di reagire, e provoca un maggiore afflusso di sangue alla pelle, e quindi una perdita di calore più rapida (un ubriaco che si addormenta all’aperto può morire anche in città, in una notte particolarmente fredda); dall’immersione in acqua fredda (molte morti attribuite ad annegamento sono in realtà dovute ad ipotermia); dall’immobilità (malati, anziani, persone invalide sono quelle più a rischio); dai traumi, infatti, una persona ferita o traumatizzata dovrebbe essere coperta anche in ambienti non freddi, perché il suo organismo sviluppa poco calore a causa dello shock.
Un’attenzione particolare è da porre al lattante che sono particolarmente esposti, e possono essere colpiti da ipotermia anche in auto ferme o locali freddi; inoltre il loro stato può passare inosservato facilmente.

I segni e sintomi dell’ipotermia:
- pelle bianca, fredda e asciutta;
- brividi;
- stanchezza, sonnolenza, rallentamento del battito e del respiro.

Anche in questo caso possiamo distinguere diverse fasi:
1. fase iniziale: Brividi intensi; l’organismo è nella fase di reazione al freddo (temperatura corporea tra 36 e 33°C);
2. fase intermedia: cessazione dei brividi, rigidità muscolare, difficoltà di concentrazione e di attenzione e desiderio di dormire; il battito cardiaco e la respirazione sono ancora normali (temperatura tra 33 e 30°C);
3. fase grave: i sintomi peggiorano, il paziente è risvegliabile con difficoltà, il battito cardiaco e la respirazione sono lenti e irregolari (temperatura tra 30 e 27°C);
4. fase finale: il paziente perde coscienza, e compaiono aritmie cardiache fino all’arresto e alla morte.

Cosa fare?
Se siamo all’aperto
:
- se l’infortunato è cosciente, facciamogli mangiare o bere (con precauzione) qualcosa di energetico (cioccolata, caramelle, caffè);
- non facciamogli fare sforzi, esercizi o massaggi, perché il sangue delle estremità, essendo più freddo, non deve arrivare di colpo agli organi centrali;
- non lasciamolo addormentare;
- togliamo e sostituiamo i vestiti bagnati; in assenza di meglio sfruttiamo come isolanti, muschio, carta fieno, ecc, da inserire sotto i vestiti;
- riscaldiamolo col nostro calore.

Se riusciamo a raggiungere un edificio:
Se l’assiderato è nella fase iniziale o intermedia:
1. riscaldiamolo con moderazione, perché un riscaldamento troppo rapido potrebbe causare uno shock letale;
2. somministriamo dei liquidi caldi eccitanti e zuccherati (the forte, caffè, cioccolata); l’infortunato deve bere lentamente per non creare scompensi;
3. teniamolo a riposo ben coperto e in posizione antishock.

Se l’assiderato è nella fase grave o finale:
• non cerchiamo di riscaldarlo, neppure lentamente, perché potremmo causare la fibrillazione;
• avvolgiamolo in coperte e ospedalizziamolo con urgenza in posizione antishock;
• controlliamo spesso le funzioni vitali, tenendoci pronti a fare fronte ad un arresto cardiaco, tirandolo giù dal letto e rianimandolo;
• in caso di arresto cardiaco, la rianimazione deve essere proseguita particolarmente a lungo, quantomeno, finché l’infortunato è stato riscaldato fino alla normale temperatura corporea.

 

 

 

Ringrazio l’Istruttore di Primo Soccorso e Trasporto Infermi Nicola Bruno per aver collaborato alla redazione di questo articolo.