martedì 21 maggio 2013 Attualità
Persa un'importante occasione per far conoscere le nostre produzioni viticole della provincia

Domani arrivano in Puglia i buyer cinesi del vino, ma la Bat sarà rappresentata solo da due aziende

9 importatori cinesi, domani mercoledì 22 e giovedì 23 maggio, per conoscere da vicino le tradizioni e l’eccellenza vitivinicola pugliese con il progetto “Vini italiani in Cina”, finanziato e promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico

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bayers cinesi © n.c.

Una bella occasione per far conoscere le eccellenze vitivinicole del territorio della Bat. Peccato che a rappresentarlo siano solo due aziende. Entra sempre più nel vivo la fase tre del progetto “Vini italiani in Cina”, promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico in convezione con Federvini e Unione Italiana Vini e realizzato da Enoteca Italiana. Nove importatori cinesi dopo essere aver visitato le cantine siciliane, domani mercoledì 22 e giovedì 23 maggio, approdano in Puglia per conoscere da vicino le tradizioni e l’eccellenza vitivinicola pugliese.

Agli operatori asiatici sarà messa in evidenza l’importanza che il territorio e la cultura pugliese hanno nel generare prodotti enologici di qualità. Una due giorni ricca di degustazioni per scoprire da vicino i sapori, il territorio e i profumi della Puglia.

Due le cantine che i buyer visiteranno domani: Tenute Rubino e l’azienda Due Palme. Nel corso della visita sono previste degustazioni e abbinamenti con i prodotti locali. Il giorno dopo saranno ospiti della cantina Consorzio Produttori Vini di Manduria per poi essere a pranzo dall’azienda Conti Zecca. Nel pomeriggio, dopo aver visitato l’azienda  Tormaresca, assisteranno a un workshop presso l’Hotel Tenuta Moreno. La sera poi è prevista una ricca cena degustazione dove le protagoniste in tavola saranno 9 aziende di vino pugliese, di cui due saranno quelle in rappresentanza della Bat (Tenute Rubino, Cantina Due Palme, Consorzio Produttori Manduria, Conti Zecca, Cantine Polvanera, Spagnoletti Zeuli, Cantina di Leverano, Cantina sociale di San Pancrazio Salentino, Tormaresca) .

La terza fase di Vini italiani in Cina  (20 – 26 maggio) prevede per i buyer cinesi un vero e proprio tour tra le terre regine delle eccellenza enologica italiana: Sicilia, Puglia e Piemonte.

Dopo il successo della seconda fase del progetto, che nel mese di aprile ha visto la partecipazione di 14 giornalisti di altrettante testate cinesi, entusiasti di poter descrivere in Cina le eccellenze del nostro Paese, in tour per l’Italia tra cantine e caseifici, fino ad arrivare alla splendida kermesse del Vinitaly, ora è il turno degli importatori.

Buyer come la compagnia Museo Trading che importa in tutta la Cina vini italiani, la Cofco che distribuisce vino nei propri centri della grande distribuzione organizzata, la Shilin Trading che sta cercando le produzioni di qualità per le proprie enoteche, la Vinotache che importa da tutto il mondo e infine un sito e-commerce la Womai.com.

Gli importatori, nella settimana di missione saranno accompagnati da Silvana La Bella, responsabile del progetto per il Ministero dello Sviluppo Economico, da Francesco Ye, rappresentante di YiShang, sede dell’Enoteca Italiana di Shanghai e da Fabio Carlesi  Segretario Generale di Enoteca Italiana.

“Per entrare nel mercato cinese e mantenere le posizioni nel tempo –sottolinea Pietro Celi, Direttore Generale per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi del Ministero dello Sviluppo Economico -   è essenziale scegliere con cura il canale distributivo e  curare attentamente le  relazioni personali con gli operatori. In  Cina questa è la strada giusta per stabilire un rapporto di fiducia con  partner commerciali e cogliere le opportunità di business, senza rinunciare a controllare promozione e prezzi di vendita del proprio prodotto”.

Il mercato cinese è in continua espansione, grazie alla crescita costante dei consumi, favorita dal governo centrale, e questa tendenza si riflette anche sugli acquisti di vino il cui consumo aumenta a ritmi del 20% annuo, con gli attuali 14 milioni di ettolitri.

Nonostante le incertezze del contesto internazionale, le imprese italiane accrescono le esportazioni dei prodotti tipici del Made in Italy verso i nuovi mercati, soprattutto verso la Cina che offre un nuovo potenziale bacino di consumo grazie alla crescita ed all’affermarsi di una classe benestante. Il bere buon vino d'importazione rappresenta uno status symbol, grazie alla sua  capacità evocativa del bel vivere all’italiana.

Con 4,5 miliardi di euro esportati in tutto il mondo, pari al 20% del totale del nostro export agroalimentare, l’Italia è il secondo esportatore di vino, dopo la Francia, ma in Cina la sua quota è ancora modesta e suscettibile di grande sviluppo, considerando che  oggi la Cina è il primo importatore mondiale per volumi e per valore. I vini di pregio si stanno affermando come indicatore sociale di successo soprattutto presso gli uomini d’affari. Ma c’è spazio anche per i vini con un buon rapporto qualità/prezzo nei quali l’Italia eccelle, specie presso il segmento numericamente più importante formato da consumatori tra i 20 e i 39 anni, che appare il target su cui puntare per garantire uno sviluppo del mercato del vino a lungo termine.

Vini italiani in Cina, presentato il 26 novembre scorso a Pechino con una conferenza stampa ed un wine party con oltre 100 imprenditori e opinion leader, si concluderà  in autunno con  una conferenza stampa, workshop e incontri tra imprenditori italiani e cinesi nell’Auditorium dell’Italian Center di Shanghai.

Gli obiettivi del progetto comprendono un’adeguata e aggiornata comunicazione che racconti come nasce il vino italiano e ciò che c’è intorno, la cultura, i luoghi e la storia coinvolgendo anche le aziende che contribuiscono con passione e orgoglio a mantenere alto il nome del gusto italiano.

Peccato, una bella occasione per far conoscere altre importanti realtà che certamente non sfigurerebbero il confronto con altri blasonati nomi e che renderebbero onore alle antiche tradizioni vitivinicole della provincia Barletta-Andria-Trani.

 

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