domenica 08 giugno 2014 Attualità
“Gli Zito di Andria. Note su di una famiglia contadina originaria di Conversano”

Le origini della famiglia Zito di Andria, uno spaccato di vita e tradizioni popolari

Anche una famiglia umile può scoprire le sue lontane radici genealogiche. Nicola Montepulciano ci racconta la pubblicazione realizzata dall'arch. Vincenzo Zito

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“Gli Zito di Andria. Note su di una famiglia contadina originaria di Conversano”
copertina - “Gli Zito di Andria. Note su di una famiglia contadina originaria di Conversano” © n.c.

Anche una famiglia umile può scoprire le sue lontane radici genealogiche. Di questo è stato fortemente convito l'arch. Vincenzo Zito che ha voluto raccogliere notizie sulla sua famiglia e quindi scriverne un libro. A presentarci questo particolare lavoro è Nicola Montepulciano, amico di Vincenzo e storico ambientalista di Andria.

«Siamo un po’ tutti abituati all’idea che soltanto gli appartenenti alle famiglie della classi dominanti possono avere il privilegio di conoscere la propria storia familiare come si è venuta svolgendo nei secoli. Prendendo ad esempio Andria è facile osservare che sino ad oggi sono state pubblicate storie riferite solo a queste famiglie: dalle notizie a carattere generale pubblicate da N. Antonacci in “Terra e potere in una città rurale del Mezzogiorno. Le èlites di Andria nell’ottocento” (1966), alle storie di singole famiglie che hanno inciso in qualche modo, e talvolta incidono ancora, nella vita sociale ed economica andriese come i Mucci, con la  azienda di confetti, i Liso con la attività nel settore dell’olivicoltura e più recentemente i Porro. Questa idea  è resa evidente da una constatazione: quanti di noi conoscono o hanno notizie dei propri avi che hanno preceduto i nonni? Pochi, pochissimi o forse nessuno. Di tanto in tanto capita di sentire da amici o conoscenti che hanno svolto ricerche sulla storia e la genealogia della loro famiglia. Ma il massimo della ricerca arriva al bisnonno, il quale proveniva da questa o quella località e relativa attività lavorativa. Come pure può capitare di vedere, ben incorniciato, lo stemma araldico della propria famiglia. Vieni poi a sapere che è stato ottenuto da una bancarella in occasione di fiere cittadine. Uno stemma non si nega a nessuno. Questo, tuttavia, starebbe ad indicare che non pochi vorrebbero conoscere le proprie origini ma forse non saprebbero condurre ricerche in questo senso».

«L’architetto Vincenzo Zito, fra notevoli difficoltà, ha condotto a termine la ricerca sulle proprie radici familiari, dimostrando anche che le famiglie di umili origini possono ricostruire la propria storia, scoprire le loro radici. Zito è noto per i suoi originali studi sulla storia dell’architettura andriese. Da solo o in collaborazione con altri studiosi locali e non, è autore di pubblicazioni che riguardano il Santuario della Madonna dei Miracoli e annesso monastero, le vicende relative alla Porta del Castello di Andria,La guerra dei 200 anni” sui beni culturali andriesi distrutti o trafugati nel corso dell’ “800 e del “900 in cui si possono cogliere, a mio parere, indirette ma dure critiche ai politici, agli ingegneri, architetti e religiosi succedutisi , purtroppo, sino ai tempi nostri. Il più recente studio è “ Il castello normanno- svevo di Andria”. In tutte queste ricerche ha sempre portato alla luce dalla polvere degli archivi e biblioteche, aspetti oscuri e inediti della storia di Andria, chiarendoli. In questo modo ha reso più comprensibile, se non piacevole, la lettura della storia della nostra città. Ultimamente, uscendo dal suo tradizionale ambito di studi, ha pubblicato “Gli Zito di Andria. Note su di una famiglia contadina originaria di Conversano”. Il libro, essendo riservato ai membri della famiglia, non è in vendita, ma potrà, comunque, essere letto nelle locali biblioteche.  Con pazienza e tenacia, doti che gli sono amiche, Zito è riuscito a ricostruire la storia della sua famiglia, andando indietro nel tempo per ben tre secoli, sino al 1693, data di nascita dell’avo più antico ritrovato».

«Lo scopo del lavoro, come lo stesso Zito scrive in quarta copertina, è (quello di ) “sottrarre” all’oblio gli antenati  della famiglia, della quale porta il nome, e onorarne la memoria”. L’autore non solo ha individuato date di nascita, di battesimo, di matrimonio e di morte degli antenati, ma ha anche ricostruito l’intero albero genealogico sino agli inizi del XX secolo. Ha mappato, anche, le strade dove, nel corso dei decenni, hanno abitato i vari nuclei della famiglia, ha riportato notizie inedite(non potevano mancare) sulla masseria di Monte Carafa, presso la quale suo nonno per quattro decenni è stato guardiano, offrendo così ulteriori elementi per  una comprensione, sempre più vicina alla completezza, della storia di Andria. Leggendo la sua ricerca si apprende che esisteva una attività, tipicamente femminile, ora scomparsa: la filatrice della lana o del cotone . Questa nota mi ha stimolato a condurre una piccola ricerca. Una mia parente riferisce che in Andria sino agli anni  ’40 del ‘900 si coltivava il cotone. Ricordo benissimo, poi, che sino agli anni ’50 esisteva nella nostra città una fabbrica del tessile denominata “Tessitura Sterlicchio”.  Infine, ha riportato notizie sul significato del cognome e sulla sua diffusione  in ambito regionale e nazionale. L’architetto Zito ha ,dunque, dato una svolta nella maniera di studiare la nostra città: non solo le famiglie delle classi dominanti , alle quali siamo stati abituati, o “gli andriesi illustri”, come scrive Riccardo Loconte e, prima di lui, il D’Urso, ma anche lo studio delle classi popolari, senza la quali nessuna storia sarebbe stata possibile. Storia che ci descrive lo sfruttamento  secolare e sfrenato delle classi più umili, che costringevano loro a condurre una vita stentata, grama per consentire ai tiranni di turno di circondarsi di agi, benessere, onore e gloria con i soldi cavati dal sudore e dal sangue del popolo. Situazioni che -conclude Montepulciano-, portate all’esasperazione, inducevano gli umili a ribellioni e sommosse popolari come più volte si sono verificate anche nella nostra città».


 

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