Con quest'ultimo quantitativo, il totale degli arrivi “agevolati” arriverebbe oltre quota 90mila tonnellate

Olio d’oliva e le importazioni dalla Tunisia, lo sconcerto dei produttori andriesi

Si chiedono controlli stringenti per stroncare sul nascere ogni possibile velleità di truffe e sofisticazioni

Attualità
Andria venerdì 11 marzo 2016
di la Redazione
Olio d'oliva © n.c.

Preoccupazione e sconcerto. Monta la rabbia tra gli olivicoltori andriesi per la decisione assunta dall’Europarlamento per l’accesso temporaneo supplementare sul mercato europeo di olio d'oliva tunisino a dazio zero.

In una delle capitali nazionali dell’olio extra vergine d’oliva di qualità, ricordiamo che nella città di Federico su oltre 13.000 ettari sono coltivate oltre 3 milioni di piante d’olivo,  è palpabile la preoccupazione per questo autentico smacco contro le produzioni tipiche. Il timore è che possa andare perso il lavoro di promozione e di valorizzare del nostro olio extravergine specificatamente ed unicamente prodotto da olive della cultivar “Coratina” dal caratteristico fruttato, amaro e piccante.

I 24 frantoi, di cui tre cooperativi rappresentano un quid insuperabile come valore aggiunto per una produzione tipica mediterranea, ma apprezzata ormai in tutto il mondo. Circa 14 mila tonnellate sono prodotte ad Andria, quasi il 50% della produzione della Bat, del 9% di quella regionale e del 4% di quella nazionale.

In queste ore le Associazioni dei produttori, in testa Coldiretti, Confagricoltura e Cia stanno investendo della grave decisione le istituzioni nazionali.
Proprio Coldiretti h diffuso in queste ore la notizia di attivare delle “staffette dal porto di Monopoli dove arrivano le navi cisterna per ‘scoprire’ dove va a finire l’olio importato”.

La paura e che adesso si possa replicare quello che è accaduto nel passato non tanto remoto, truffe e sofisticazioni a discapito di chi ha fatto della qualità del prodotto, la genuinità del contenuto, l’essenza della propria attività di olivicoltore.
Ancora una volta il settore olivicolo è divenuto merce di scambio, ieri per la pesca nel Canale di Sicilia oggi per interessi sovranazionali.

Da quanto si apprende, sono in arrivo circa 35mila tonnellate extra per il 2016 e altrettante nel 2017, oltre alle 56.700 attuali, che porta il totale degli arrivi “agevolati” annuale oltre quota 90mila tonnellate, secondo Coldiretti «praticamente tutto l’import in Italia dal Paese africano. L’importazione riguarderebbe, tra l’altro, tutti i tipi di olio di oliva tunisino per cui non devono essere rispettati i requisiti ambientali e fitosanitari rigidi cui i prodotti europei devono attenersi, immettendo sul mercato italiano prodotto di discutibile qualità e sicurezza alimentare, oltre a creare una evidente quanto sleale  concorrenza».

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