di
La Redazione
A seguito della precisazione della ASL BAT protagonista di un servizio andato in onda su Striscia la Notizia, e ripreso anche da numerosi quotidiani, in cui si cercava di capire come mai alcune persone bocciate al concorso indetto dalla Asl Bt poi siano state assunte dalla stessa Asl, diamo adesso la parola al legale delle 8 persone risultate idonee al concorso ed in attesa di chiamata.
l'Avv. Ilaria Gadaleta in qualità di esperto di diritto nelle pubbliche amministrazioni, nonché di legale di fiducia degli otto vincitori del concorso, sente la necessità di replicare ad alcune affermazioni che la stessa reputa "errate".
"Innanzitutto, non è corrispondente al vero la circostanza secondo cui il D.M. del 30.1.1998 stabilisce “che coloro che sono in possesso della specializzazione in farmacia ospedaliera possono essere assunti per occupare anche posti di farmacisti territoriali mentre coloro che hanno la specializzazione in farmacia territoriale non possono assumere incarichi in farmacie ospedaliere”.
Difatti, proprio come sostiene la ASL Bat, tale decreto (modificato dal D.M. 18 gennaio 2006) stabilisce i criteri (art. 1) per la valutazione di titoli e specializzazioni, per l’accesso alle posizioni dirigenziali nella sanità, attraverso delle tabelle (rispettivamente A e B). Queste Tabelle - prosegue l'avv. Gadaleta - fanno riferimento a “discipline equipollenti e/o affini”, quindi “materie” -per usare un termine improprio ma chiaro- che possono essere considerate equivalenti e “che vengono utilizzate per verificare il possesso dei requisiti di ammissione ai concorsi banditi”.
Tra le equivalenze, alla tabella A (che il Ministero prescrive all’art. 1 di tenere in considerazione insieme alla tabella B) si legge che all’interno dell’area di farmacia, sono considerati “servizi equipollenti” quello ospedaliero e quello territoriale. Alla Tabella B, poi, laddove si parla di scuole di specializzazione, sempre nell’area farmaceutica, è vero che nel riquadro di farmacia territoriale c’è la farmacia ospedaliera e non viceversa, ma questo per un motivo molto semplice. Non esiste una “disciplina di studio” e relativa scuola di specializzazione in farmacia territoriale … (fonte SIFO, società italiana di farmacia ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie)! Ed è facile capirne il perché: mentre nell’ospedaliero il farmacista è chiamato anche alla preparazione di farmaci in alcuni casi persino sperimentali (si pensi alle terapie oncologiche), il territoriale ha –senza nulla togliere al ruolo comunque fondamentale- un’attività, per così dire, più pratica e meno teorica.
Una cosa è certa, avendo la farmacia ospedaliera e quella territoriale in comune la specializzazione in “farmacia applicata, farmacologia e farmacognistica”, appare evidente che chi partecipa ad un concorso per il territoriale (e quindi deve essere in possesso di tali titoli), può tranquillamente essere considerato idoneo anche per l’ospedaliero.
Il concorso di quegli 8 giovani peraltro non era “per titolo e colloquio”, come sostiene la ASL BAT, ma, come invece prescrive la legge, per titoli e prove d’esame, quindi in linea con quanto la normativa nazionale (D. Lgs. 165/2001 e s.m.i.) dispone. Infatti, senza nemmeno far riferimento alla legge regionale sul blocco delle assunzioni per il patto di stabilità, il legislatore impone una regola imprescindibile: si accede alla Pubblica Amministrazione attraverso un concorso, che porterà alla stipula del contratto a tempo indeterminato e pieno. Tutto il resto delle “forme” (contratti a tempo determinato, avvisi pubblici solo con titoli e colloquio) sono applicabili esclusivamente in casi eccezionali e solo nella misura in cui non è possibile rispettare quanto appena detto.
Pertanto non è credibile pensare che i casi eccezionali si verifichino ogni tre o sei mesi, oramai da anni, ovvero tutte le volte che i contratti a tempo determinato scadono e vanno rinnovati!
Inoltre, la graduatoria di quegli 8, non può, dopo la pubblicazione dell’avviso per soli titoli del 15 settembre 2011, essere considerata “in corso di validità”, come dice la ASL, perché altrimenti non si capisce come mai vengono banditi anche posti (in un numero non precisato) di dirigenti per “farmacia territoriale”, oltre che – guarda caso – per farmacia ospedaliera.
E ci sarebbe anche tanto altro da aggiungere riguardo all’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni, sancito dal maxiemendamento alla legge finanziaria, di assumere da quest’anno esclusivamente attraverso graduatorie preesistenti e sul fatto che le proroghe a tempo determinato sono state fatte fino a marzo 2012, ma questo sarà oggetto di discussione innanzi alle sedi giudiziarie competenti.
Una riflessione, però, a questo punto, è necessaria. E tale riflessione la farò non tanto da avvocato, quanto da cittadina, da donna, da giovane e da mamma.
Il lavoro, come insegna la nostra Costituzione, è strumento di realizzazione di una piena dignità. Per questo particolare lavoro, però, è giusto rispettare le regole. Questi ragazzi lo hanno fatto. Hanno studiato, hanno affrontato il sacrificio, la paura, la stanchezza, lo stress. E ce l’hanno fatta. La nota stonata sta nel fatto che dopo tutto questo ci si aspetta un “lieto fine”. E invece, almeno per il momento, il lieto fine non c’è. La ASL Bat si preoccupa di smentire eventuali ipotesi di “irregolarità”… ma non ha sprecato una sola parola per dare almeno una speranza a chi oggi, dopo tutto questo, non spera più in niente. Nulla viene detto su quei ragazzi, dimenticando che loro siamo noi, che loro potrebbero essere un giorno i nostri figli cresciuti, che loro potrebbero essere, vista la loro indiscussa bravura (avendo superato un regolare concorso), proprio la nostra via di salvezza. Ma sembra che questo non interessi a nessuno. Sarebbe bello se il Direttore Generale Giovanni Gorgoni, offrisse a questi ragazzi per lo meno una risposta, anche solo per mio tramite…
Ma no, aspetta: a me interessa. E avendo fede nella magistratura e nel valore della giustizia (motivo per cui ho scelto questa professione) - conclude l'avv.to Gadaleta - sono disposta ad arrivare in appello, in corte di cassazione e, se necessario, anche davanti al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica, perchè credo che la legge sia lo strumento della giustizia e non la giustizia strumento dell’interpretazione della legge".
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