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Rohingya, 6700 morti in un mese, 730 erano bambini

La strage che nessuno vuol vedere

Attualità
Andria mercoledì 20 dicembre 2017
di Geremia Acri
La donna rifugiata Rohingya, protagonista della video intervista
La donna rifugiata Rohingya, protagonista della video intervista © n.c.

È un massacro infinito quello del popolo Rohingya, con cifre impressionanti. In un solo mese, dal 25 agosto al 24 settembre, sono morti a causa della violenza in Myanmar nello Stato di Rakhine, almeno 6.700 persone, tra cui 730 sono bambini al di sotto dei 5 anni. La maggior parte delle vittime sono state uccise da colpi di arma da fuoco, molte altre bruciate vive nelle proprie case date alle fiamme o picchiate a morte.

E al momento, nei campi del Bangladesh che ospitano i profughi Rohingya, si rischia un’epidemia di difterite letale che ha già causato vittime tra i più piccoli. Sono le ultime due denunce di Medici Senza Frontiere e Save the Children, un’emergenza umanitaria di cui più volte si è occupato, anche, Papa Francesco, nel corso del suo ultimo viaggio apostolico nei due Paesi asiatici, Myanmar e Bangladesh e sulla drammatica questione di questa popolazione, a maggioranza musulmana, è tornato a parlare anche Papa Francesco, dopo il viaggio in Myanmar e Bangladesh.

“Gesù Cristo oggi si chiama rohingya”. Lo ha affermato il Papa incontrando, nei giorni scorsi, 13 gesuiti che svolgono la loro missione nel Bangladesh.

Secondo le stime più prudenti, sui 9 mila decessi accertati, nel 71.7% dei casi la causa del decesso è legata direttamente alla violenza. In un solo mese 6.700 Rohingya hanno perso la vita colpiti da armi da fuoco: 69% dei casi negli adulti e 59% nei bambini, bruciati vivi nelle loro case: 9% negli adulti e 15% nei bambini, per violenti percosse: 5% negli adulti e 7% nei bambini, a causa dell’esplosione di mine: 2% nei bambini.

«Abbiamo incontrato e parlato con i sopravvissuti delle violenze in Myammar e ciò che abbiamo scoperto è sconcertante. È davvero alto il numero di persone che ha riferito di aver perso un componente della famiglia a causa della violenza, a volte nei modi più atroci. Il picco di morti coincide con il lancio delle operazioni da parte delle forze di sicurezza del Myanmar nell'ultima settimana di agosto», ha affermato il Dr. Sidney Wong, direttore medico di MSF.

I dati raccolti da MSF sono il risultato di sei analisi retrospettive sulla mortalità condotte nei primi giorni di novembre in diverse aree dei campi profughi Rohingya a Cox's Bazar in Bangladesh. La popolazione totale coperta dall’analisi è di 608.108 persone; tra loro 503.698 sono fuggite dal Myanmar dopo il 25 agosto.

Il tasso di mortalità totale - tra il 25 agosto e il 24 di settembre – tra la popolazione intervistata è di 8 persone su 10.000 al giorno, che equivale al decesso del 2,26% del campione della popolazione. Applicando questa proporzione alla popolazione totale arrivata in Bangladesh dal 25 agosto nei campi presi in esame dalle ricerche, il numero di Rohingya morti nel primo mese dopo l’inizio del conflitto si attesterebbe tra le 9.425 e le 13.759 persone, includendo almeno 1.000 bambini di età inferiore ai 5 anni.

«Il numero totale dei decessi è probabilmente sottostimato perché MSF non ha condotto indagini in tutti i campi profughi in Bangladesh, oltre a non essere riuscita a intervistare i Rohingya ancora in Myanmar», ha spiegato il Dr. Sidney Wong. Abbiamo sentito parlare di intere famiglie morte nelle loro case a cui era stato dato fuoco”.

Ancora oggi molte persone stanno fuggendo dal Myanmar verso il Bangladesh. Chi riesce ad attraversare il confine racconta di essere stato vittima di violenza nelle ultime settimane», ha aggiunto il Dr. Wong.

«La firma di un accordo per il ritorno dei Rohingya tra i governi di Myanmar e Bangladesh è prematura. I Rohingya non possono essere costretti a ritornare in Myanmar e la loro sicurezza e i loro diritti devono essere garantiti prima che qualsiasi piano di rientro venga preso seriamente in considerazione”, ha rimarcato il direttore medico di MSF.

A monitorare i campi profughi in Bangladesh è anche Save the Children. Lì: “purtroppo le condizioni sanitarie e igieniche sono veramente drammatiche e ci siamo accorti, nei nostri sette presidi sanitari nei campi di sfollati, che ci sono episodi di difterite che purtroppo hanno portato già alla morte di 15 bambini”, spiega Filippo Ungaro, portavoce di Save the Children Italia. Si tratta di una malattia infettiva che “si può passare attraverso colpi di tosse, starnuti, scarsa igiene delle mani e può portare ai decessi nel 10% dei casi. Quindi – ha aggiunto - il rischio di epidemia in questo momento è molto alto”. “Al momento, ha evidenziato il portavoce di Save the Children Italia: “ci sono quasi 650 mila persone Rohingya presenti in Bangladesh” e “in Myanmar, nello Stato del Rakhine, non c’è accesso umanitario.

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