Il racconto di Natale

Natoil jà u pr'sepie

“Caro Gesù, dà la salute a Mamma e Papà, un pò di soldi ai poverelli, porta la pace a tutta la terra, una casetta a chi non ce l’ha e ai cattivi un pò di bontà. E se per me niente ci resta sarà lo stesso una bella festa”

Attualità
Andria domenica 24 dicembre 2017
di Vincenzo D'Avanzo
Natoil jà u pr'sepie
Natoil jà u pr'sepie © n.c.

La past hava iess modd, na ste a fè r poin, disse la mamma alla figlia. Cum’Andunett quel giorno aveva chiesto alla figlia, Sabbell, di preparare l’impasto per le pettole. Era tradizione di famiglia che la vigilia di Natale doveva essere digiuno, spezzato solo da quel cibo povero e semplice: farina, acqua, sale e una patata. La figlia non ne voleva sapere: facioim l panzerott u la fcazz, aveva detto alla mamma, che però aveva insistito: r pettl so chiù pavredd. Quann m spouse egghia fè cherr ca doich ioie, insistè la figlia; i ioie vengh nzunn pu scrscioit, interferì il padre, sulla sedia a rotelle per una caduta dall’albero. Il padre indicò l’esempio della madre che aveva passato tutta la settimana a fè l rmiur: il rumore era il termine azzeccato per indicare quello che accadeva nelle case degli andriesi durante la preparazione dei dolci natalizi: faceva rumore mettere in campo tutti gli attrezzi, faceva rumore l’odore che si diffondeva in casa e non solo, faceva rumore l’assaggio perché ognuno cercava di superarsi e tutti scambiavano le proprie delizie con i parenti e i vicini. E il padre ci teneva che anche i nipoti potessero vivere questo calore familiare.

Per accontentare i genitori la figlia mise da parte quella pasta (la madre aveva detto che avrebbe provato a farne una focaccia) e cominciò tutto daccapo. La madre premurosa si mise a fianco per insegnare alla figlia tutta la procedura. Lessò le patate, le sbucciò, poi le mise in un panno e con un peso le schiacciò per bene, quindi ci aggiunse la farina e un pizzico di lievito. La mamma intanto aveva fatto l’acqua calda sciogliendo in essa un po’ di sale e si accinse a versarla sull’impasto che la figlia stava lavorando. Quindi coprì l’impasto con una coperta. A quel punto la mamma chiese: si fatt la crauc? Sé. Rispose la figlia, stamatoin so fatt r prghirr. Sta scimuneit, replicò la madre, la crauc saup alla past. E spiegò alla figlia che la croce tracciata sulla pasta non era una forma di devozione ma un segno per vedere poi se la pasta era cresciuta: quando scompariva la croce voleva dire che la pasta era pronta.

A quel punto il problema diventarono i due figli piccoli che non capivano la ragione perché bisognava aspettare mezzogiorno: ogni dieci minuti andavano a sollevare la coperta per vedere se la croce era scomparsa, tanto che alla fine la pasta scrscndè (non crebbe e quindi era inutilizzabile). Quando la mamma se ne accorse era troppo tardi anche per impastare di nuovo. Per fortuna era in buoni rapporti p cumà Trsein, la vicina di casa con la quale si scambiava la cortesia in caso di bisogno. Andò a bussare e chiese se anche lei avesse impastato. L’amica sentito il problema si era offerto di passarle un piatto d pettle a mezzogiorno. Ma cum’Andunett disse: naun, regghia froisc ioie: avà mnoie u zoit d figghm, i la uagnedd hava fè avdaie ca r soip fè. Allora si accordarono che a mezzogiorno quando l’amica si accingeva a friggere avrebbe preso un pezzo di impasto e lo avrebbe portato ben avvolto nella coperta. E così fu risolto il problema del mezzogiorno, con l’aggiunta d nu rzziul di vino rosso. Il fidanzato si complimentò con la fidanzata quando seppe che aveva fatto tutto lei, anche se poi ebbe una infelice uscita: cherr d mamm so chiù meggh pcchè mett l’aloic mmezz. Cum’Andunett non gradì l’affronto e replicò acida: p r’aloic so saloit i adda scioie semb vvenne. Furono i bambini a tirare tutti dall’imbarazzo che si stava creando con la pretesa di recitare subito la poesia di Natale. Allora la discussione si spostò sulla opportunità di recitare o meno la poesia, alla fine si convenne che la regola fissava per l’indomani questo rito e i bambini furono costretti a ripiegare il foglio e conservarlo per l’indomani.

Le feste, se non gestite con la dovuta attenzione, possono creare situazioni imbarazzanti. Il fidanzato per la sera aveva preso due capitoni e per stupire li aveva portati vivi. All’inizio fu una festa perché i pesci finirono in una vaschetta piena d’acqua e i bambini si divertirono a stuzzicarli. Il problema sorse quando si dovevano uccidere: i bambini erano contrari a privarsi di un inedito giocattolo, la mamma di lei non aveva il coraggio, il padre odiava i pesci, il fidanzato non ne voleva sapere. Alla fine si convenne di aspettare l’arrivo dei genitori di lui per l’incombenza. Appena questi arrivarono si trovarono subito di fronte al problema: fu il padre di lui a prendere l’accetta e tagliare in due i pesci. Il resto lo fecero le due mamme che, mentre tagliavano e pulivano il pesce si avviarono su una pericolosa discussione: lo facciamo fritto o lo arrostiamo? La discussione si allargò a tutti i presenti: fritto è più saporito, arrostito è più magro. Si avvicinava l’ora della cena e nessuno era disposto a cedere quando suonano alla porta: vanno ad aprire, era il fidanzato che era uscito a comprare le rape: so aggroit tott Andrie, r cmdroip nan staun. Bugiardo, non le aveva cercate perché a lui non piacevano e voleva nascondere la magagna. Qui il padre di lui ebbe una genialata: il capitone lo facciamo al sugo. Tutti applaudirono alla trovata, ma non si erano spenti gli applausi che sorse l’ennesimo dubbio: ià la vsciglie nan s put mangè u siuc. In realtà il precetto parla di carne. Ma il popolino non è fatto per le sottigliezze.

La mamma di lei voleva che si interpellasse il parroco, anche perché in caso di peccato non c’era tempo per confessarlo e quindi si rischiava di saltare la comunione alla messa solenne. Ma il parroco abitava lontano e quindi non era possibile consultarlo. A togliere le castagne dal fuoco fu ancora uno dei due bimbi, che non capiva tutte ste discussioni per mangiare: la maestra del catechismo. Sé, disse la mamma, sndoim a Pppnell, la bzzouc. Questa abitava vicino e il padre della sposa si offrì di andarla a consultare. La moglie subito intervenne: addià vè tiue, c t vedn crrobb hanna doic l crstioin. E andò lei. Quando bussò ci mise del tempo la bzzouc per andare ad aprire. Aperta la porta la mamma entra e si rende conto che la vecchietta è sola e stava per sedersi alla tavola sulla quale troneggiava un piatto con del pane e un profumo di aglio.

Crrò t si prparoit? Chiese.

Egghi’arrstiut sott’alla cern colchi spcdd (spicchio) d’aggh mou mett nu picc d’acioit e na craucia d’uggh i voit crrò m mang.

La signora rimase colpita dalla serenità della vecchietta e soprattutto dallo squallore di quella cena solitaria alla vigilia di una grande festa. Senza pensarci due volte, dimenticando il motivo della sua visita, chiese alla vecchietta se voleva andare a casa sua. Inutilmente la vecchietta tentò di schernirsi, ma Andunett la sollevò a forza dalla sedia, la coprì con u faclttoun, le diede il fazzoletto per la testa e la aiutò a chiudere la casa. A braccetto rientrò in casa e la signora ebbe una idea spiritosa: ha ditt Pppnell ca c bndoic iedd u siuc s put mangè. La vecchietta guardò la padrona di casa che le fece cenno di stare zitta. Nel frattempo Sabbell e la suocera avevano risolto il problema cucinando il pesce nel pomodoro per cui il rischio di peccato era svanito e Pppnell non saprà mai il motivo della visita della signora alla casa, contenta di passare la vigilia con persone amiche. Anche tutti i presenti furono contenti per l’opera di bene che si accingevano a compiere e lo dimostrarono all’inizio della cena quando la bzzouc si alzò per la preghiera e tutti si alzarono in piedi per recitarla insieme.

Alla fine della cena i bambini circondarono la bzzouc chiedendole di raccontare una storia. Lei ben presto aderì alla richiesta e raccontò: la settimana di Natale il marito doveva andare in campagna e disse alla moglie: prpoir diue przzidd p Natoil. La moglie disse sì. Appena andò via il marito prese tutto l’occorrente e fece l przzdd. Appena pronti cominciò ad affacciarsi alla finestra e quando vedeva un uomo fermo nelle vicinanze chiedeva: sgnrei si Natoil? E tutti rispondevano di no, fino a quando non capitò un giovane sveglio: quando le signora gli chiese se era lui Natale rispose di no, ma poi riflettendo gli venne la curiosità di capire il perché di simile domanda. Fece il giro dell’isolato e si fermò di nuovo davanti alla casa della signora che di nuovo gli fa la stessa domanda alla quale rispose subito si. Aspitt disse contenta la signora che andò in casa prese la scatola nella quale aveva messo l przzidd e la diede al finto Natoil, che contento si portò i dolci a casa. Rientrato il marito le chiese; si fatt l przzidd?, Soin rispose la moglie. M l fè assaprè, chiese il marito. Né, ha passoit Natoil i l so doit. Il marito arrabbiato la tavlscè bella bell.

Tutti risero della ingenuità di questa signora, allora molto diffusa perché pochi andavano a scuola. Il fidanzato però commentò: nan s daun r mazzoit a r fimmn. Sorrise la fidanzata mentre il padre si avvicinò all’orecchio della moglie sussurrando: nan m poir bunn bunn u uagnaun. La moglie gli diede una gomitata per farlo stare zitto. La vecchietta allora riprese: tutto quello che facciamo prima o poi ci ritorna. L’uomo e la donna erano nella casa del Signore che aveva dato loro un regolamento. Fu la donna a portare la mela all’uomo invitandolo a mangiare. Adamo cercò di rifiutare dicendo che il padrone non voleva, ma Eva insistè: mang, tand nan t vait. Il padrone invece vide e li cacciò. Fu da allora che l’uomo quando può mena alla donna per vendicarsi della brutta figura fatta con il padrone. Quando però il padrone si accorse che l’uomo menava troppo mandò il Figlio a fermare questa violenza. E quando il Figlio vide gli uomini con le pietre contro una povera peccatrice, prima scrisse una nuova regola per terra e poi li fece arrossire dicendo che il peccato è personale e nessuno può incolpare gli altri. Il bambino più piccolo chiese: ma che cosa scrisse per terra il figlio del Padrone? Una cosa semplice, rispose la vecchietta: scrisse che tutte le donne si chiamano Maria. E Maria era sua madre. Tutti capirono che le donne sono le mamme del mondo e la mamma non si tocca. Il padre di Isabella a quel punto disse: cià scpiut in gill mbacch l vein (boomerang).

Intanto si era fatto tardi ed era giunto il momento di mettere il bambinello nel presepe che ogni anno si preparava nel salotto. Si organizza la piccola processione e quando entrarono nel salotto il padre non vide il presepe ma un albero di Natale pieno zeppo di luci colorate e sotto un piccolo asinello e un piccolo bue tra i quali un po’ di paglia aspettava il bambinello. Il padre ne fu contrariato ma non disse niente. Cantato tu scendi dalle stelle si scambiarono gli auguri.

Contenti i bambini invitarono la signorina del catechismo anche per il giorno dopo, nonostante a Natale la tavolata sarebbe stata più numerosa perché si sarebbero aggiunti i fratelli sposati del padre avendo stabilito che a capodanno sarebbero stati ospiti i fratelli della madre in quanto quel periodo festivo offriva l’occasione per conoscere la famiglia du zuit d Sabbell. Dopo una qualche resistenza anche Pppnell accettò l’invito, felice di passare il natale in compagnia. A quei tempi infatti vivo era il sentimento della famiglia che si riuniva soprattutto nelle giornate di festa e si riunivano in casa perché la familiarità si manifestava non solo nella mangiata in compagnia (magari come oggi al ristorante) ma nella confusione che si creava in casa per la preparazione del pranzo. In casa poi si rimaneva a giocare fino alla sera tardi ed essendo tutti familiari lo scherzo diventava un arricchimento della festa. Rimasti soli il padre chiama la moglie e la figlia: cos’è questa novità. Da sempre abbiamo fatto il presepe. Poi tutte ste luci non mi piacciono, il bambinello non si vede. Domani mattina voglio il presepe. E in silenzio andò a letto. La figlia non dormì quella notte, riprese gli scatoloni dalla cantina e improvvisò il presepe. Il padre la mattina dopo lo guardò soddisfatto, poi, ringraziando la figlia disse: Natoil jà u Prsepie, chss’arv frstirr nan m pioic. La figlia promise che non lo avrebbe dimenticato. Contenti tutti andarono presto a messa per essere liberi poi di dedicarsi alla preparazione delle cibarie varie, dopo aver cacciato gli uomini, che potevano essere di intralcio. Sono petulanti gli uomini quando la moglie è indaffarata. Rimaste sole le donne potevano lavorare meglio e nel contempo dare libero sfogo alla lingua spettegolando a destra e a manca.

Al rientro degli uomini tutto era pronto per il pranzo. La bzzouc fu messa a capotavola e toccò a lei intonare la preghiera, che fu alquanto breve per non prolungare l’attesa, essendo la casa avvolta dai profumi più vari. Ma la brevità della preghiera non servì molto perché cominciarono a salire sulle sedie i bambini per la recita delle poesie imparate a scuola.

“Caro Gesù, dà la salute a Mamma e Papà, un pò di soldi ai poverelli, porta la pace a tutta la terra, una casetta a chi non ce l’ha e ai cattivi un pò di bontà. E se per me niente ci resta sarà lo stesso una bella festa”.

Alla fine di ogni poesia tutti gli adulti davano ai piccoli qualche soldo. Solo Pppnell non diede niente ma alla fine si uscì dal grembiule un bel pacchetto di immaginette di Gesù bambino e le distribuì a tutti. Ognuno baciò la sua immaginetta. Il padrone di casa prese l’immaginetta e se la mise nel risvolto del cappello: chessa fest m l’egghia rcrdè. E finalmente il pranzo ebbe inizio.

En Cristo è nata nova creatura,
spogliato l vecchio om, fatto novello.

Jacopone da Todi

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