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Italia paese vietato ai minori. 1 bambino su 10 vive in povertà assoluta

L’Italia se vuole bene a se stessa e al suo futuro deve ripartire proprio dai bambini, preoccuparsi della loro crescita e della loro educazione. Solo un'adeguata istruzione e formazione aiuta a uscire dai margini

Attualità
Andria mercoledì 16 maggio 2018
di Geremia Acri
Bambini e povertà
Bambini e povertà © n.c.

L’Italia preferisce avere l’uovo oggi alla gallina domani pur sapendo, che questa dinamica è controproducente.Perché contenere la povertà con misure finanziarie a tampone senza investire sul futuro dei nostri bambini è capace di creare dati vertiginosi e allarmanti come dimostra il rapporto di Save the Children: "Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia".

L’Italia se vuole bene a se stessa e al suo futuro deve ripartire proprio dai bambini, preoccuparsi della loro crescita e della loro educazione. Solo un'adeguata istruzione e formazione aiuta a uscire dai margini.

«L'Italia è un Paese vietato ai minori- ha affermato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children nel presentare il rapporto: - dove assistiamo all'abbandono e al degrado in cui versano tantissimi spazi pubblici, che invece potrebbero fare la differenza ed essere utilizzati dai bambini e dai ragazzi che vivono in contesti svantaggiati per svolgere attività sportive, artistiche e culturali. Dobbiamo fare di tutto per restituire ai minori questi luoghi e per incentivare la loro capacità di resilienza per spezzare così finalmente il circolo vizioso della povertà».

Una consistente pezzo d'Italia è in gravissime difficoltà economiche, con un effetto domino sui minori che vivono in quelle famiglie. Un milione e trecentomila bambini e ragazzi infatti vivono in povertà assoluta. Una quota altissima, il 12,5% del totale.

Nel rapporto di Save the Children c'è un'Italia povera, ma anche una gioventù sedentaria, un Paese dai tanti luoghi abbandonati e inutilizzati mentre i suoi ragazzi non dispongono di spazi adatti ad attività educative o sportive. Oltre la metà dei giovani infatti non legge, il 40% non fa sport di alcun tipo e quasi 1 su 3 non usa internet. Quasi nove famiglie su dieci non possono permettersi di iscrivere i bambini agli asili nido. Ma soprattutto la maggior parte dei ragazzi non riesce a emanciparsi dalle condizioni di disagio della propria famiglia. Questi ragazzi, infatti, hanno quasi cinque volte in più la probabilità di non superare il livello minimo di competenze

Ma secondo il rapporto, diffuso in occasione del lancio della campagna "Illuminiamo il Futuro per il contrasto alla povertà educativa", c'è anche una "Italia della resilienza": esistono casi in cui i minori riescono a raggiungere ottimi livelli di apprendimento, nonostante le condizioni economiche del proprio nucleo familiare. Una quota ancora in minoranza, intorno al 26% del totale, ma la cui crescita può essere favorita soprattutto dalle scuole: un'offerta formativa ricca di attività extracurriculari, un istituto con infrastrutture adeguate, insegnanti che favoriscono la nascita di relazioni positive con i propri studenti sono tutti elementi che, secondo uno studio inedito allegato al rapporto di Save the Children, aiutano i ragazzi a emanciparsi.

Al contrario, dispersione scolastica, alta criminalità e disoccupazione giovanile sviliscono pesantemente la capacità dei minori di sviluppare percorsi di resilienza. Per questo motivo l'associazione sottolinea l'importanza di investimenti sulle comunità che stanno intorno al bambino e lo accompagnano verso l'età adulta.

Campania, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise occupano i primi cinque posti della triste graduatoria della povertà educativa in Italia, secondo il nuovo indice di povertà educativa (IPE) elaborato da Save the Children. Emblematico, in queste zone, il dato relativo all'abbandono precoce degli studi: se infatti l'Italia, con il 14%, raggiunge una delle percentuali più alte in Europa, in queste regioni i dati sono ancora più preoccupanti. In Sicilia il 23,5% degli studenti non completa il proprio percorso scolastico, in Sardegna e in Campania poco più del 18,1% in Puglia 16,1% abbandona gli studi.

Le regioni più virtuose sono invece Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna: sono queste le aree che offrono maggiori opportunità educative.

Riguardo al problema minori ed emergenza educativa l’Italia deve chiedersi qual è il suo avvenire. La politica oppure il sistema finanziario possono fare ben poco a riguardo, c’è qualcosa di più profondo da specificare. I responsabili istituzionali devono avere un sussulto di coscienza e mutare i loro interessi di potere in responsabilità civile. L’Italia se vuole salvarsi e salvare milioni di bambini deveinvestire con programmi educativi inclusivi, chiedendo maggiore supporto alle agenzie educative e far funzionare infrastrutture abbandonate, confiscate e senza agibilità. Solo così un nuovo inizio ci potrà essere.

Il Rapporto completo: Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia

https://www.savethechildren.it/sites/default/files/files/uploads/pubblicazioni/nuotare-contro-corrente-poverta-educativa-e-resilienza-italia.pdf

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