«Intitoliamo questa piazza oggi, ricordiamo i nostri figli, ma dove sono i responsabili di questo immane sacrificio?»

2 anni dal 12 luglio:«Tutto questo per la superficialità e l’arrivismo di uomini assetati di potere»

Scoperta questa sera la targa alla presenza dei genitori delle vittime. Dure e vere le parole della mamma di Rossella Bruni: «Un genitore non può vivere in diretta la morte del proprio figlio: è inumano e innaturale»

Cronaca
Andria giovedì 12 luglio 2018
di La Redazione
Scoperta la targa alla presenza dei genitori delle vittime del 12 luglio 2016
Scoperta la targa alla presenza dei genitori delle vittime del 12 luglio 2016 © AndriaLive

Scoperta questa sera, nel corso di una cerimonia che ha visto la presenza di numerosi referenti istituzionali, dal governatore Emiliano ai Sindaci di Andria e Barletta, e di mons. Mansi che ha letto una preghiera scritta per l'occasione, la targa commemorativa delle 23 vittime del disastro ferroviario del 12 luglio 2016 presso la stazione di Andria. Tante, anche in questa occasione, le parole in onore degli innocenti che sono volati via troppo presto e l'attesa per il processo che si aprirà tra pochi giorni.

Ma è stata la lettera della mamma di Rossella Bruni, tra le vittime più giovani del disastro, a dare voce ai pensieri che tutti noi coviamo nel cuore, pur se non con il dolore di un genitore:

«A due anni dall’immane tragedia nulla è cambiato per i nostri cuori spezzati, nulla è metabolizzato o accettato, nessuna rassegnazione o ritorno alla vita, ma solo famiglie distrutte e spezzate per sempre. Noi sopravviviamo appena, in qualche modo andiamo avanti, perché tutti ci dicono che la vita continua. Tutto questo grazie alla superficialità e all’arrivismo di uomini assetati di potere.

La nostra vita è cambiata inesorabilmente e ogni sorriso nasconde una lacrima, sempre in agguato a rigare i nostri volti. Visi inespressivi ormai, i nostri, che tengono chiuso nel cuore il più grande è inumano dei dolori, perché un genitore non può vivere in diretta la morte del proprio figlio: è inumano e innaturale, e a due anni di distanza, mentre nessuna ferita si rimargina, ci scontriamo con chi ha già dimenticato.

La morte dei nostri cari resta solo un albero da piantare, una piazza da intitolare, resta la goccia di commozione del momento nell’immenso mare di distrazione e superficialità. Giusto, la vita funziona così, a ognuno il suo, e il nostro è veramente un dolore più grande di noi, che solo chi ha vissuto può condividere. Il resto sono solo belle parole. Siamo consapevoli di tutto ciò, e questa lama trafigge ulteriormente il nostro cuore spezzato.

Intitoliamo questa piazza oggi, ricordiamo i nostri figli, ma dove sono i responsabili di questo immane sacrificio? Li vedete al nostro fianco a condividere questo momento insopportabilmente straziante? Forse sono nelle loro case, a vivere la loro normalità e la loro fame di potere: è toccato a noi offrire i nostri figli come vittime sacrificali per la sicurezza degli altri.

A chi mi ha chiesto un fioretto durante il periodo quaresimale, ho risposto che ho già offerto la vita di mia figlia per la sicurezza della vita degli altri, non credete che sia troppo per una mamma? Da mamme normali siamo mamme eroiche, che continuiamo a costruire ogni giorno la nostra faticosa rinascita e un senso non lo troviamo perché un senso non esiste. Passeremo davanti a questa stazione, leggeremo i nostri nomi come titoli di coda di un film: peccato che trattasi del film delle nostre vite spezzate!

Voglio ricordare Rossella e i suoi sogni infranti, la giovane scrittrice che con la forza della parola ha ammaliato chiunque l’abbia incontrata, la giovane filosofa innamorata della terra e della vita, la semplice e saggia giovane donna che ha creduto nella possibilità di cambiare il mondo: siate voi la nostra forza, piccoli angeli sorridenti, e che il vostro sacrificio possa fare luce sulle coscienze di chi una coscienza non ce l’ha. La giustizia farà il suo corso, ma a giustizia fatta potremo mai avere una nuova ragione di vita?»

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