L'intervista

“Miseria & Nobiltà”, il nuovo capolavoro per la regia di Michele Sinisi

«Ho sempre fatto teatro con quello che ho. Diciamo che mi sono abituato anche a non chiedere di più: le scene, le parole, le luci e gli oggetti li ho trovati al momento»

Cultura
Andria giovedì 03 dicembre 2015
di Sabino Liso
"Miseria & Nobiltà" durante le prove dello spettacolo
"Miseria & Nobiltà" durante le prove dello spettacolo © n.c.

Dopo il successo del “Riccardo III”, Michele Sinisi e Francesco Asselta tornano sulla scena teatrale con un’opera che racchiude un’idea intellettualistica e un aspetto puramente popolare. Stiamo parlando di Miseria & Nobiltà, il testo di Eduardo Scarpetta del 1888, a cui i due autori hanno lavorato; uno degli spartiti teatrali più affascinanti che un attore possa incontrare. È una storia conosciutissima, se ne anticipano battute in sala; è altresì un dramma che sta contemporaneamente dentro e fuori la scena, dentro e fuori dal personaggio. Della nuova produzione firmata Elsinor/Centro di “Produzione Teatrale” abbiamo parlato con il regista Michele Sinisi.

Ancora oggi ha senso portare in scena un classico sul divario sociale?
All'inizio mi interessava indagare sull'archetipo teatrale di questa farsa e chiesi ad Asselta (con cui sto scrivento testo scenico) di accompagnarmi in questo viaggio. S'è partiti dall'assunto che quella farsa s'era evoluta da quel lontano 1888 diventando un film (con Totò), per poi oggi essere presente sui muri urbani come stancil, sulle magliette (l'immagine di Totò che mette gli spaghetti in tasca). Miseria e Nobiltà è anche alcune frasi come "Vincenz m'è padre a me", "funicolare senza corrente", "desiti"... e così via. Quel testo è presente nel contemporaneo anche a pezzi, o principalmente così. Non tutti conoscono la storia vera di quella farsa, si ricordano i passaggi più famosi di un titolo che si racconta nel nostro immaginario attraverso frammenti verbali ed immagini, colori e accenti. La famosa lettera scritta da Totò non esiste nel testo teatrale ma è la prima violenza fatta all'originale del 1888.

In questi giorni, è venuto a mancare Luca De Filippo e dalla rete s'è recuperato un video in cui Eduardo, in occasione di una sua regia su Miseria e Nobiltà, presentava a sipario chiuso suo figlio Luca che debuttava in teatro a 7 anni, in quel lontano 1954 (per la ripresa televisisva della farsa), nel ruolo di Peppiniello. Bene, questo video non appartiene all'originale ma è un ulteriore traccia di quella memoria. Una memoria ch'è molto più vasta di un testo teatrale, è la memoria del teatro, del fare teatro, dell'andare a teatro. E questo ricordo si perde nella prima volta di ciascuno di noi e sul diventare poi esperienza in bilico tra sogno e ricordo, nel tempo imperfetto. La Miseria contrapposta alla Nobiltà riguarda la condizione dell'anima e il teatro che con le sue possibilità emotive riesce a veicolare al presente attraverso il rito partecipato, attivo tra pubblico e attori.

Quali sono gli elementi su cui si fonda il rifacimento? Il testo è stato riadattato con un taglio più moderno?
Il taglio moderno, contemporaneo, è dato dalla lettura del testo (e del suo lungo percorso culturale), attraverso l'indagine di un codice espressivo che sulla scena vorrebbe riassumere quello che ci riguarda nella vita quotidiana. Inoltre, con la complicità dello scenografo Biancalani, tutti gli oggetti e le scene sono elementi presenti per la loro matericità e le proprie funzionalità basiche, Lì dove ci si dovesse sorprendere a vedere la scena sarà perchè ogni accadimento sarà semplice e svelato al pubblico continuamente nella propria costruzione, nel suo divenire.

Sui social scrivi «Ho sempre fatto teatro con quello che ho. Diciamo che mi sono abituato anche a non chiedere di più: le scene, le parole, le luci e gli oggetti li ho trovati al momento e, usandoli, da provvisori hanno sempre finito per diventare definitivi, quelli giusti. Non pretendo che uno spettacolo sia esatto ma mi piacerebbe che fosse vero. Bastano le persone con la loro umanità». Altro da aggiungere?

Ogni percorso di allestimento racconta una storia a sé, il linguaggio che si adopera è sempre l'incontro a metà strada tra il mondo esterno e il tuo rapporto con esso. Resta però sempre l'amore per le persone, l'attore, il ruolo e la storia respirano sempre tra le emozioni delle viste vissute dalle persone che ti accompagnano. A cominciare da Asselta che s'è fatto complice di quest'altro capriccio dopo Riccardo III.

Perché il debutto il 15 dicembre a Milano al teatro Sala Fontana?
La produzione è dello stesso Teatro in cui debuttiamo che, dopo la fine del percorso di compagnia, ho incontrato per questo progetto. In ogni caso, non è una novità, Milano rappresenta un po' un'eccellenza in fatto di apertura e meritocrazia.

Uno spettacolo molto poco natalizio, anche se a lieto fine. L’obiettivo è solo far riflettere o smuovere le coscienze a dieci giorni dalla festa più "buona" dell’anno?
La funzionalità del periodo è data dalla struttura festiva che lo riguarda particolarmente nella sua seconda parte.

Arriverà anche ad Andria questo spettacolo? E se sì, in quale teatro?
Ad Andria? C'è un teatro che programma una stagione teatrale? Se sì, ci si potrebbe fare un pensiero. Credo ci fosse prima una compagnia che produceva e gestiva uno spazio, finito il suo percorso credo non sia rimasto niente di strutturato. Resiste il Festival e spero ancora per tempo.

Progetti futuri…
A breve saranno prese decisioni che contemporaneamente mi consentiranno di mantenere i miei impegni da attore, quale principalmente mi piace essere.

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