È la storia di una bambina poi ragazza e poi donna, costretta ad abbandonare la sua terra natale insieme al marito e figlia neonata, quando l’Armata rossa interviene in Ungheria per sedare le rivolte popolari per rifugiarsi in Svi

​Visioni” presenta “Lingua Matrigna”

Lo spettacolo gratuito il 6 Marzo 2018 – ore 20.30 con sipario ore 21 - presso l’auditorium Mons. Di Donna

Cultura
Andria venerdì 02 marzo 2018
di La Redazione
la locandina dell'evento
la locandina dell'evento © n.c.

Si terrà Martedì 6 Marzo 2018, alle ore 20.30 con sipario alle 21, “Lingua Matrigna”: il secondo spettacolo della mini rassegna teatrale “Visioni” promossa dalla Comunità MigrantesLiberi e dalla Diocesi di Andria.

Una rassegna voluta per parlare di cultura dell’accoglienza e non solo di migrazioni. Una rassegna i cui spettacoli sono gratuiti con obbligo di prenotazione al 320.4799462.

«Proseguono i nostri appuntamenti culturali nella convinzione che le storie legate agli spettacolo proposti sul palco dell’auditorium Mons. Di Donna possono invogliare gli spettatori a guardare oltre l’apparenza, a volgere lo sguardo verso quelle visioni – commenta don Geremia Acri - che ti invitano ad attraversare il dolore degli altri, e non per costruirci un monumento il loro onore ma per costruire un’idea lucida sul concetto dell’integrazione sociale e, ancor prima, culturale».

Lingua Matrigna, della Compagnia del Sole, con Patrizia Labianca perla regia di Marinella Anaclerio, è una storia di integrazione.

Agota Kristof è nata in Ungheria nel 1935. Il padre è un insegnante, l’unico insegnante del suo piccolo paese. A 14 anni entra in collegio. Nel 1956 lascia clandestinamente l’Ungheria. È la storia di una bambina poi ragazza e poi donna, costretta ad abbandonare la sua terra natale insieme al marito e figlia neonata, quando l’Armata rossa interviene in Ungheria per sedare le rivolte popolari per rifugiarsi in Svizzera. Sfida il freddo, la povertà, la sofferenza, la fame, la solitudine e la mancanza di qualcosa che in una situazione come quella dell’autrice, potrebbe essere considerata secondaria, invece non lo è affatto: la conoscenza della lingua. Con la perdita della Madre Patria, si diventa orfani della Madre Lingua.

La Nostra Analfabeta, oramai premio Nobel, parla al pubblico per ricordarsi quanta strada ha percorso prima di avere la gratificazione di vedere le proprie opere tradotte da altri in tutto il mondo. Per ricordare ed incoraggiare quanti come lei, orfani di Terra e di Lingua devono ricominciare in età adulta con l’alfabeto della Lingua Matrigna. Come sopravvivere senza disintegrarsi ma integrandosi? Ed proprio lo Scrivere che, in esilio, diventa il suo mezzo per navigare nelle acque sconosciute di una nuova cultura, il suo modo per sopportare gli anni tanto odiati, quelli in una fabbrica di orologi dove sente soltanto il ritmo delle macchine e a quel ritmo deve adeguarsi. E decide di farlo proprio nella lingua francese, che così tanto prima aveva detestato: leggere e scrivere è, per lei, “una malattia”, un bisogno impellente. «Questa lingua, il francese, non l’ho scelta io. Mi è stata imposta dal caso, dalle circostanze. So che non riuscirò mai a scrivere come scrivono gli scrittori francesi di nascita. Ma scriverò come meglio potrò. È una sfida. La sfida di un Analfabeta».

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