Il racconto della domenica

La donna e il crocifisso. Che dici a una mamma che non sa dove è finito un figlio?

Se non salviamo gli "Abele" ci saranno sempre mamme al mondo che piangeranno i figli perduti

Cultura
Andria domenica 22 luglio 2018
di Vincenzo D'Avanzo
la donna e il crocifisso
la donna e il crocifisso © n.c.

L'autore e la redazione dedicano il racconto - già programmato, prima che si verificassero i noti fatti di cronaca che hanno caratterizzato la giornata di ieri - a tutte le persone che con il Crocifisso parlano e ai suoi piedi pregano.


La signora ogni mattina era puntuale all’appuntamento: entrava quasi furtivamente in Cattedrale quando sapeva di non trovare nessuno. Si inginocchiava davanti al Crocifisso muovendo impercettibilmente le labbra. Nessuno conoscerà mai le parole di quella preghiera. Poi si sedeva con il volto verso l’alto quasi a incontrare il volto del Cristo rivolto verso il basso. Lei guardava immobile, Lui guardava apparentemente inerte ma sicuramente un dialogo appassionante univa divinità e umanità attraverso i rispettivi cuori.

Era bello quel Crocifisso nella nuda maestosità del corpo sofferente, rigido a sostenere una testa piegata dal peso della corona di spine in contrasto con il corpo avvizzito della donna incapace di sostenere un viso che un giorno doveva essere bello come quello di tutte le mamme ma che ora era segnato da tante rughe quasi a indicare i rivoli di lacrime versate. La testa del Cristo era quanto di meglio l’arte di un uomo potesse esprimere. Da qualunque angolatura lo guardi sembra che lui stia lì solo per te: un volto che parla. Un volto che guarda, che scruta nel profondo. Anche quello della donna aveva i lineamenti della bellezza: te ne accorgevi le rare volte che a dominare fosse il suo sorriso e non le rughe. Anche la donna non aveva bisogno di parlare, bastavano i suoi occhi tristi e perennemente umidi per comunicare.

Un canonico conosceva la donna, ma quando la vedeva non se la sentiva di avvicinarla. La trovava così assorta che disturbarla sarebbe stato come infrangere un sogno. Il sacerdote immaginava anche la ragione per cui quella donna era lì, ma lui non riusciva a trovare le parole da dirle, anche perché non sarebbero state migliori di quelle che quel volto reclinato dall’alto della Croce poteva suggerirle nel cuore. Il figlio era partito per la Germania come emigrante ma da quando era salito sul treno non aveva dato più notizie di se. Avere la certezza che fosse morto sarebbe stata una consolazione sia pure assurda. Che dici a una mamma che non sa dove è finito un figlio? Chiedetelo a tutte le mamme del mondo che sono nelle stesse condizioni qualunque sia il colore della pelle cosa si prova e poi cercate le parole giuste. Scoprirete il senso del silenzio.

Un giorno però la donna si trattenne molto più a lungo tanto che il sacrista doveva chiudere la chiesa. Anche lui non se la sentì di scuoterla dal torpore che l’avvolgeva. Si sedette in fondo alla chiesa disposto a pazientare. Per fortuna sopraggiunse il canonico che questa volta decise di avvicinarsi alla donna. Si sedette al fianco cercando le parole giuste ma la donna lo precedette: aveva in mano una foto del figlio, la mostrò e disse: dì la verità, si assomigliano? Il sacerdote colto di sorpresa prese la foto, la guardò, alzò gli occhi verso il Cristo e convenne anche lui che tra i due volti c’era una forte rassomiglianza. E il sacerdote ricordò che il vescovo Lanave sosteneva che quel Crocifisso era stato realizzato sicuramente da mano andriese all’epoca dei Del Balzo e di conseguenza aveva avuto come modello un giovane andriese del tempo. Per un attimo si trovò a pensare che il figlio della signora potesse essere un discendente di quell’antico modello, ma quando aprì la bocca si fece sfuggire la più banale quanto veritiera espressione: tutti gli uomini assomigliano a Cristo. La donna non aveva studiato, di religione ricordava appena qualche rudimento del catechismo ma grazie all’intenso dialogo che ogni giorno aveva con il Crocifisso lo corresse: no, padre, tutti gli uomini sono Gesù e mio figlio ancora di più.

Il prete rimase turbato, tornato a casa non mangiò quel giorno, la lezione di quella donna ignorante lo aveva colpito nel profondo. Gli venne in mente che spesso sono gli umili a portare la verità. Anche la piccola Bernadette non era andata a scuola, ma la Madonna si servì di lei per comunicare al mondo la grande verità del suo immacolato concepimento. Fosse apparsa a un letterato sarebbe stata subissata di domande: la Bernadette fu invece il megafono fedele. Il prete sapeva che tutti gli uomini sono figli di Dio, ma abituato a ripeterlo la frase non lo emozionava più. Quel giorno fu come se avesse ricevuto una scudisciata.

Il giorno dopo il sacerdote andò a trovare don Riccardo Zingaro perché si attivasse nella ricerca del figlio della signora. Per la verità entrambi se ne erano già occupati senza risultato. Infatti Don Riccardo apri le braccia sconsolato: che altro possiamo fare! Il ragazzo si era rivolto alla Comunità Braccianti per partire per la Germania, ma il medico alla visita ne sconsigliò la partenza. Il ragazzo tuttavia piuttosto che morire di fame in patria non desistette e dicendo alla mamma che partiva con i viaggi organizzati in realtà partì da solo e da quel momento di lui si son perse le tracce. Inutilmente i consolati italiani e le diocesi tedesche erano state allertate, nessuna notizia. E qui don Riccardo pensò l’impossibile: andare alle ferrovie e tentare di capire la direzione presa e la meta di quel biglietto. Fu lui stesso ad andare a Barletta e cercare negli annali: Amburgo era la meta del biglietto. Ad Amburgo don Riccardo poteva contare su una rete di cappellani che assistevano gli andriesi. Nulla, ad Amburgo non era mai arrivato quel ragazzo. Non sapremo mai che fine abbia fatto. Capitava agli emigranti anche allora. È capitato sempre: partire e non arrivare.

Venne la Pasqua. Il venerdì santo la signora entrò quella volta in una Cattedrale sommersa da una confusione enorme: gente che entrava a frotte, una preghiera, magari una moneta nel cestino e via a mangiare il confetto. Alla donna questo non interessava e si diresse direttamente al suo Crocifisso. Solo quando fu vicino si accorse che un panno lo copriva. Si intravvedeva solo la corona di spine. Lei si sedette sempre con la foto in mano. Pianse quel giorno perché non vedeva il volto di Cristo. Quando il sacerdote si avvicinò sentì dire: perché? Il prete non capì se si riferiva al fatto che quel corpo straziato fosse coperto o perché fosse capitata a lei quella sorte. Nel dubbio il sacerdote l’abbracciò forte. Pianse anche lui quel giorno perché non riusciva a trovare le parole per consolare quella mamma. Anche lui pensò a un probabile lenzuolo bianco a coprire il corpo di quel ragazzo. Alzò gli occhi umidi al lenzuolo che copriva il Crocifisso: sembrava più immobile del solito, solo la testa era più inclinata: la corona di spine doveva essere più pesante quel giorno. Il sacerdote sentì come un boato, no un lampo era, ma forse solo un refolo di vento e nella sua mente balzò la primordiale domanda: uomo, dov’è tuo fratello? Tutta la storia dell’uomo è stata attraversata da questa domanda a cui l’uomo mai ha dato risposta. Il prete pensò: se l’uomo non risponde a questa domanda non ci sarà pace sulla terra. Si alzò quel sacerdote incolpevole, chiamò il sacrista perché accompagnasse la donna a casa. E lui uscì dalla chiesa alla ricerca dei tanti Abele. Non importa il colore della pelle. D’altra parte anche la pelle di Cristo non doveva essere chiara. Se non salviamo gli Abele ci saranno sempre mamme al mondo che piangeranno i figli perduti e la corona di spine appesantirà sempre più la testa del Figlio dell’uomo.

La signora tornò a casa accompagnata dal sacrista. Sentì il bisogno di dormire. Si mise sul letto e chiuse gli occhi. Non li aprirà più. Per lei non poteva esserci la Pasqua di resurrezione. La vita era finita quel giorno che il figlio era partito. Quando la trovarono le rughe erano scomparse, il volto era tornato sereno, bello come quando usciva con quel ragazzone sottobraccio, orgogliosa di averlo.

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I commenti degli utenti
  • Valerio ha scritto il 22 luglio 2018 alle 20:26 :

    complimenti, questa storia mi ha veramente commosso Rispondi a Valerio