L'aggiornamento

La maggioranza chiede le dimissioni della Di Pilato, diffuso il documento firmato dai consiglieri

«Laura Di Pilato non ha più la fiducia della maggioranza consiliare»

Politica
Andria giovedì 07 dicembre 2017
di La Redazione
Richiesta dimissioni Di Pilato firmata dai consiglieri
Richiesta dimissioni Di Pilato firmata dai consiglieri © n.c.

È ormai guerra aperta tra i capigruppo consiliari e la Presidente del consiglio comunale Laura Di Pilato dopo il suo abbandono dell'aula durante il consiglio comunale del 4 dicembre: è giunto in nottata il famigerato documento di cui avevamo già parlato, questa volta firmato, e una nota dei capigruppo di maggioranza di Forza Italia, Marcello Fisfola, Direzione Italia, Antonio Sgaramella, Andria in Movimento, Luigi Di Noia, Andria Possibile, Riccardo Frisardi, Catuma 2015, Marco Di Vincenzo, Alleanza per Andria, Francesco Sansonna, Noi Con Salvini, Alita Stefania, Gruppo misto, Francesco Lullo, in cui si ripropongono le argomentazioni già note e si auspica di non andare al voto in aula per evitare l'imbarazzo conseguente.

Sul documento della maggioranza mancano le firme dei consiglieri comunali: Nino Marmo, Giovanna Bruno, Saverio Fucci, Davide Falcetta e Giovanna Bruno.

Traspare chiaramente che la questione diventa meramente "politica" dacché il presidente del Consiglio rappresenta l'intero consiglio comunale e non può essere "tirato per la giacchetta" da nessuno. Far valere un vincolo di maggioranza è esattamente quello che non deve chiedersi a un presidente del Consiglio perché ne snaturerebbe il suo ruolo e la sua funzione di garanzia.

Riportiamo la nota pervenuta in redazione:

«Facendo seguito alla conferenza stampa del Presidente del Consiglio Comunale tenuta in data 06/12/2017, i capigruppo consiliari di maggioranza, a nome di tutti i gruppi di centro-destra presenti in Consiglio Comunale, espongono quanto segue:

  • il documento sottoscritto nella serata del 04/12/2017, al termine del Consiglio Comunale, esiste con tanto di sottoscrizione dei consiglieri, come si evince nella copia allegata;
  • le motivazioni, gravi, della richiesta di dimissioni del Presidente del Consiglio, sono riportate nello stesso documento;
  • nella conferenza stampa, il Presidente del Consiglio Di Pilato dichiara che al momento della relazione della terza delibera all'ordine del giorno da parte dell'Assessore Paola Albo, i consiglieri presenti in aula fossero 16. Pertanto, richiedeva al segretario Generale di verificare il numero legale e, conseguentemente, il numero dei presenti, richiamando quanto previsto dall'art. 23, comma 3, 4 del regolamento di funzionamento del Consiglio Comunale che nessuno, ovviamente mette in discussione. Da una interpretazione sistematica di quanto statuito dall'art.22 in relazione al numero legale e, soprattutto, dall'art.23 comma 2 e comma 3 (“la presidenza non è obbligata a verificare se il Consiglio sia, oppure no, in numero legale per deliberare, “se non quando ciò sia richiesto da un consigliere comunale nel momento in cui il Consiglio stia per procedere ad una votazione”) ci appare del tutto inopportuna, irrituale, imprudente e soprattutto pericolosa per il regolare svolgimento, anche futuro dei lavori consiliari, la richiesta in aula del Presidente. Da qui le rimostranze avvenute da parte dei consiglieri di maggioranza presenti, fermo restando che la rilevante gravità dell'atto compiuto dal Presidente sta nel fatto di aver interrotto senza, lo ripetiamo, alcuna valida motivazione regolamentare, l'esposizione della relazione dell'assessore Albo. Motivo per cui, del resto, nessun consigliere comunale né assessore può essere interrotto durante il proprio intervento in aula.
  • Quindi, senza proseguire con altre ulteriori argomentazioni regolamentari che pur ci sarebbero in merito, si conferma che l'ingiustificata decisione della Di Pilato ha messo a serio rischio l'approvazione di importanti provvedimenti inerenti il riconoscimento di debiti fuori bilancio che, se non approvati, avrebbero esposto l'Ente ed il Consiglio Comunale a possibili danni di natura contabile ed erariale.
    Come del tutto ingiustificato e privo di raziocinio politico, oltre che di garbo e dignità istituzionale, ci è apparso l'abbandono dell'aula, pur in presenza di una normale dialettica, che denota una scarsissima attitudine nel ricoprire ruoli delicati di garanzia.

A fronte di tutto quanto esposto, si ribadisce che la Di Pilato non ha più la fiducia politica dei gruppi consiliari di maggioranza rappresentati dalle firme in calce al documento politico redatto che si chiarisce, essendo politico, non occorre che vada protocollato a chicchessia.

Auspichiamo, inoltre, che sia evitato il ricorso al voto in aula e che il Presidente del Consiglio sia conseguenziale rispetto alle decisioni politiche della maggioranza del Consiglio Comunale che, negli scorsi mesi, in più di una occasione, a salvaguardia dell'unità del centro-destra e per evitare i cosiddetti teatrini della politica, aveva soprasseduto rispetto a quotidiane uscite fuori luogo e non consone al ruolo ricoperto da parte della Presidente Laura Di Pilato. Pertanto, si respingono totalmente al mittente le fantomatiche e meschine accuse di violenza di genere o sessismo che, del resto, rasentano il ridicolo in un contesto pubblico non passibile di smentita.»

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I commenti degli utenti
  • Francesco Cristiani ha scritto il 07 dicembre 2017 alle 16:10 :

    L’art. 23 comma 2 del regolamento disciplina un’ipotesi in cui il Presidente DEVE verificare il numero legale per deliberare! Ciò non toglie che tale verifica, nelle ipotesi diverse da quelle di cui all’art. 23, comma 2, POSSA verificare il numero legale! In altri termini la norma non afferma che solo in quella ipotesi il Presidente può verificare il numero legale, stabilisce che solo in quell’ipotesi è obbligato a farlo! Essa, quindi, non pone un divieto in capo al presidente di verificare il numero legale, secondo una sua scelta discrezionale, purché ci si trovi in una ipotesi diversa da quella tipizzata dalla norma regolamentare Rispondi a Francesco Cristiani

    sabino cannone ha scritto il 07 dicembre 2017 alle 18:36 :

    Sig. Cristiani concordo pienamente con la sua interpretazione, infatti l'art. 23 del regolamento è composto da 4 commi e sono scanditi in sequenza logica: 1comma il segretario fa l'appello nominale; il 2 comma il presidente conferma il numero legale e dichiara aperta l'assemblea o consiglio; il 3 comma è specifico ed univoco "numero legale" per la votazione e il 4 comma dà ampio potere al presidente di verificare, controllare, sospendere o proseguire "IN CLARIS NON FIT INTERPRETAZIO" .Quì, a mio parere il presidente doveva imporre i 15 minuti previsti dalla norma e dopo mandare tutti a casa. Era nel pieno diritto di farlo , altrimenti avrebbe dovuto chiamare i carabinieri e non farsi prendere dalla foga di andare via. Quanta pena mi fanno i consiglieri della maggioranza " sciatavinn" Rispondi a sabino cannone

  • Sabino Cannone ha scritto il 07 dicembre 2017 alle 11:04 :

    Sig. Marchese del Grillo ci vuole erudire sul significato della locuzione 1) " La presidenza non è obbligata a verificare,... se non quando stia per procedere alla votazione.." riportato dal comma 2 del regolamento; 2) ed anche " Qualora, nel corso della seduta, venga a mancare il numero legale, il Presidente può sospendere la riunione........" così come riportato nel comma 4 del regolamento; Visto che siete ambedue studiosi di diritto ed esercitate la stessa attività professionale, illuminateci su quale delle due norme è prevalente, imperativa o subordinata o chiederemo all'estensore del regolamento approvato nel 2001 e modificato nel 2003. I cittadini "votanti" ringraziano anticipatamente. Rispondi a Sabino Cannone

  • Sabino Cannone ha scritto il 07 dicembre 2017 alle 09:55 :

    E come mai nel documento mancano le firme dei consiglieri più rappresentativi?! Forse sanno leggere e interpretare il regolamento comunale?! A mio avviso, l'unico passaggio importante che il presidente non ha applicato è stato la sospensiva dei 15 minuti previsti dall'art. 23 comma 4 del regolamento, ma applicato come prerogativa e norma vuole il comma 3 dello stesso articolo 23! Senza offendere nessuno, è il caso che il Marchese del Grillo mandi i consiglieri comunali firmatari del documento a scuola di politica , magari dal Sen. Razzi. Rispondi a Sabino Cannone