La nona Torre; via Castel del Monte

Qualche inciucio di quartiere, affacciati a una finestra

Adriana Versi Il Visitatore
Andria - venerdì 28 marzo 2014
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Pur non essendo andriese purosangue, data la mia paternità campana, già annotata nel primo e fortunato articolo che diede avvio alla mia rubrica, la mia meta vacanziera, in più di un periodo dell’anno, rimaneva la città già famosa per il suo prezioso olio. E anch’io, come tra l’altro tutti gli andriesi giunti alla mia età, conservo gelosamente immagini della nostra cittadina, quando ancora siffatta città non era.

Come formicolanti cortometraggi, proiettati sopra un muro chiaro, attraversano la mente quei ricordi in bianco e nero, che scandiscono, e a molti ancora non è chiaro se lo furono davvero, quei “bei tempi” che in sostanza fanno parte del passato.

Il vecchio extramurale, sterrato a tratti, piuttosto che asfaltato, che da via Canosa, dietro a un angolo di strada, svoltava proprio come…su un torrente in risalita, “la via per Castel del Monte”, appunto. Una via di fuga, insomma, dall’ordinaria, domenicale passeggiata, un fuori porta obbligatorio, specie per chi a breve sarebbe ripartito per mete più lontane. E proprio da una nota personale, mi è dato confermare, che il turista, oggi come allora, nel suo girovagare, giunge o passa giù da quel paese.

Proliferò il cemento, all’inizio di quegli anni ottanta. Oggi via Castel del Monte, vista dall’alto di una finestra, percepita in una quotidianità diurna fino a serate estive più inoltrate, è diventata l’effettiva via di fuga per spacciatori, ladri d’auto, e tutti quelli che necessitano di sfuggire all’ordinaria legalità. Non che non siano effettuati controlli nella zona da parte di forze autorizzate, che qualche volta, infatti, sorprendono massaie, con carichi di spesa sospetti, nel proprio bagagliaio, o, magari mamme intraprendenti che rischiano la vita guidando a venti a l’ora, senza allacciare le cinture ai bimbi prelevati  dall’asilo, perché piove…e quando piove tutto s’appantana. E piuttosto, liberati totalmente dalla targa, alcuni mezzi in circolazione, indisturbati in orari meno trafficati.

C’era una volta un mulino, e un frantoio c’è sempre stato. C’era il lungo viale di pini e di cipressi che portava fino alla nobiltà dei Ceci, fu interrotto per dar vita alle prime palazzine alte come a imporsi a quel povero agglomerato di sporadiche casine, isolate e poco illuminate. O la strada delle Querce che continuò ad arricchire quel quartiere, guadagnando il bollino di eleganza e residenza, appena fuori dallo stesso centro urbano. Aria che sa sapere di pollini in primavera e piacevole frescura estiva, tranquillità notturna e con inquinamento a effetto limitato, pur non vivendo necessariamente in campagna inoltrata. Questa almeno era l’idea che se ne sarebbe fatta qualche anno fa, della nostra bella zona, bella zona !!!

Andria si è inevitabilmente evoluta, come richiesto da una cittadina che espande il proprio territorio e come tale cresce, verosimilmente, insieme alla propria diseducazione.
L’ex statale 98 è già famosa per le variopinte animatrici, che colorano da tempo lo squallore della strada. Addirittura pare, che tra le meno sfortunate, ma non si sa preciso dove, si siano finalmente accasate, pagando addirittura un condominio. Se ci trovassimo a Bruxelles, non avremo modo di stupirci, ma milioni d’anni luce, in teoria, ci lasciano distanti da quelle che per noi sono “civili anomalie”. Droga, riciclaggio, accampamenti irregolari, fiancheggiano l’incontrollato smaltimento di rifiuti, anch’essi irregolari, aumentando il malcontento di una zona, che ha l’onere o la colpa di gestire, più di un contenitore.

Un percorso fin dall’inizio spoetizzato, per chi esce dal paese e si avvia verso il Monte, dove, si spera, rimangano protette le restanti otto torri. Disilluso mentre ammira a stupendo cielo aperto, o nascosti da un canale, a ridosso di ulivi e piccoli boschetti, o ville patronali con giardini ben curati, cumuli enormi di menzogne, indifferenti montagne d’immondizia, stracolme di sacchetti, anch’essi purtroppo indifferenti.

Un semaforo lampeggia grazie all’anima d’un ragazzo, che lasciò il corpo inerme, sull’asfalto dell’incrocio. Proseguendo, prima di arrivare all’acquedotto, che porta acqua fino a valle, quattro strade messe a raso, dove non bastano i segnali, già coperti da vasi con i fiori, che sono messi apposta per non dimenticare.
Il quartiere ha benedetto la “prima pietra” di una chiesa, che sia vera questa volta, e pregherà che arrivino le altre, di pietre, senza perdere la fede.

Non c’è che dire, proprio una bella zona, senza dubbio, in qualche punto moralmente … da ri-vedere.

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