Non giudicate e non vi sbaglierete mai

Bisogna sancire un nuovo inizio, un nuovo modo di pensare partendo dall’uomo, dal cuore che pulsa al suo interno. Lo stesso cuore batte in ognuno di noi e allo stesso modo

Michele Chieppa Tensionevolutiva
Andria - venerdì 21 luglio 2017
© n.c.

di Fabrizio Moro

Tu portami via
Quando torna la paura e non so più reagire
Dai rimorsi degli errori che continuo a fare
Mentre lotto a denti stretti nascondendo l’amarezza dentro a una bugia
Tu portami via
Se c’è un muro troppo alto per vedere il mio domani
E mi trovi lì ai suoi piedi con la testa fra le mani
Se fra tante vie d’uscita mi domando quella giusta chissà dov’è
Chissà dov’è
È imprevedibile
Portami via dai momenti
Da tutto il vuoto che senti
Dove niente potrà farmi più del male ovunque sia
Amore mio portami via




Fabrizio Moro presenta questo fantastico pezzo al Festival di Sanremo 2017. Il videoclip ambientato in un penitenziario, descrive la storia d’amore “a distanza“ di una figlia e di suo padre ospite detenuto.

Oltre a essere un invito ad andare oltre, è un grido disperato contro lo stereotipo e il pregiudizio.

La teoria dell'etichettamento sostiene che la devianza non è inerente a specifici comportamenti, bensì è il risultato della costruzione sociale che definisce alcune azioni come devianti rispetto ai propri valori condivisi. Il comportamento deviante, pertanto, risulta da come gli individui definiscono le azioni e non dalle azioni, ossia dall’etichetta che la collettività applica alle azioni.

Una volta scontata la loro pena e “ri-puliti” d’avanti alla legge, la società, etichetta o meglio “marchia a fuoco” queste persone che finiranno per identificarsi con un “io” deviante a vita, ponendo in essere azioni criminose. La causa di una grande fetta della recidiva dei detenuti riabilitati è proprio il cancro dello stigma e della stigmatizzazione. Bisogna sancire un nuovo inizio, un inizio nel modo di pensare ai detenuti, o a chi per loro, partendo dall’uomo, dal cuore che pulsa al suo interno. Lo stesso cuore batte in ognuno di noi e allo stesso modo. Cominciare dall’abbattimento di pre-giudizi che non portano alla crescita ma portano a confermare il soggetto detenuto ad indentificarsi in un “io” incoerente.

Jean Jacques Rousseau diceva: “Non giudicate e non vi sbaglierete mai”.

Siamo noi che togliamo loro la scelta di poter cambiare, noi non diamo la possibilità di percorrere altre vie, noi che ogni giorno alimentiamo lo stigma che generano nell’individuo la consapevolezza di non potere più tornare indietro.

A noi il compito di non giudicare.

Mengoni canta “Credo negli esseri umani / che hanno coraggio, / coraggio di essere umani”, abbiate coraggio di costruire ponti e non sradicare la speranza.

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