La scelta del partner

Perché ci innamoriamo di una determinata persona?

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 21 luglio 2017
© n.c.

“L’idea che il matrimonio esista per migliorarsi reciprocamente è pessima: sarebbe come essere sempre a scuola” (C.G. Jung)

Perché ci innamoriamo di una determinata persona?

Quante volte ci saremo posti questo interrogativo, e magari la risposta che ci siamo dati è che troviamo quella persona attraente, e facciamo un elenco dei pregi che ci hanno fatto innamorare quando l’abbiamo conosciuta.

Ma è davvero solo questo il motivo per cui abbiamo fatto quella scelta? Qual è il meccanismo attraverso il quale avviene la scelta di una persona piuttosto che di un’altra?

Persino le relazioni apparentemente più libere possono essere condizionate da innumerevoli fattori: una coppia, infatti, non è solo l’unione di due persone, ma prima ancora di due storie di vita, e ognuno dei partner porta inevitabilmente all’interno della relazione il proprio bagaglio di bisogni, aspettative, esperienze, abitudini e copioni relazionali, così come ruoli e funzioni svolti all’interno della propria famiglia.

Le persone, quindi, si trovano e si scelgono non soltanto sulla base di aspetti concreti e consapevoli, ma anche di dinamiche inconsce.

Inizialmente, infatti, la scelta del partner avviene in maniera inconsapevole, ed è legata alle proprie esperienze individuali e familiari, in particolare al tipo di relazione che abbiamo sperimentato con il genitore del sesso opposto. Si parla di scelta complementare quando una donna o un uomo scelgono il partner sulla base di una somiglianza con il genitore del sesso opposto, andando quindi a ricercare alcune caratteristiche del padre o della madre. Si parla invece di scelta per contrasto quando questa viene fatta sulla base di una differenza con il proprio genitore.

Quello che, tuttavia, è indubbio è che siamo portati a formare coppie che abbiano una continuità con le esperienze vissute con i nostri genitori: se non si ha consapevolezza di come la nostra storia ci influenza, si rischia di scegliere un partner che aderisca al proprio mito familiare (cioè a quell’insieme di elementi che formano l’identità di una famiglia, quali valori, tabù, ruoli, credenze, aneddoti ereditati dalle generazioni passate ed in parte inconsci) e che illusoriamente si pensa possa soddisfare quei bisogni personali che sono rimasti insoddisfatti.

Perché la scelta sia più autonoma, matura, svincolata dai ruoli familiari e vicina ai propri bisogni più autentici, occorre imparare a riconoscere quando il nostro passato si confonde ed interferisce con il presente. Non bisogna rinnegare il passato, ma comprenderlo e accettarlo per poter andare avanti. Solo questo ci consentirà di vedere l’altro nella sua autenticità, e non rispetto alla funzione che ha di soddisfare i nostri bisogni.

In quest’ottica, il costituirsi di una coppia non è soltanto la nascita di un progetto di vita insieme, ma anche la continuazione di due trame che si intrecciano per formare qualcosa di nuovo sulla base di un’eredità familiare. Dopo la fase di idealizzazione di sé e dell’altro tipica dell’innamoramento, ciò che rende una scelta veramente libera è che deve avvenire in maniera consapevole una vera e propria opera di negoziazione di aspettative e di ruoli, di ridefinizione di sé stessi e della relazione e di integrazione, talvolta faticosa, di queste due eredità.

Questo consentirà di fare il passaggio dal “ti scelgo perché ho bisogno di te” al “ti scelgo come sei, non per quello che vorrei che fossi”: in questo caso è possibile costruire una dimensione adulta e consapevole del noi.

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