Doposcuola specialistico per DSA

“Se non imparo come tu insegni, insegnami nel modo in cui io imparo” (H. Chasty)

Studio Propsy ​Penso, Reagisco, Ottengo
Andria - venerdì 22 settembre 2017
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I compiti a casa possono essere “l’incubo” giornaliero del bambino con Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) e della sua famiglia.

I compiti dovrebbero rappresentare un supporto all’apprendimento del bambino e non un ulteriore motivo di frustrazione, né tanto meno un momento di scontro tra il bambino e il genitore. Quando un figlio si rifiuta di impegnarsi, temporeggia, si lamenta, ecc., un genitore spesso si infastidisce e si arrabbia, soprattutto se non riesce a far capire al proprio figlio che può farcela nonostante le sue difficoltà.

I genitori vivono con i propri figli questa lotta continua con la vita scolastica, che comporta forte stress e importanti disagi emotivi.

Una mamma racconta: “Ho passato momenti di sconforto quando pensavo che insegnare qualcosa alla mia Patty fosse in realtà come scrivere sulla sabbia: dopo poco spariva tutto. Troppe volte nel suo sguardo ho visto una bambina incompresa che faceva fatica a credere in se stessa”.

I bambini/ragazzi con DSA sperimentano insuccessi che provocano sofferenza, poca motivazione allo studio, atteggiamenti di isolamento e di evitamento, bassa percezione di auto-efficacia e di autostima. Alcuni riescono a compensare in maniera autonoma le loro difficoltà, altri hanno bisogno di un supporto esterno che li guidi a trovare strategie di studio adatte alla loro modalità di apprendimento. In questo caso sarebbe indicato frequentare un doposcuola specializzato, che aiuti il bambino nell'esecuzione pomeridiana dei compiti e che lo accompagni nel suo percorso formativo.

Cosa significa doposcuola specialistico per DSA?
Non basta mettere insieme i termini “doposcuola” e “DSA” per avere un vero doposcuola per bambini e ragazzi con difficoltà e/o disturbi dell’apprendimento. Non è né un doposcuola generico “per tutti”, né un doposcuola per ragazzi con disabilità. Le attività di doposcuola quindi non sono le stesse di un percorso di riabilitazione o di diagnosi: si va al doposcuola per capire quali sono per ciascuno le modalità e gli strumenti migliori per affrontare i compiti facendo meno fatica e aumentando l’efficacia.

Spieghiamolo in alcuni concetti chiave:

Autonomia
L'obiettivo è quello di supportare i bambini/ragazzi in un percorso verso l'autonomia nello studio e nell'acquisizione di competenze, strategie e consapevolezza.

Dopo un primo percorso conoscitivo intensivo, gli incontri gradualmente si riducono, per dare la possibilità di sperimentare in autonomia il metodo acquisito. L’obiettivo ultimo è quello di far sentire il bambino/ragazzo competente ed essere protagonista attivo del suo percorso di crescita.

Metodo specializzato
Non è importante finire i compiti, ma piuttosto sperimentare metodi, strategie e strumenti “su misura” del bambino/ragazzo. I compiti scolastici diventano così il mezzo per lavorare sul metodo di studio. Il bambino impara a valutare la stessa cosa da prospettive differenti: da passivo e inefficace ad attivo, strategico, capace di valorizzare le proprie potenzialità.

In questo modo il doposcuola specializzato favorisce un apprendimento significativo, potenzia le strategie di studio, ottimizza la gestione delle situazioni di difficoltà, favorisce l’autonomia, accresce la motivazione, l’autostima e la consapevolezza di sé.

Per rendere efficace il lavoro fatto al doposcuola, è importante utilizzare gli stessi strumenti compensativi (computer, programmi di sintesi vocale e di videoscrittura, mappe concettuali, schemi e formulari personalizzati) sia al doposcuola che a casa.

Personale qualificato
È nata, per necessità, la figura di “tutor dell’apprendimento” come forma di educatore/insegnante con una competenza specifica in merito ai DSA.

“Ma davvero si può credere di diventare esperti in 15/20 ore di corso teorico?”

Purtroppo questi corsi spesso sono aperti a chiunque e rilasciano attestati come se fosse l’unico pass sufficiente. Ricordiamo che è necessario avere le competenze e non solo le conoscenze per definirsi “esperti”, come in qualsiasi altro lavoro.

Cosa deve saper fare un buon tutor dell’apprendimento?

  • Agevolare un processo di autonomia e non di assistenzialismo e di dipendenza;
  • porsi come un facilitatore, un ricercatore e non come un esecutore o un dispensatore di saperi;
  • essere flessibile, accogliente ma al tempo stesso capace di dare delle regole;
  • essere in grado di valutare i punti di forza e punti di debolezza del bambino (tramite un momento di valutazione iniziale) e condividere con lui un metodo di studio personalizzato, mediante il supporto di strumenti compensativi adeguati al suo profilo di funzionamento.

Fare “rete”
Lavorando in rete con la scuola, si individuano le modalità didattiche migliori per i bambini/ragazzi che frequentano il doposcuola e si collabora nella stesura del Piano Didattico Personalizzato (PDP), in quanto l’attività pomeridiana può fornire elementi importanti che, nell’ampio gruppo scolastico, potrebbero andare disperse.

Per i genitori: se ti piace aiutare tuo figlio e vedi che per lui funziona, continua a farlo; ma se ti capita fin troppo spesso di arrabbiarti, ritrovarti con la frustrazione di non essere arrivato a una soluzione e pensi di aver bisogno di una mano, assicurati di andare dalle persone giuste. Non diventare l’insegnante di tuo figlio! L’insegnante valuta, un genitore no. Tuo figlio deve sempre sapere che tornato a casa, anche dopo una giornata difficile, troverà la vostra comprensione e il vostro incoraggiamento. Non dimenticare mai di essere, oltre che un genitore, il suo miglior alleato, che escogita strategie per risultare vincenti insieme.

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