Chi sono?

A volte, le persone sono belle. Non per l’aspetto. Non per quello che dicono. Semplicemente, per quello che sono

Liliana D'avanzo La rubrica delle carezze
Andria - venerdì 29 settembre 2017
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Noi tutti abbiamo un’idea di ciò che intendiamo col termine autostima, ma in qualunque discussione in merito ad essa, probabilmente emergeranno le più svariate definizioni. Potrebbero infatti venir confusi termini quali concetto di sé, immagine di sé e sé ideale.

Si definisce “concetto di sé” l’insieme delle caratteristiche fisiche e mentali dell’individuo, nonché la sua valutazione delle stesse. Essa consta di tre aspetti: cognitivo (pensieri); affettivo (sentimenti); comportamentale (azioni). In pratica, possiamo dire che il concetto di sé si sviluppa lungo tre aree: immagine di sé, sé ideale e autostima.

Per comprendere l’autostima è necessario definire cosa si intende per immagine di sé e per sé ideale. Il concetto di sé comprende gli altri tre concetti: immagine di sé (come l’individuo è), il sé ideale (come l’individuo vorrebbe essere) e autostima (ciò che l’individuo sente nei confronti della discrepanza tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere).

Per comprendere il concetto di sé, potremmo porci la seguente domanda: “Chi sono?”. Inizialmente la risposta potrebbe comprendere solo il nome e il sesso. In un secondo tempo si potrebbe rispondere con il tipo di lavoro o l’occupazione: questo fa riferimento all’immagine di sé. Il riproporre la domanda induce a rivelare sempre più aspetti della persona e quindi a svelare il sé ideale e l’autostima. Per esempio: “sono una persona fiduciosa” (autostima) o “mi piacerebbe saper giocare a tennis” (sé ideale).

L’autostima è il sentimento che ogni individuo, maschio o femmina, ha del proprio valore e della propria capacità. Rappresenta l’aspetto valutativo del sistema del sé e si riferisce all’immagine di un sé ideale che tutti possediamo; laddove la discrepanza tra il sé ideale e quello realmente percepito è minima, l’individuo proverà un’alta stima di sé; dove la discrepanza è forte, si avrà di conseguenza una bassa stima di sé.

Un cambiamento nell’autostima si verifica durante la crisi di identità, che secondo Erikson, viene vissuta da molti adolescenti nel momento in cui si sentono incerti sul presente e sul futuro e, di conseguenza, cercano di rivalutare la loro identità personale e i loro traguardi. Ai cambiamenti fisici della pubertà si accompagnano cambiamenti psicologici; segue un periodo talvolta intenso di introspezione, durante il quale i ragazzi e le ragazze cercano di definire in modo diverso il proprio ruolo nella vita e l’insicurezza provata in questo periodo si riflette in sensazioni di inadeguatezza e di dubbio su stessi. La diminuzione dell’autostima durante le prime fasi dell’adolescenza è un fenomeno comunemente descritto. In parte rappresenta una reazione a un cambiamento del proprio corpo e, nella prima adolescenza, il giovane manifesta spesso soddisfazioni per il suo nuovo stato. Le molte incertezze sono connesse anche al bisogno di pensare alle future scelte di carattere lavorativo con tutti i dubbi che comportano. I giovani sono spinti a concludere “Io non sono quello che devo essere, io non sono quello che sto per essere, ma io non sono quello che ero”, e come risultato di un simile confusione arrivano a dubitare del loro valore e, almeno per un periodo, hanno paura del futuro.

Possiamo ritenere il sé come una “teoria” su chi siamo e come ci collochiamo nella società che ognuno di noi sviluppa durante l’infanzia. La funzione della teoria è quella di aiutarci a cercare le esperienze individuali che si adattino all’immagine che abbiamo di noi stessi, a fare delle scelte e a compiacerci o dispiacerci per i risultati di queste scelte. Quindi, inizialmente, il sé è soprattutto un’entità socialmente costruita; a tempo debito raggiunge un certo grado di autonomia ma in nessun momento della vita si può rispondere alla domanda “chi sono io?” senza fare riferimento alle valutazioni degli altri.

Erich Fromm afferma: ”così per amare, bisogna imparare prima a pazientare, a saper stare da soli, ad accettare l’altro e rispettarlo; importante poi è avere fiducia in se stessi perché in fondo è nel rapporto con il proprio sé che si sviluppa il rapporto con il prossimo.

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