La politica del selfie

La nostra Nazione arranca tra poltrone, laute cene colme di convenevoli, compromessi di interesse pubblico e privato e campagne elettorali per l’egemonia di un fazzoletto di terra

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 29 settembre 2017
© n.c.

In un clima socio politico rovente, incandescente, arroventato, ci si aspetterebbe da parte delle Istituzioni di ogni grado una ventata di aria fresca per riportare al centro dell’attenzione temi come: diseguaglianze, lavoro, cultura e progresso.

Invece, in un analfabetismo funzionale, la nostra Nazione arranca tra poltrone, laute cene colme di convenevoli, compromessi di interesse pubblico e privato e campagne elettorali per l’egemonia di un fazzoletto di terra. Questa è la nostra Italia oggi e non dovremmo vergognarci di riconoscerla: priva di idee, programmi e piani di rilancio.

Negli archivi della politica italiana troviamo: Gramsci, Almirante, La Pira, Moro, Fanfani, Dossetti, Berlinguer, Toniolo, Matteotti, Salvemini, Croce, Gentile, Gobetti, De Gasperi, Mattei, Olivetti ecc… Personaggi che nel bene o nel male hanno segnato e lasciato un ricordo nella storia passata della nostra bell’Italia. Certo la storia non ammette paragoni, perché ogni evento è condizionato da una complessità di circostanze. Di certo però oggi i cittadini italiani vivono la consapevolezza di non essere rappresentati dalle Istituzioni, perché l’unica politica, da 30 anni a questa parte, è quella dell’immagine, di spettacoli artefatti e discorsi manipolatori fino ad arrivare, ad oggi, alla politica del selfie. È un dato di fatto l’Italia è in ritardo su tutto: infrastrutture, servizi pubblici, impianti ecc… piuttosto, che sulla forma.

Una classe politicante di una Nazione come l’Italia ricca di storia e provvida di potenzialità culturali ed imprenditoriali, che sceglie solo di essere eletta per reggere la struttura per proprio tornaconto è un vuoto a perdere. Una politica svuotata di impegno e responsabilità, di servizio e umiltà da propri bisogni, interessi e connivenze, che ha rimosso qualsiasi valore Costituzionale su cui il nostro Stato si costituisce per il popolo italiano è una sconfitta catastrofica.

Purtroppo la grave crisi politica di senso, l’ha causata proprio il popolo italiano, che in buona fede e credulone ai selfie dei nostri politicanti ha lasciato questo Bel Paese in preda ad una catastrofe socio-culturale. Vogliamo credere nella parola “crisi”, che deriva senza dubbio dal verbo greco “krino”, che significa: separare, cernere. Per tutti questi motivi possiamo accogliere l'invito di Claude Monnier: "Non sprecate le crisi! Ben gestite, le crisi sono dei doni del cielo. La crisi è disordine, movimento, fluidità, rottura, e proprio per questo essa può sciogliere ciò che era legato, liberare ciò che era imprigionato. Quando insorge una crisi, spesso gli interessati, invece di cercare di trarne vantaggio, si danno da fare per chiudere le falle apertisi, per riparare ciò che non può essere riparato, per riformare la superficie e non il fondo. Il loro combattimento di retroguardia fa affondare il battello che vorrebbero salvare. E una volta che la crisi è passata, ecco che le persone, che nel momento dell’anarchia e della rottura erano pronte a cambiamenti inauditi, non solo non ne accettano più alcuno, ma difendono con le unghie o a colpi di cannone ogni millimetro di terreno, ogni privilegio... Che dite? Che la crisi vi prende di mira ingiustamente? Vi scongiuro, fate attenzione alla crisi, non sprecatela. Essa è il vostro tesoro, è la vostra possibilità, è l'avvenire del mondo".

È tempo di passare dalla politica del selfie al selfie della politica, cioè all’autoritratto della realtà, delle città, dei cittadini, degli uomini e delle donne che popolano la bell’Italia. Non più una società dell’immagine ma della sostanza. Dobbiamo “essere” più che apparire. È tempo di raddrizzare il registro, di cambiare rotta, altrimenti per la barca Italia il rischio è davvero grosso.

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