Quando il cuore galoppa

Il cardiopalmo

Domenico Di Noia La salute del cuore
Andria - sabato 14 ottobre 2017
© n.c.

Al cuor non si comanda, e così può succedere talvolta di sentire il nostro battito cardiaco. Il battito del cuore è detto anche ritmo sinusale perché è originato dal nodo seno atriale che emette gli impulsi che fanno battere il cuore. Un ritmo sinusale considerato normale ha una frequenza compresa tra i 60 e i 100 battiti al minuto. Il cardiopalmo può essere definito come una spiacevole sensazione del battito che il paziente percepisce come accelerato o lento, irregolare o particolarmente intenso, ed è solitamente associato ad una fastidiosa percezione di colpi e movimenti all’interno del torace. È possibile sentire le palpitazioni quando si ha febbre, anemia, quando la ghiandola tiroidea funziona eccessivamente (ipertiroidismo), quando si soffre di stati d’ansia o quando ci sono battiti aggiunti, fuori ritmo (extrasistoli), e quando si fa uso di farmaci e sostanze illecite. E’ un sintomo frequente e piuttosto aspecifico nei bambini, e di frequente riscontro nei pazienti ipertesi o cardiopatici e costituisce la seconda causa di valutazione specialistica cardiologica, dopo il dolore toracico.

Il cardiopalmo di tipo extrasistolico genera una sensazione di “perdita del battito” e/o di “tonfo al cuore”, intervallata a periodi durante il quale il cuore batte normalmente; i pazienti riferiscono che il cuore sembra fermarsi e poi ripartire, determinando una fastidiosa sensazione di colpo, quasi doloroso, sul torace.

Le extrasistoli sono battiti che nascono dalle camere superiori (atri) o inferiori del cuore (ventricoli), in una sede differente da quella da cui normalmente origina il ritmo cardiaco (nodo del seno), possono manifestarsi a qualsiasi età e sono un reperto molto frequente in tutti gli individui spesso in assenza di cardiopatia e hanno prognosi generalmente benigna. Si possono accusare più facilmente poco prima di addormentarsi, quando ci si rilassa nel silenzio, o con i cambiamenti di posizione. Tutte le malattie cardiache possono portare alla comparsa di extrasistoli.

I sintomi dipendono principalmente dalla numerosità delle extrasistoli. I principali sono: sensazione di battito mancante tonfo in gola o tosse, palpitazioni (sensazione di battito accelerato ed irregolare). A volte i disturbi possono essere molto lievi o addirittura assenti e l’aritmia viene scoperta occasionalmente durante una visita medica eseguita per altri motivi. In presenza di sintomi importanti o segni suggestivi della presenza di frequenti extrasistoli è opportuno che il medico di famiglia invii il paziente a consulto cardiologico. Se avvertite, le extrasistoli sono in genere responsabili solo di un peggioramento della qualità della vita. A parte casi particolari (pazienti con una grave malattia cardiaca) esse non indicano un rischio per la vita del paziente. In rari soggetti predisposti, un numero molto elevato di extrasistoli di solito ventricolari può determinare un ingrandimento del cuore o una riduzione della sua funzione di pompa.

Nell’approccio diagnostico al paziente con palpitazioni risulta fondamentale ottenere informazioni sulle modalità di presentazione clinica del cardiopalmo ovvero occorre stabilire se il cardiopalmo compare a riposo o durante lo sforzo e, nel caso di cardiopalmo tachicardico o tachiaritmico, se l'inizio e la cessazione dell'episodio sono bruschi o graduali. È inoltre importante stabilire la durata e la frequenza degli episodi. Vanno valutati i sintomi eventualmente associati quali per esempio astenia, sensazione di "venir meno", lipotimia, sincope, fenomeni neurovegetativi (alterazioni della frequenza respiratoria, della pressione arteriosa, stato di agitazione). Attenzione deve essere posta ai fattori scatenanti quali per esempio l'attività fisica, le emozioni, la digestione.

Nel percorso diagnostico del paziente risulta fondamentale la raccolta dell’anamnesi, un attento esame obiettivo e l’esecuzione dell’ECG a 12 derivazioni. (La registrazione dell’ECG durante un episodio di palpitazione è fondamentale, ma non sempre possibile. La palpitazione deve essere di durata tale da permettere al paziente di recarsi al più vicino Pronto Soccorso mentre la sintomatologia è ancora in corso). Quando la valutazione iniziale risulta negativa (cosa più frequente nelle palpitazioni parossistiche di breve durata) ed il paziente è portatore di una cardiopatia, oppure quando i sintomi sono frequenti, devono essere considerati gli esami di secondo livello, cioè l'Ecocardiogramma 2d Color-Doppler, il test da sforzo, il monitoraggio elettrocardiografico prolungato ambulatoriale (esame HOLTER), lo studio elettrofisiologico, l’utilizzazione del loop recorder impiantabile (dispositivo delle dimensioni simili a quelle di un pacemaker, una volta attivato dal paziente tramite un magnete, mantiene in memoria una traccia elettrocardiografica della durata di vari minuti. Questo dispositivo è anche in grado di effettuare registrazioni di eventi aritmici in modo automatico, cioè senza l’intervento del paziente e di trasmettere i dati in remoto utilizzando il web).

La fibrillazione atriale è la forma più diffusa di aritmia, dopo l'extrasistolia. L'1-2% della popolazione è affetta da fibrillazione atriale, probabilmente la prevalenza è però più vicina al 2%, tenendo conto del gran numero di casi non diagnosticati.

Gli uomini presentano una prevalenza superiore al sesso femminile. L'incidenza (il numero di nuovi casi per anno) è aumentata del 13% negli ultimi 20 anni. Il rischio di presentare fibrillazione atriale nel resto della vita, negli individui di 40 anni di età, è di circa il 25%.

Un sintomo della FA è la palpitazione: un senso soggettivo di battito irregolare, che si può accompagnare a mancanza d'aria o perdita di conoscenza quando la frequenza del battito diventa particolarmente elevata.

I farmaci antiaritmici più comunemente usati sono la Flecainide, il Propafenone, il Sotalolo, l’Amiodarone, i beta-bloccanti (Atenololo, Metoprololo, Carvedilolo, Bisoprololo, ecc). La scelta del farmaco ed il dosaggio potrà variare, su indicazione del medico, a seconda del tipo di extrasistolia, della cardiopatia (tipo e gravità) del paziente e della risposta al trattamento.

Il trattamento con farmaci antiaritmici deve essere seguito sotto periodico controllo del cardiologo di fiducia. L’efficacia nel controllo dei sintomi è relativamente elevata.
In caso di fallimento della terapia con farmaci, o nei casi in cui l’aritmia è responsabile di un ingrandimento o riduzione della funzione di pompa del cuore, è indicato un trattamento mediante ablazione transcatetere. Questa procedura ha l’obiettivo di rendere inattive le cellule responsabili delle extrasistoli. La probabilità di cura definitiva dell’extrasistolia mediante ablazione transcatetere è molto elevata e solitamente superiore a quella ottenibile con i farmaci antiaritmici.

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