La nascita di un figlio disabile

Ogni situazione è unica, e ogni famiglia reagisce in modi differenti di fronte alla complessità della disabilità

Gabriella Ieva Stanze di vita quotidiana
Andria - venerdì 27 ottobre 2017
© n.c.

Nel pensare di avere un figlio e per tutto il periodo della gravidanza, i genitori, e in modo particolare la madre, si creano un’immagine di come sarà il loro bambino. Tale immagine racchiude desideri, speranze e angosce, e questo è un processo psicologico naturale che accompagna i genitori fino alla nascita del figlio. Ma cosa succede quando nasce un bambino disabile?

Con la nascita di un bambino non sano, o la scoperta del deficit in un momento successivo, la realtà contraddice crudelmente le aspettative dei genitori: finiscono tutte le speranze, i sogni, le fantasie e questo divario tra aspettative e realtà ostacola in misura ancora più grande la capacità di affrontare la situazione.

È un evento traumatico che implica turbamento e determina disequilibrio, e che, se non accettato per la sua tragicità e per l’angoscia che crea, provoca crisi nel funzionamento del sistema familiare.

Ogni situazione è unica, e ogni famiglia reagisce in modi differenti di fronte alla complessità della disabilità: i genitori devono fare i conti con la perdita del bambino fantasticato e avviarsi verso un lungo processo di accettazione del bambino reale. Questo passaggio così delicato rappresenta una vera e propria elaborazione del lutto, che richiede il superamento di alcune fasi:

-la fase di shock. È la reazione iniziale, caratterizzata da stordimento e incredulità rispetto all’evento handicap, come se quella realtà non fosse veramente la propria. Non vi è consapevolezza e i genitori vivono un periodo molto stressante in cui alternano comportamenti irrazionali, pianti e sentimenti di impotenza. È la fase in cui muore il mito del bambino perfetto, tanto sognato durante la gravidanza.

-la fase di negazione dell’evento. Quando lo shock è troppo grande e non si riesce a gestirlo, la negazione esprime il bisogno della famiglia di difendersi dallo shock. In alcuni casi quello che viene rifiutato è la realtà della disabilità, ma non il bambino: i genitori si convincono che il figlio è “semplicemente molto pigro”, non riconoscono quindi le sue reali difficoltà e tendono a rallentare i processi di accettazione. In ogni caso, il meccanismo di negazione e la necessità di un periodo d’isolamento sembrano avere una loro funzione adattiva: è come se la famiglia avesse bisogno di tempo per riorganizzarsi al suo interno e in relazione alla società, per assimilare quanto è accaduto e trovare, quindi, un nuovo equilibrio.

-Quando la negazione diventa insostenibile, si trasforma in rabbia. La famiglia prende coscienza dell’esistenza dell’handicap e comincia una corsa alla ricerca di un colpevole a cui rivolgere tutta l’aggressività. È facile che tutta l’aggressività trovi uno sfogo contro se stessi o contro il partner.

- depressione. Il dolore è una reazione necessaria e utile perché permette alla coppia di elaborare il lutto per la morte del figlio perfetto e determina un periodo di transizione molto importante in cui la famiglia adatta alla realtà tutti i sogni e le fantasie fatte sul “figlio ideale”. Diviene il sintomo di un’evoluzione positiva verso l’accettazione dell’evento che non può più essere nascosto alla propria coscienza.

- la fase di accettazione e adattamento della famiglia. Può succedere che i membri della famiglia provino sentimenti di vergogna e imbarazzo. L’evento handicap rappresenta un attacco violento al rapporto di coppia coniugale e genitoriale: è raro trovare legami intatti e vivi dopo una così grande crisi esistenziale. Un figlio, e soprattutto un figlio disabile, può essere un “collante” per la coppia o separare per sempre. In questa fase è fondamentale il supporto e la comunicazione sia all’interno della coppia, sia la presenza di una rete di supporto che aiuti ad affrontare i compiti di accudimento del figlio disabile e permetta ai genitori di non sentirsi isolati. Le famiglie d’origine rappresentano una risorsa affettiva e un sostegno fondamentale per la coppia.

Il raggiungimento di un equilibrio è, infatti, collegato alla cooperazione dei genitori, a una suddivisione dei compiti percepita come soddisfacente dalle persone coinvolte, alla qualità del rapporto coniugale e alla partecipazione di altri componenti appartenenti al nucleo familiare.

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