​ Croce e-dilizia della Città

Quegli anni felici dell’abusivismo

Aldo Tota Appunti di storia
Andria - venerdì 27 ottobre 2017
© n.c.

Un periodo della nostra storia recente che si colloca tra gli anni “85 -“93, ha per molti versi tracciato un solco profondo nel Sud Italia e in particolare nella città di Andria, segnando in alcuni casi in maniera irreversibile gli scenari del nostro territorio. Confusa era l’idea che la politica locale aveva della programmazione, dello sviluppo della Comunità, della legalità e soprattutto del rispetto della Città che i nostri avi avevano realizzato nei secoli scorsi. Un alternarsi di amministrazioni nelle quali erano sempre più forti le contraddizioni e le “aspirazioni edilizie”. Certo l’ideale politico si era già svuotato dei suoi contenuti più nobili e, a farla da padrona residuava una sterile contrapposizione ideologica su cui si innestavano i furbi per fare prosperare affari ed interessi . Interessi che invece erano totalmente assenti nella buona amministrazione della Città. Uno dei peggiori disastri provocati dalla politica nazionale irresponsabile e dall’ assenza di quella locale, è stato il vandalismo senza scrupoli dell’ edilizia, per cui in un periodo di circa dieci anni, l’abusivismo ha realizzato nella Città di Andria volumetrie inimmaginabili per qualsiasi pianificazione urbanistica. Un risultato che ci ha proiettati ai primi posti in Italia con una stima di circa 6 milioni di metri cubi realizzati abusivamente: secondi solo a Palermo. Una serie terrificante di costruzioni senza alcuna regola, che in alcuni casi hanno aperto o chiuso strade a seconda delle private esigenze di volume e di spazi. Croce e-dilizia, come ironicamente affermava Michele Palumbo, giornalista, docente e persona perbene scomparsa poco tempo fa. L’assalto alla città avvenne prima timidamente agli inizi degli anni “80, poi in maniera crescente ed esponenziale sulla base delle voci di un imminente condono tombale del governo Craxi, passato successivamente con la legge 47/85; a questo seguirono altri decreti e leggi, tanto per consolidare l’idea per cui “tutto si può fare, tanto presto o tardi arriverà una sanatoria” . Vane anche le poche forze disponibili per la repressione, anche se nei primi anni, di repressione non si trattava ma semplicemente di bollettini giornalieri di sequestri (spesso violati) di costruzioni realizzate in barba ad ogni regola ed autorizzazione. Gli stessi vincoli così decisamente sbandierati dalle autorità come limiti invalicabili per ogni attività venivano allegramente disattesi: vedi vincoli paesaggistici nell’area circostante il Castel del Monte presa di continuo dall’assalto delle betoniere, nel Centro storico per il rispetto dei beni monumentali e così via.

Sono stati anni di violenza sulla nostra struttura urbanistica favoriti principalmente dall’assenza di un piano regolatore che dettasse un progetto di sviluppo della Città. Molti ricorderanno che la semplice parola o la lontana idea che si fosse potuto discutere il Piano Regolatore, apriva scenari incredibilmente drammatici, di sospetti, di appetiti, di contrasti, di ipotesi giudiziarie, di loschi affari. Tutto questo ambiguo guardarsi, non faceva altro che aumentare la pressione della forte richiesta di abitazioni, nei confronti della diga rappresentata dalla difficoltà (spesso impossibilità) di avere una concessione edilizia e dagli interessi della lobby che ne controllavano il mercato. Un mercato delle licenze che per anni è stato un imbuto attraverso il quale dovevano passare solo licenze o lottizzazioni filtrate dagli accordi tra potere politico e imprenditoriale.

A questo clima non era estraneo il colpevole silenzio e spesso la complicità di parte dei professionisti ed imprenditori, per i quali l’alibi di comodo dell’assenza di strumenti urbanistici ha tacitato coscienze e incrementato i conti in banca.

La grossa ondata di costruzioni illegali registrò una brusca frenata, come al solito, per l’iniziativa di qualche giudice coraggioso che intervenne bloccando i collegamenti alle utenze per le costruzioni irregolari ed anche con qualche arresto; ma nulla fu fatto come avrebbe richiesto una doverosa reazione da parte della politica, delle organizzazioni professionali ed imprenditoriali e della così detta società civile. Né tantomeno fu eseguita alcuna ordinanza di abbattimento, nemmeno nei casi più eclatanti dell’abuso.

Il day after l’esplosione dell’abusivismo ha registrato la conta di immensi danni all’erario ed ai cittadini che avevano rispettato leggi e regolamenti. Il calcolo dell’evasione fiscale del lavoro retribuito in nero, dei corrispettivi a tecnici, imprese ed artigiani potrebbe ammontare ad un bilancio comunale.

Interi quartieri dissestati, strade aperte senza riguardo ad alcun criterio di viabilità ma solo per esigenze di ciascun abusivo, norme igieniche approssimative per mancanza di acqua e rete fognaria, impossibilità di individuare vie e nuove abitazioni, un paesaggio squallido e mortificante per vaste zone della Città. Non migliore sorte per le campagne e in particolare per le aree naturali circostanti il Castel Del Monte.

L’amministrazione ha pagato a peso d’oro, o meglio ha fatto pagare alle tasche dei cittadini pesantemente, questa connivenza ed inerzia nei confronti della sacco della Città. Interi quartieri sorti abusivamente con una enorme popolazione per scongiurare gravi problemi ambientali e strutturali, sono stati dotati delle essenziali opere di urbanizzazione con notevoli difficoltà e costi per le casse comunali. In più si aggiunga la beffa per coloro che erano stati rispettosi delle leggi, i quali vedevano sorgere palazzi e ville, in alcuni casi vere e proprie lottizzazioni che spesso non avevano nulla a che vedere con l’esigenza della casa. Una cementificazione selvaggia della Città per cui sarà difficile se non impossibile trovare in futuro una qualsiasi soluzione urbanistica che possa realizzare un adeguato recupero.

Non ci sono alibi che tengano di fronte a simili disastri ed è triste pensare che non siamo stati in grado di non farci coinvolgere dal degrado, di alzare la voce, per difendere l’idea di una dignitosa organizzazione e vivibilità. Il prezzo più alto pagato per questa allegra gestione della cosa pubblica è la pessima eredità lasciata alle generazioni future alle quali non resterà che ammirare per le strade i nostri straordinari monumenti all’illegalità.

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