Cuore e cervello: una coppia perfetta

La recente scoperta della neurocardiologia: tutte le informazioni che riceviamo dall'esterno vengono elaborate non solo dal cervello ma anche dal cuore

Domenico Di Noia La salute del cuore
Andria - venerdì 15 dicembre 2017
cuore e cervello
cuore e cervello © n.c.

Tutte le informazioni che riceviamo dall'esterno vengono elaborate non solo dal cervello ma anche dal cuore. Questa è una recente scoperta della neurocardiologia. Il cuore è un organo in grado di ricevere ed elaborare informazioni. Nel cuore ha sede un vero e proprio cervello, dotato di circa 40.000 neuroni. Nella prima metà del ventesimo secolo, il fisiologo statunitense Walter Cannon riuscì a dimostrare che i cambiamenti dello stato emozionale sono accompagnati da cambiamenti della respirazione, della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca e della digestione.

Quando viene concepito un bambino il cuore umano inizia a battere prima ancora che il cervello sia formato. Quest'organo batte e si forma completamente nell'embrione umano a differenza del cervello che continua a formarsi fino ai vent'anni circa.

Questo dato di fatto ha portato i medici a chiedersi da dove provenga l'intelligenza necessaria ad avviare e regolare il battito cardiaco. Oggi sappiamo che, il cuore, un muscolo cavo, situato tra polmoni, sterno e diaframma è un sistema altamente complesso dotato di un proprio funzionale “cervello”, un autentico cervello con vere e proprie cellule cerebrali che sintetizzano e rilasciano neurotrasmettitori (norepinefrina e dopamina) che fino a pochi anni fa si pensava fossero prodotti solo dai neuroni del cervello. Un neurotrasmettitore (o "neuromediatore") è una sostanza che veicola le informazioni fra le cellule componenti il sistema nervoso, i neuroni. Il cervello del cuore è molto piccolo, ha soltanto circa quarantamila cellule, ma è un cervello e ovviamente è tutto ciò di cui il cuore ha bisogno.

Attraverso il suo sistema nervoso, quindi, il cuore influenza profondamente il funzionamento del cervello stesso.

Adesso possiamo affermare che, Il cervello pur essendo l'organo principale del sistema nervoso centrale (regola la maggior parte delle funzioni del corpo e della mente: respirazione , frequenza cardiaca, sonno, fame istinto sessuale, pensiero, ricordare o parlare) è influenzato e “obbedisce” ai segnali inviati dal cuore, e che Il sistema nervoso all’interno del cuore (o “cervello cuore”) consente di imparare, ricordare e prendere decisioni funzionali indipendente dalla corteccia cerebrale del cervello. Inoltre, numerosi esperimenti hanno dimostrato che i segnali che il cuore invia continuamente al cervello influenzano la funzione dei centri cerebrali superiori coinvolti nella percezione, cognizione, ed elaborazione emotiva. Se e' vero che il cuore risponde agli ordini inviati dal cervello sotto forma di segnali neurali, e' anche vero che il cuore invia segnali al cervello. In altre parole, non solo il cuore risponde al cervello, ma il cervello risponde continuamente al cuore.

Il Research Center dell'HeartMath Institute , è impegnato nello studio del cuore e della fisiologia delle emozioni ed ha condotto molti studi che hanno identificato il rapporto tra emozioni e cuore. Questi studi definiscono un collegamento fondamentale tra cuore e cervello. Il cuore e il cervello dialogano costantemente tra loro. Le nostre emozioni influenzano i segnali che il cervello invia al cuore e il cuore risponde in modo complesso.

I battiti del cuore cambiano in modo significativo, quando sperimentiamo emozioni diverse. Le emozioni negative, come la rabbia o la frustrazione, sono associate ad un ritmo irregolare, al contrario, le emozioni positive, come l’amore e l’apprezzamento, sono associati ad un ritmo regolare. Gli impulsi nervosi originati nel cuore quindi, influiscono decisamente su come pensiamo, percepiamo e sulle nostre azioni. Il segnale inviato influenza il nostro comportamento e le nostra attività. Studenti agitati, ansiosi, irrequieti o depressi possono avere difficoltà nelle prove scolastiche e comunque a rendere in modo adeguato al proprio potenziale. Al contrario studenti calmi, e di buon umore hanno tendenza a rendere di più.
Molti studi hanno trovato che il rischio di sviluppare malattie cardiache, è più alto nelle persone che sperimentano spesso emozioni stressanti come irritazione, rabbia o frustrazione. Queste emozioni creano una reazione a catena nel corpo: i livelli dell'ormone dello stress (viene definito "ormone dello stress" il cortisolo perché la sua produzione aumenta, appunto, in condizioni di stress psico-fisico severo, per esempio dopo esercizi fisici estremamente intensi e prolungati o interventi chirurgici.) aumentano, i vasi sanguigni si restringono, la pressione sanguigna si alza e il sistema immunitario si indebolisce. Il contrario succede quando sperimentiamo emozioni positive come amore, apprezzamento e compassione.

Il cuore inoltre, produce e rilascia nel torrente sanguigno un ormone specifico chiamato “fattore natriuretico atriale” (ANF), in grado di esercitare forti effetti su vasi sanguigni, ghiandole surrenali, reni e su svariate regioni del cervello. Ancor più di recente si è scoperto che il cuore è in grado di secernere ossitocina, comunemente chiamato the Bonding Hormone, cioè l'ormone dei legami, che agisce sia come ormone che come Neurotrasmettitore. Oltre alle sue funzioni "comuni" legate al parto e all'allattamento, scoperte recenti hanno evidenziato che questo ormone è coinvolto con numerosi aspetti cognitivi, tolleranza, adattamento, comportamenti complessi materni e sessuali, apprendimento di aspetti sociali e lo stabilirsi di legami di coppia duraturi.

La risposta di ciascuno di noi allo stress può modificare il rischio di sviluppare una malattia cardiovascolare: sotto stress si tende a mangiare di più, a fumare di più, ad avere la pressione più alta.

Insieme allo stress anche i fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione arteriosa; fumo; sovrappeso o obesità; ipercolesterolemia; diabete mellito; sedentarietà; una dieta scorretta) sono da considerare per il benessere del nostro cervello. Infatti, Se si riduce il flusso sanguigno attraverso una o più arterie coronariche, magari perché l'ipertensione le ha rese più strette e tortuose o per la presenza di un ostacolo che limita l'apporto di sangue (coagulo di sangue), il cuore finisce irrimediabilmente per soffrire. In questo modo può andare incontro a gravi carenze di ossigeno che possono interessare le cellule cardiache o i neuroni se gli stessi fenomeni avvengono nelle arterie che irrorano il cervello. Nel primo caso si rischia l'infarto del miocardio, nel secondo l'ictus cerebrale.

Scienziati americani hanno constatato inoltre che, a una minore capacità del cuore di pompare sangue corrisponde, il più delle volte, una massa cerebrale ridotta. Un allenamento per mantenere il cuore giovane può rallentare anche l`invecchiamento cerebrale: la salute del cuore e del cervello vanno di pari passo, e un`insufficienza cardiaca potrebbe ripercuotersi anche sul benessere cerebrale, fino a portare alla demenza. Per spiegare a fondo i motivi alla base del collegamento tra insufficienza cardiaca e salute del cervello sono necessari ulteriori studi: tra le possibili ragioni, concludono i ricercatori, potrebbe risiedere lo scarso afflusso di sangue al cervello dovuto all`insufficienza cardiaca, che causerebbe mancanza di ossigeno e nutrienti per le cellule cerebrali rispetto al necessario. Secondo le nuove raccomandazioni pubblicate dall’American Heart Association e American Stroke Association sulla rivista Stroke, sono 7 i passi da seguire non solo per prevenire infarto e ictus, ma anche per mantenere in salute il cervello. Philip Gorelick, che ha coordinato il gruppo di lavoro che ha scritto le raccomandazioni, commenta: “Gli stessi fattori di rischio dell’aterosclerosi sono anche responsabili del declino cognitivo e dell’Alzheimer”. Si tratta di interventi per lo piu’ noti, ma la cui utilita’ va sempre ribadita: tenere sotto controllo la pressione del sangue, controllare il colesterolo, mantenere normale il livello degli zuccheri nel sangue, fare attivita’ fisica, avere una dieta sana, perdere i chili di troppo, non fumare. Come ribadiscono gli esperti, queste sono abitudini che vanno adottate il prima possibile, perche’ l’aterosclerosi, cioe’ il restringimento delle arterie, puo’ iniziare gia’ nell’infanzia.

"Quando mente, corpo e cuore sono attivi e integrati, le persone "fioriscono". Imparano facilmente, diventano creative, sono compassionevoli ed amichevoli, e soprattutto trovano un senso alla loro esistenza e sono felici." P. Dennison

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