La pace: un compromesso con se stessi

I primi guerrafondai siamo noi stessi, con il nostro egoismo, con le nostre manie di protagonismo, con i compromessi atavici per paventare: potere, forza e acquisto di legittimità

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 05 gennaio 2018
pace
pace © n.c.

In un anfiteatro creato e diretto da una cerchia di potenti del mondo si giocano le sorti dell’umanità. Una commedia esilarante, che vede “vinti” e “vincitori” duellare, tra una guerra e un’altra, tra un giacimento petrolifero e un altro senza trovare concordia interpersonale e interstatale. Tutto questo fa si, che l’idea di “pace” che milioni di persone perseguono, sia da ritenere inadatta e inopportuna almeno per il momento.

Il criterio ermeneutico per comprendere il significato di pace, si chiama: relazione con l’umanità. Spesso e volentieri come uomini e donne di questa storia e di questo tempo, ci troviamo di fronte a confronti serrati con l’altro. In questo spazio chiamato ‘relazione’ si gioca la pace, con se stessi, con l’altro, con il mondo e si rifiuta, l’odio, la violenza e la guerra. In sintesi è un lavorio tutto umano, che passa inevitabilmente dallo spirito, che entra e trasforma la storia. Ma in questo tempo non c’è spazio per una spiritualità, che tiene conto dell’umanità e del cosmo, tutto è materia e immanenza. È fin quando non recuperiamo un po’ di spiritualità, ci sarà sempre crisi, sopravvivenza e guerra tra i popoli della terra. Allora poi non scandalizziamoci dei fatturati da capogiro in armi, bombe e armamenti, che ogni Stato, compresa l’Italia, dichiara sottobanco pur appartenendo all’ONU.

Cfr. È questo il nostro Natale di pace? Sono indignato davanti a quest’Italia che si sta sempre più militarizzando.

5 dicembre 2017 - Alex Zanotelli https://www.mosaicodipace.it/mosaico/a/44875.html

I primi guerrafondai siamo noi stessi, con il nostro egoismo, con le nostre manie di protagonismo, con i compromessi atavici per paventare: potere, forza e acquisto di legittimità.

La pace è quel compromesso con se stessi, dove l’altro diventa la nostra unica possibilità di esistere. Dove, invidie, gelosie, ire del nostro mondo interiore mutano in azioni di amore senza confini, ascolto senza giudizio ed empatia senza paura.

La pace sin dai tempi antichi ha molteplici significati, di certo non è stasi e mancanza di problemi, di conflitti, ma dinamismo che si sviluppa partendo dai cuori, dalle coscienze, dalle anime per il bene dell’umanità per un suono più armonico della comunità, della società, del mondo. Quel suono di prosperità, di benessere, di condivisione, che la guerra sopisce a suon di spari di violazioni umane, a cannonate di diritti cancellati, a bombe di malvagità.

Vivere sapientemente il nostro se potrebbe essere la quiete contro i venti di guerra, odio e violenza, che oggi destabilizzano gran parte delle nostre terre affamate di Verità, Giustizia e Bellezza. Solo così potremmo sperare in un nuova visione dell’umanità, camminare fianco a fianco e lottare, per l’avvenire di un tempo di pace quando: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l'orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca dell'aspide; il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi” (Profeta Isaia 11,6 – 8).

La pace non è semplicemente assenza di guerra, ma opera della giustizia (cfr Isaia 32,17). “…E la giustizia, come virtù, fa appello alla tenacia della pazienza; essa non ci chiede di dimenticare le ingiustizie del passato, ma di superarle attraverso il perdono, la tolleranza e la cooperazione. Essa esige la volontà di discernere e di raggiungere obiettivi reciprocamente vantaggiosi, costruendo le fondamenta del mutuo rispetto, della comprensione e della riconciliazione”. (Francesco)