Ferite invisibili

I rifugiati rappresentano il gruppo a maggior rischio di sviluppo di disturbi mentali ma anche il più carente nel ricevere il trattamento adeguato

Liliana D'avanzo La rubrica delle carezze
Andria - venerdì 12 gennaio 2018
migranti
migranti © n.c.

L’amore — «caritas» — è una forza straordinaria,

che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità

nel campo della giustizia e della pace. [...]

Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione

e testimoniarla nella vita sono pertanto

forme esigenti e insostituibili di carità.

Benedetto XVI, Lettera Enciclica Caritas in veritate.

Questo passo di Benedetto XVI è dedicato alla cura e al sostegno delle vittime di tortura e violenze intenzionali.

Negli anni ho incontrato persone, con cui ho condiviso le loro storie attraverso le parole, le lacrime, i silenzi, il disagio psichico e fisico. Il lavoro di noi operatori che siamo impegnati all’interno di queste realtà come Hot spot, Centri di accoglienza straordinaria CAS, Sistemi di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati SPRAR; è quello di “liberare dal bisogno” che, per chi ha subito torture e violenze, spesso non si vede se non attraverso segnali che con accortezza, delicatezza e competenza, hanno necessita di essere decodificati e riconosciuti.

I rifugiati rappresentano il gruppo a maggior rischio di sviluppo di disturbi mentali ma anche il più carente nel ricevere il trattamento adeguato.

La fuga dai propri Paesi si accompagna ad una costellazione di perdite multiple, ed è più delle volte preceduta da drammatici avvenimenti traumatizzanti. Lasciare il proprio paese e andare verso la salvezza significa pagare un prezzo elevato: la rottura dei legami familiari (le genitorialità bruscamente interrotta), i sensi di colpa, la sindrome da sopravvissuto, la perdita del ruolo sociale.

I sopravvissuti alla tortura spesso non hanno altra scelta che essere costretti alla fuga, di solito improvvisa, impossibilitati ad avvisare familiari o amici, senza un preciso progetto migratorio. Fuggire per non morire, non per vivere meglio ma semplicemente per vivere. La fuga è anche di per sé un evento traumatizzante in quanto vissuta in condizioni di insicurezza, di precarietà e di rischio (Losi N., 2000).

Cos’è la tortura?

La violenza intenzionale determina gravi conseguenze fisiche, neurobiologiche, mediche, psicologiche, sociali ed economiche sia a breve che a lungo termine.

Gli esiti fisici (inevitabilmente determinano anche conseguenze sulla integrità e continuità psichica, spesso più gravi delle stesse lesioni fisiche) dipendono direttamente dal tipo di tortura inflitta, dalla sua durata e gravità, o possono rappresentarne la conseguenza indiretta (per esempio ferite, fratture o malattie malcurate, malattie carenziali da malnutrizione, ecc.). I segni e i sintomi possono essere rilevati immediatamente, a pochi giorni di distanza o potrebbero più facilmente evidenziarsi successivamente, anche a notevole distanza di tempo dal trauma (Santone G., 200 ).

Dalla letteratura scientifica (Goldfeld A.E. et al., 88; Rasmussen O.V. et al., 2006) hanno messo in evidenza le diverse sequele fisiche in persone vittime di differenti forme di tortura. Le più comuni riguardano il sistema muscolo scheletrico e cutaneo (dolore cronico, differenti cicatrici della pelle, malattie parassitarie, esiti di fratture, mutilazioni, ecc.), l’ipoacusia da “telefono” (forma di tortura in cui i persecutori colpiscono simultaneamente e violentemente i padiglioni auricolari con le palme delle mani), le malattie sessualmente trasmissibili, l’infertilità, gravidanze da stupri, aborti spontanei, alcune forme di disfunzioni sessuali e di atrofia testicolare. Dall’esperienza maturata nel nostro centro abbiamo riscontrato anche frequenti esiti a carico dell’apparato gastrointestinale, dentale, e disturbi della vista.

Inoltre bisogna ricordare le malattie fisiche collegate allo stress; quest’ultimo, infatti, può determinare una serie di reazioni neuro-psico-immuno-endocrinologiche, causando nell’organismo un’alterazione deficitaria del sistema immunitario e conseguente aumento della suscettibilità alle infezioni, ai tumori, alle malattie cardiache nelle vittime (AA.VV., 2002).

Il dolore e lo stress che la tortura determina a livello psichico, talvolta invisibile all’occhio umano, sembrano essere molto più distruttivi e disabilitanti delle conseguenze fisiche.

Qual è lo scopo di infliggere una tortura?

Lo scopo della tortura è annientare il prigioniero, privarlo della sua identità come essere umano e isolarlo dal suo gruppo, dalla sua cultura, dai suoi valori.

La tortura tocca il senso di appartenenza dell’essere umano alla specie umana.

Secondo il sistema di riferimento dell’Analisi Transazionale, la tortura incide profondamente sul diritto a esistere: la vittima viene devitalizzata, annientata nella sua essenza umana. Perde il suo senso di diritto alla vita, al benessere e all’appartenenza (la persona viene deculturalizzata, separata dal suo gruppo familiare, etnico, culturale, sociale). Perde anche i suoi punti di riferimento, ciò che fino a quel momento avevano rappresentato per lui il suo contesto sicuro. Perde il senso della sua importanza (l’essere umano viene deprivato dei diritti fondamentali, della libertà, finanche della sua capacità di pensare e delle sue emozioni; si sente un oggetto nelle mani di qualcun altro che decide della sua vita e della sua morte).

L’effetto della tortura

Il quadro sintomatologico più frequentemente riscontrato, è caratterizzato prevalentemente da intrusioni diurne e notturne (ricordi e incubi angoscianti del trauma subito) con associate reazioni emotive e fisiche, disturbi del sonno, della memoria, dell’attenzione e della concentrazione. Spesso si accompagnano a sintomi depressivi, sospettosità, facile irritabilità, labilità emotiva, episodi dissociativi, condotte di evitamento, ideazione suicidaria, abuso di sostanze e sintomi somatoformi.

È estremamente importante ricordare che alcuni sintomi cognitivi (deficit dell’attenzione e della memoria), possono essere responsabili delle apparenti contraddizioni nella narrazione della propria storia traumatica, che potrebbero mettere in difficoltà professionisti della salute o membri delle commissioni territoriali preposte

all’analisi delle domande di protezione. Infine, può accadere che le stesse vittime possano dubitare della loro memoria a causa della indicibilità delle violenze subite.

La tortura distrugge la persona non solo nel corpo, nella mente e nello spirito.

Al dolore e allo stress psichico e fisico bisogna aggiungere la perdita anche del proprio “capitale sociale”, cioè quei “fattori che favoriscono la coesione e l’integrazione sociale, intrinseche ai sistemi sociali stessi, quali la consanguineità e la famiglia, il matrimonio, l’amicizia ed il sostegno reciproco nei vari gruppi sociali, religiosi o politici locali” (Putnam R.D., 2004).

La tortura causa la perdita della capacità delle persone di pensare in termini logici. Spesso il prima ed il dopo sono confusi, uno stesso evento viene raccontato una volta come antecedente a un altro e la volta dopo, come susseguente. La narrazione, pertanto, non è coerente. Il risultato è che la persona può apparire confusa, contraddittoria e imprecisa, e ciò sembra essere un segno del trauma subito.

Pertanto il tempo non si articola secondo una dimensione lineare nella quale gli eventi vengono logicamente collocati uno dopo l’altro; gli episodi della storia non si succedono secondo una sequenza temporale corretta e reale, ma il passato ed il presente non sono più distinti chiaramente e si sovrappongono.

Tale manifestazione di confusione temporale ci richiama i sintomi tipici del Disturbo da Stress Post Traumatico, quali i flashback, i pensieri intrusivi, a volte deliranti, gli incubi, nei quali il passato torna prepotentemente nel presente.

Un altro effetto della tortura, è la perdita per la persona della propria identità e del proprio senso di sé. Le vittime di tortura non hanno più la sensazione di essere in contatto con sé stesse, perdono il controllo di sé e sentono che la loro individualità perduta. La sensazione della quale rimangono preda, è che sia qualcun altro a dominarli e a controllarli, un’entità esterna che ha preso possesso della loro mente e delle loro personalità, in un circolo nel quale viene perpetrata la tortura stessa.

Pazienti con traumi gravi che trovano eccellenti condizioni di accoglienza sviluppano patologie meno gravi di pazienti che subiscono traumi di minore entità ma che trovano situazioni di vita molto deteriorate nel paese ospite, e a dignitose, cure appropriate per le loro necessita di salute, percorsi di inserimento efficaci per l’apprendimento della lingua italiana, opportunità di formazione e di inserimento lavorativo, non stiamo solo compiendo un’azione umanitaria. Stiamo anche offrendo un servizio al nostro Paese: stiamo costruendo nuovi cittadini in grado di contribuire al bene comune, e stiamo progettando un futuro prospero per i nostri figli e per l’Italia di domani.

Bibliografia

  • Salute senza esclusione collana a cura di Salvatore Geraci, Marco Mazzetti.
  • Putnam R.D., 2004.
  • Santone G., 200.
  • Goldfeld A.E. et al., 88; Rasmussen O.V. et al., 2006.
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