Bisogni Educativi Speciali

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un paese dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido - Albert Einstein

Liliana D'avanzo La rubrica delle carezze
Andria - venerdì 23 febbraio 2018
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L’area dei Bisogni Educativi Speciali, conosciuta in Europa come Special Educational Needs, rappresenta quell’area dello svantaggio scolastico che comprende tre grandi sotto-categorie:

  • disabilità;
  • disturbi evolutivi specifici come: i DSA; i deficit del linguaggio; i deficit delle abilità non verbali; i deficit della coordinazione motoria; i deficit dell’attenzione e dell’iperattività.
  • quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale.

I BES sono tutelati dalla Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 e le successive circolari ministeriali; questa Direttiva estende a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione.

La Direttiva identifica gli alunni con difficoltà scolastiche non esclusivamente sulla base di certificazione, ma si può far riferimento al modello diagnostico ICF (International Classification of Functioning) per individuare gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES), richiamandosi espressamente ai principi enunciati dalla Legge 53/2003.

La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012, specifica che è opportuno elaborare un percorso individualizzato e personalizzato per alunni e studenti con BES, anche attraverso la redazione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che serva come strumento di lavoro per gli insegnanti e documentare alle famiglie le strategie di intervento programmate. Inoltre, la legge 170/2010 asserisce che la scuola, può avvalersi di opportuni strumenti compensativi e di misure dispensative come misure di intervento.

L’approccio richiesto è psicopedagogico e didattico, per questo l'introduzione di strumenti compensativi, facilitano il successo negli apprendimenti, supportando l’alunno nell’acquisire le conoscenze necessarie al suo sapere. Possiamo citare alcuni esempi di strumenti compensativi come: la tabella dei mesi, dell’alfabeto e dei vari caratteri; tavola pitagorica; tabella delle misure e delle formule geometriche; calcolatrice; registratore; computer con programmi di videoscrittura.

Per l'insegnamento delle lingue straniere, l'uso di strumenti compensativi favoriscano la comunicazione verbale e assicurano ritmi graduali di apprendimento.

Mentre, vengono considerate misure dispensative, quelle misure che esonerano l’alunno da alcune prestazioni non essenziali, ai fini della qualità dei concetti da apprendere come ad esempio: alcune attività scolastiche e strumentali che riguardano il sollevare l’alunno dal compiere azioni che normalmente sono richieste in fase di insegnamento-apprendimento; dispensare dalla presentazione dei quattro caratteri; dispensare dalla lettura ad alta voce; dispensare dal prendere appunti; dispensare dai tempi standard; dispensare dal copiare alla lavagna; dispensare da un eccessivo carico di compiti; dispensare dallo studio mnemonico delle tabelline; dispensare dallo studio della lingua straniera in forma scritta.

La scuola, tramite il consiglio di classe o il team di docenti, decide quali misure attuare e come formalizzarle, anche dopo aver valutato eventuali indicazioni da parte dello psicologo o del neuropsichiatra a cui la scuola fa riferimento. Compito importante della scuola, è quella che nel momento in cui intravede una fragilità, ha il potere di intervenire senza il bisogno di certificazione, creando un percorso personalizzato, valutabile e modificabile in itinere.

Nei bambini con Bisogni Educativi Speciali, non è obbligatoria la stesura del PDP, in base al punto 1.3 della Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 viene affermata «la necessità di estendere a tutti gli alunni con bisogni educativi speciali le misure previste dalla Legge 170 per alunni e studenti con disturbi specifici di apprendimento», ma non viene menzionata esplicitamente la redazione di un PDP. La circolare nr. 8 del 6 marzo 2013 cita come strumento privilegiato sia il percorso individualizzato che personalizzato, attraverso il Piano Didattico Personalizzato (PDP), che ha lo scopo di definire, monitorare e documentare le strategie di intervento più idonee ed i criteri di valutazione degli apprendimenti.

Secondo quanto riporta la CM 8 del 6/3/2013, il PDP dev’essere firmato da tre figure, dal Dirigente scolastico, dai docenti e dalla famiglia; il PDP rappresenta un accordo di reciproca collaborazione tra scuola e famiglia. Bisogna sottolineare che non è necessario redigere il PDP per tutti i tipi di BES, in alcuni casi la scuola può attuare delle strategie didattiche di intervento senza formalizzarle nel PDP.

La famiglia, la scuola e il territorio hanno il compito di educare, socializzare e immettere il nuovo cittadino nel tessuto sociale, eppure quando si parla di BES, molto spesso si tende a dimenticare che sono proprio i bisogni inespressi, o non compensati da una di queste tre a decretare il successo o il non successo formativo e relazionale dell’alunno.

Bibliografia

Asnor

Erickson

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