Di usura e di gioco d’azzardo si muore

Due facce della stessa moneta che lo Stato praticamente incentiva e promuove

Geremia Acri Ho un debole per i deboli
Andria - venerdì 23 febbraio 2018
Usura e gioco d'azzardo
Usura e gioco d'azzardo © n.c.

Nelle agende politiche dei candidati dei vari schieramenti politici: ”il tema dell’usura quale piaga economico e sociale che uccide milioni di imprenditori e famiglie non è entrata”. È quanto denunciano la Consulta nazionale antiusura e il Cartello “Insieme contro l’azzardo”, in una lettera inviata ai candidati alle elezioni politiche del prossimo 4 marzo.

Non solo di usura si muore, ma «la crisi economica del 2008 l’ha resa più aggressiva nei confronti delle fasce più deboli della società». E «l’azzardo ne è uno dei risvolti. La gente si rifugia nelle macchinette mangiasoldi perché non ha più un lavoro o un parente è stato colpito da una malattia o per le svariate ragioni per cui lo stipendio termina prima della quarta settimana del mese. Tramite il debito usurario pensa di riprendersi l’ingente quantità di denaro che le slot gli hanno portato via».

Usura e azzardo dunque sono «due facce della stessa moneta che lo Stato praticamente incentiva e promuove», si legge nella lettera, in cui si ricorda che la Consulta nazionale antiusura e il Cartello “Insieme contro l’Azzardo” si sono opposti con ogni possibile mezzo, stampa, convegni, dibattiti alla “Riforma del settore dell’azzardo” approvata il 7 settembre scorso in sede di Conferenza unificata delle Regioni e degli Enti locali. «Il documento che non si è trasformato anche per motivi costituzionali in decreto legge – si precisa – non avrebbe apportato al sistema nazionale alcuna riduzione del consumo di azzardo che è una delle principali cause intercettata dalle Fondazioni Antiusura del sovrindebitamento di tante famiglie italiane».

Anche la legge di bilancio «non ha previsto alcuna sostanziale inversione di tendenza. La legge 108/96 di sostegno alle vittime di usura ha compiuto ventidue anni e non risponde adeguatamente alle esigenze delle persone vittime dell’usura, è anche palesemente incostituzionale l’art. 14 perché non tutela con pari dignità le vittime, in particolare sono estromessi dai sostegni economici dello Stato gli operatori non commerciali come le persone e le famiglie». I firmatari della lettera stigmatizzano anche «un complice silenzio stampa, un’informazione approssimativa e imprecisa e una pubblicità ingannevole che incita al consumo», riguardo a tali questioni molto complesse, che «investono la stabilità economica e sociale del Paese», alle prese con oltre 9 milioni di poveri -dato riferito alla povertà assoluta e relativa- e almeno 1 milione e 500mila famiglie indebitate.

«Gli usurai non si accontentano degli immobili a garanzia del prestito, espropriano le persone della dignità e della vita mentre le lobby dell’azzardo agiscono indisturbate con l’appoggio della politica».

L’appello-invito, della Consulta nazionale antiusura e del Cartello “Insieme contro l’azzardo”, a ogni singolo candidato, affinché «inserisca nel suo programma elettorale proposte rivolte a segnare una decisa e netta inversione di rotta a sostegno delle persone e delle famiglie che in questi anni di crisi hanno perso non solo la casa ma anche la speranza di uscire dalla emarginazione economica ed esistenziale che i debiti infliggono».

Non si può far finta di non sapere, di non essere a conoscenza, e andare oltre, che la criminalità, le mafie fanno affari d’oro con il gioco d’azzardo. Riciclaggio di denaro, usura, estorsione, imposizione sul territorio sono alcune delle attività dalle quali la criminalità trae grandi profitti grazie al gioco d’azzardo.

…cambiare le regole del ‘gioco’ perché «l’azzardo, gioca vite, persone, famiglie e produce povertà e scarti…Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia!» (Francesco).

Può una classe politica e dirigente, educare a far male e a farsi del male?

Altri articoli
Gli articoli più letti