The amazing Spider-man 2 - Il potere di Electro

Cinema assimilabile ad un otto volante da lunapark, che brucia ed esaurisce le emozioni in se stesso

Andria - venerdì 09 maggio 2014
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The amazing Spider-man 2 - Il potere di Electro
Regia: Marc Webb
Interpreti: Andrew Garfield, Emma Stone, Jamie Foxx
Prod. USA - 2014

Dopo  aver affrontato un pericoloso criminale russo, Aleksei Sytsevich e salvato Max Dillon, un impiegato della Oscorp, Peter Parker (alias Spider-man) viene chiamato al cellulare da Gwen che gli ricorda della cerimonia di consegna dei diplomi; proprio in quell’istante Peter ha una visione, quella del padre di Gwen, il Capitano George Stacy, che lo prega di tener fuori la figlia dalla sua doppia vita.

“The amazing Spider-man 2 - Il potere di Electro ”- nuovo episodio del re-boot sul supereroe creato da Stan Lee e Steve Ditko – sembra intenzionato a bissare il successo del primo capitolo, concentrando diversi epici nemici dell’eroe arrampicamuri: Green Goblin, Electro e Rhino. Non mancano momenti epici, d’azione e un po’ di romanticismo, anche se questa volta qualcosa nel meccanismo sembra non funzionare al meglio deludendo, forse in parte, le aspettative dei numerosi aficionados.

Tanto per cominciare la storia fra Peter Parker e Gwen Stacy è buttata lì, con dialoghi privi di profondità, a tratti surreali, mentre i ‘cattivi’ dal canto loro sembrano dei ritardati mentali, facendo più pena che impressione e la sceneggiatura risulta piena di incongruenze e situazioni non (o mal) spiegate.

E nel superficiale sviluppo della storia viene fuori la vera natura di questo prodotto, che è quella di essere sostanzialmente un teen-movie, con tutti gli ingredienti del caso. In realtà, comunque lo si guardi, “Il potere di Electro“ si rivela a tratti lento e noioso, con effetti speciali piatti e scontati, “look” dei malvagi Goblin e Rhino al limite del caricaturale, precludendosi (e qui fedelmente al fumetto) anche l’happy end.

“Amazing Spider-man 2 - Il potere di Electro” ci fa rimpiangere la precedente trilogia di Sam Raimi, solido regista che tratteggiava uno Spider-man in linea con quello del fumetto, costantemente alle prese con le sue insicurezze (un super-eroe con super-problemi per parafrasare Stan Lee) e trovava il modo per inserirci il guizzo geniale o l’inquadratura ardita, frutto del suo background di regista-artigiano del cinema indipendente.

Qui invece tutto è dato per scontato e servito come fosse cibo precotto; il Peter Parker, studente universitario assillato dal dover sbarcare giornalmente il lunario, viene banalizzato e trasformato in un comune adolescente moderno, alle prese con telefonini e computer, senza più neanche le classiche angherie di J. Jonah Jameson, il burbero editore del quotidiano Daily Bugle.

Cinema fracassone, pacchiano, superficiale che non riesce a far rivivere lo spirito (e – perché no? – la poesia) dell’epopea dei fumetti Marvel, all’epoca rivoluzionari perché rivisitavano la figura del super-eroe tradizionale evidenziandone le debolezze umane. Cinema semmai assimilabile ad un otto volante da lunapark, che brucia ed esaurisce le emozioni in se stesso; così, all’uscita dalla sala, rimane ben poco di quanto si è visto, se non una vaga sensazione di stordimento o  qualche popcorn di traverso.

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