Antolini, Jannuzzi e Marano nella memoria dei cittadini

Artefici della difficile ripresa

Aldo Tota Appunti di storia
Andria - venerdì 16 maggio 2014
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Il periodo che va dal 1946 (anno che coincide con le prime elezioni libere amministrative) al 1963 fu caratterizzato da una significativa  stabilità del governo locale. Ad ottobre del “46, dopo  un breve periodo commissariale di  Angelo Delle Noci, un bracciante agricolo probabilmente nominato per  capacità ma anche per calmare gli ancora vivi focolai di rivolta , si concretizzò un momento storico per tutti i cittadini andriesi, senza distinzione di sesso e di censo:  decidere l’amministrazione della Città.

Alle votazioni parteciparono 30.174  elettori su di un totale di 35.335 iscritti nelle liste. L’esito  segnò una netta vittoria delle sinistre : andarono al PCI  14.847 (51,7 %) voti, al PSI 2.162 (7,5%), alla DC 8.029 (27,9%) ed agli altri partiti 3.651 (12,7%). Fu una chiara risposta dell’elettorato popolare al disagio post-bellico, alle grandi difficoltà economiche  e sociali che avevano devastato l’intera Nazione e la Città. Alla carica di Sindaco venne eletto il dott. Carlo Antolini, serio ed onesto militante antifascista che aveva pagato le sue idee con il confino in Basilicata; a lui  toccò il  difficile compito  di sanare le spaccature createsi  nel tessuto sociale cittadino con le recenti rivolte  contadine degli anni 1945-46. Antolini  governò la Città con  la Giunta di sinistra ininterrottamente dal 1946 al 1950. Nei due anni seguenti gli successe con la medesima maggioranza , Vincenzo Mucci.

Le elezioni del 1952  seguirono l’andamento generale nazionale (frutto della grande operazione mediatica operata dagli USA, dalle forze di centrodestra e da gran parte della Chiesa ) con la straordinaria avanzata della DC che raddoppiò i suoi voti  (15.351) portandosi al 45,1 %. Pci e Psi segnarono il passo rispettivamente con il 40 % ed il 4,7%. Iniziarono a contarsi i nostalgici  del MSI  con 1.061 voti e del Partito Monarchico con 1.248 voti.

Si realizzò  un’alternanza che garantì, comunque, amministrazioni relativamente stabili  alla Città fino al 1963, guidate dall’avv. Onofrio Jannuzzi (1952-56) e dal dott. Giuseppe Marano (1957-63),  con l’ eccezione di brevi interruzioni commissariali. In questi anni si afferma la caratura di  sindaci e  politici rimasti  nella memoria dei cittadini quali simboli di una stagione politica ormai  passata ed irripetibile.  Sono questi  i  personaggi che hanno dato alla Città una forte spinta al progresso ed alla ricostruzione pur rimanendo saldamente radicati alle loro idee politiche ed agli interessi di partito. Tutti contribuirono da subito a ristabilire condizioni migliori sulla sanità, concorrendo all’ampliamento dell’Ospedale Civile con strutture più ampie e adeguate alla numerosa popolazione andriese. Comune a tutti e tre i Sindaci  di questo periodo fu la preoccupazione per il lavoro che costituiva il problema drammatico per la comunità andriese. 

Fu  di Carlo Antolini, tra l’altro, l’istituzione di cantieri di lavoro per il rimboschimento, l’attuazione di un piano di edilizia popolare ed il collocamento obbligatorio in agricoltura.  Tali iniziative proseguirono , favorite anche dalla Cassa per il Mezzogiorno, con le opere pubbliche realizzate o sostenute dall’amministrazione  Jannuzzi (  per tutte ricordiamo l’Istituto Tecnico Industriale, la ferrovia Bari- Barletta ). Di Marano  si  ricorda  la  villa comunale  ed  il  completamento delle strutture ospedaliere.

Al di là di ogni considerazione  e risultato elettorale, nel vecchio ordinamento comunale, quattro sindaci in 17 anni costituiscono un  record ineguagliabile per la storia amministrativa locale; il futuro sarà costellato da sempre più frequenti crisi e dall’alternarsi di sindaci ed alleanze politiche che costituiranno un costante freno allo sviluppo.
Nel periodo considerato, dati confortanti  si rilevano dalla sensibile riduzione degli iscritti nelle liste di collocamento, la cui media,  nel decennio (1951-61), passa dalle 2.970 unità alle 1.934.Su questo fronte  intervenne decisamente il fattore emigrazione che contribuì all’assorbimento del notevole esubero di manodopera agricola. L’asse portante della nostra economia  (oltre 15.000 addetti nel 1961) era comunque, l’agricoltura che lentamente iniziò a riprendersi introducendo innovazioni tecniche e meccanizzazione dei sistemi di produzione. Sensibile si registrò anche la ripresa nei settori artigianale e del commercio . Dati di interesse per segnalare la costante  ripresa  economica si riscontrano nei consumi di energia  che nell’ultimo quinquennio salgono del 40%, sia nel privato che nei settori produttivi.
A fronte dei sacrifici e dell’impegno profuso un po’ da tutte le componenti sociali in questi anni,  non seguì nei  decenni successivi un piano di sviluppo organico della Città, e si procedette con molta improvvisazione adagiandosi sulle comode politiche nazionali che, con forme di assistenzialismo più o meno velato, stavano consolidando il voto clientelare. In particolare  nel settore edilizio ed urbanistico  l’interesse privato e la speculazione hanno lasciato i maggiori disastri : si pensi alla vergogna del palazzo realizzato in piazza Catuma ed all’abbattimento della Chiesa della Trinità delle Benedettine in piazza Duomo sostituita dal Mercato del pesce; interventi che hanno deturpato  irrimediabilmente le due nostre più importanti piazze storiche.  Era l’epoca in cui l’altezza dei palazzi dipendeva anche dal peso della mazzetta.

La Storia d’Italia è testimone di grandi imprese delle popolazioni, che si esprimono  in particolare nelle congiunture più critiche. Ma accade, purtroppo, che mentre a nord di Roma la gente ha fatto tesoro di tali situazioni ponendo solide basi per uno sviluppo ordinato, dalle nostre parti, si è spesso privilegiato il  comodo cabotaggio della illegalità al rispetto delle regole, il più sicuro rifugio nel potere politico alla fiducia nelle proprie capacità,  per farsi poi scudo (negli eventi di grande recessione) dei fattori storici che hanno determinato il sottosviluppo del Meridione : si è persa un’altra storica occasione.



* dati  statistici sono rilevati dal Compendio di statistiche comunali edito a cura dell’amministrazione comunale di Andria -1963

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