Perché il calo dei prezzi fa così paura?

Il calo dei prezzi produce un circolo vizioso dal quale è difficile uscire

Luigi dell'Olio I conti della serva
Andria - venerdì 30 maggio 2014
©

La deflazione è il nuovo spettro che fa tremare l’Europa. A prima vista può apparire paradossale che, di fronte alla crisi che stiamo vivendo, la preoccupazione principale sia rivolta al rischio di un calo dei prezzi, eppure è proprio così.
Ad aprile il costo della vita è cresciuto di un modesto 0,6% rispetto allo stesso mese dello scorso anno e le prime stime riferite a maggio indicano un’ulteriore frenata allo 0,5%. Se si considera che molti comparti dell’economia sono dominati da prezzi amministrati (a cominciare dai servizi pubblici), si conclude che è solo grazie a questo elemento se l’indice generale dei prezzi non è ancora passato in terreno negativo.

Acquisti rimandati, disoccupazione in crescita
Il calo dei prezzi produce un circolo vizioso dal quale è difficile uscire: se so che il costo di una casa o di un’automobile tenderà a scendere nei mesi a venire, sarò portato a rinviare l’acquisto. Così, le aziende dovranno ridurre la produzione e si vedranno costrette a licenziare. Lo Stato dovrà spendere di più per mantenere i disoccupati e, al contempo, incasserà meno dalle tasse perché la ricchezza tenderà a calare. La reazione sarà verosimilmente di imporre nuove tasse o tagli alla spesa pubblica, con la conseguenza di aggravare ulteriormente la situazione.

Il futuro nelle mani di Draghi
Qualcosa del genere si è già visto in Giappone a cavallo tra gli anni Novanta e la prima decade del nuovo secolo: quasi 20 anni, durante i quali sono risultati vani tutti i tentativi di rilanciare l’economia. Lo scenario è cambiato con la vittoria elettorale, alla fine del 2012, di Shinzo Abe, che ha inaugurato una nuova politica focalizzata sul ritorno dell’inflazione e sugli investimenti pubblici a sostegno dell’occupazione. Il tutto anche a costo di aumentare il debito pubblico.

Per evitare anche l’Europa si avvii su questo percorso in declino non resta che sperare nelle decisioni della Bce, che tornerà a riunirsi il 5 giugno. Quella potrebbe essere l’occasione per assistere a un’inversione di tendenza nelle politiche dell’istituto di Francoforte. Il presidente Mario Draghi nei giorni scorsi ha fatto sapere di essere pronto ad adottare misure eccezionali per scongiurare la deflazione. Alcuni economisti prevedono un nuovo taglio ai tassi ufficiali, che in realtà già oggi sono al minimo storico dello 0,50%. I precedenti tagli non hanno prodotto gli effetti sperati perché le banche, temendo di non vedersi restituire i prestiti concessi a causa della crisi, hanno tenuto stretti i cordoni della borsa. Questa volta Draghi potrebbe decidere di concedere prestiti a tassi agevolati agli istituti di credito, subordinando però la concessione ai prestiti verso l’economia reale. Sperando che non sia troppo tardi per evitare una nuova crisi al Vecchio Continente.

Altri articoli
Gli articoli più letti