Gli eremi e l’abbazia di Santa Maria di Pulsano

Un riuscitissimo connubio tra panorama mozzafiato, storia e storia dell’arte, religione e spiritualità

Antonella Casucci Impara l'Arte e...
Andria - venerdì 06 giugno 2014
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Spesso ci si trova in seria indecisione nello scegliere i luoghi dove trascorrere le vacanze, un breve fine settimana o semplicemente una gita fuori porta e, sopraffatti dalla pigrizia, si finisce per  scegliere le medesime mete, trascurando la varietà e la ricchezza della nostra Puglia sia da un punto di vista paesaggistico che storico-artistico e culturale.

Esempio di questo riuscitissimo connubio tra un panorama mozzafiato, storia e storia dell’arte, religione e spiritualità è l’abbazia di Santa Maria di Pulsano sul Gargano, con i suoi eremi circostanti, presso Monte Sant’Angelo, altra meta degna di nota per il famoso santuario dedicato a S. Michele Arcangelo, a due ore circa dalla nostra città. Un sito di una bellezza disarmante che ho avuto modo di visitare grazie alle escursioni organizzate dal circolo Legambiente di Andria di cui sono volontaria.

L’abbazia, fondata da S. Gregorio Magno nel VI secolo d.C,  giunta ai nostri giorni dopo un susseguirsi di vicende alterne, è stata un luogo di monaci, eremiti e cenobiti, greci e latini. 

Figura emblematica nella storia dell’abbazia è S. Giovanni abate detto da Matera che si occupò della sua ricostruzione nel 1129 dopo la distruzione causata dalle incursioni saracene tra X e XI secolo, in seguito ad un’apparizione della Madre di Dio e dell’arcangelo S. Michele che gli indicarono il luogo in cui sarebbe sorta la chiesa. Fu S. Giovanni abate a porre sull’altare, di forma quadrata e, attualmente, uno dei pochi esempi in Italia di altare di rito bizantino, un’icona di scuola bizantina della Vergine Maria che sarebbe poi stata trafugata nel 1966 e mai ritrovata o perlomeno non ancora. Morto S. Giovanni nel 1139 la chiesa, con il presbiterio ricavato da una grotta naturale, fu completata nel 1177 ad opera del beato Gioele, al tempo di papa Alessandro III che consacrò anche l’altare, sotto cui furono poste le spoglie di S. Giovanni.

Con S. Giovanni abate nacque l’ordine degli eremiti Pulsanesi, detti anche gli “Scalzi”, che grazie ai due successori di S. Giovanni abate, il beato Giordano e il beato Gioele, rifacendosi rigidamente alla regola di S. Benedetto, ebbero in questo monastero e negli eremi la loro casa madre da cui dipesero circa quaranta altri monasteri, sparsi non solo in Italia ma anche oltre l’Adriatico. Con l’estinzione dell’ordine pulsanese, avvenuta tra XIV e il  XV secolo, l’abbazia fu custodita da vari ordini monastici fino alla soppressione murattiana nel 1809. Da questo momento in poi fu affidata al demanio borbonico prima e ad alcuni sacerdoti poi che lo gestirono fino al 1969, anno che sancisce il definitivo abbandono ed impoverimento anche artistico della struttura a causa di vari furti e di atti vandalici. Dal 1990 grazie al volontariato e successivamente ai monaci presenti nuovamente dal 1997, l’abbazia ha riconquistato il suo antico valore, tant’è che oggi ospita una scuola di iconografia, una biblioteca con oltre 17.000 testi liturgici e una scuola della ”Lectio divina” per approfondire e conoscere la Parola di Dio.

Intorno all’abbazia, sugli speroni rocciosi e sulle pareti scoscese del fianco del vallone che si affaccia sul golfo di Manfredonia, sono disseminati numerosi eremi, di cui 24 censiti. Alcuni costituiti da una semplice grotta, altri da piccole costruzioni solitarie, altri ancora caratterizzati dalla presenza di affreschi, costituivano i luoghi di preghiera, di culto, di abitazione e di lavoro dei monaci che, abbandonando i loro beni, decisero di vivere una vita totalmente dedicata alla contemplazione e all’ascesi in questi luoghi poco accessibili e completamente immersi nella natura.
Certamente c’era per i monaci la possibilità di comunicare tra loro considerando che una rete viaria di stradine, scalinate e sentieri collegava gli eremi oltre ad una vera e propria rete idrica di canalizzazione delle acque dai canali scavati nella roccia alle cisterne per convogliare le acque nelle singole celle.

Basta visitare e decidere di ripercorrere questi luoghi, grazie ai percorsi realizzati dalle guide del posto, per vivere in poche ore la straordinarietà e l’unicità di questa porzione della nostra Puglia che tocca le corde più intime di chi non teme il silenzio e il mistero che avvolge questo straordinario luogo.
   

 

 


Sitografia
www.abbaziadipulsano.org

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