Fiorentino, da città bizantina a destino di Federico II

La notorietà di Fiorentino legata soprattutto alla figura dell’imperatore

Antonella Casucci Impara l'Arte e...
Andria - venerdì 04 luglio 2014
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Stupor mundi e puer apuliae sono due degli epiteti con cui siamo soliti ritrovare il nome di uno dei personaggi storici più emblematici di tutto il medioevo: Federico II di Svevia.

In particolare, considerando la vastissima bibliografia su Federico II e gli svariati aspetti per cui si potrebbe a lungo dissertare su un personaggio così celebrato e a volte anche eccessivamente eroicizzato, ho scelto, in linea con l’intento della rubrica, di presentarvi attraverso Federico II un luogo che forse pochi di voi conoscono: Fiorentino.
Fiorentino, tra storia e leggenda, è il luogo in cui Federico II trascorse gli ultimi giorni della sua vita per poi morire il 13 dicembre 1250, data che sembra essere confermata da tutte le fonti più autorevoli.

I resti dell’antico abitato oggi si trovano nell’agro di Torremaggiore, una località in provincia di Foggia. La campagna di scavi archeologici realizzata nel decennio 1982-1992, condotta dall'Università di Bari e dall'Ecole française di Roma, ha messo in luce elementi che fanno pensare a Fiorentino come ad una sede importante dotata di una cattedrale, una zona urbana e di un "Palatium" dell’Imperatore. Se non si fosse provveduto al suo recupero archeologico Fiorentino sarebbe completamente scomparsa, come è avvenuto per molti altri casali e villaggi medievali della Capitanata. 
Fiorentino è famosa anche per essere stata, con Troia, Dragonara, Montecorvino, Tertiveri e Devia, una di quelle città-piazzeforti costruite dai Bizantini nel primo quarto dell’XI secolo, allo scopo di difendere i loro possedimenti in Italia meridionale minacciati dai Longobardi a nord e dagli arabi a sud.

Conquistando la Daunia e ripopolando il Tavoliere, i Bizantini fondarono numerose “città di frontiera” che avrebbero costituito una difesa contro le incursioni e le razzie.

Ma la notorietà di Fiorentino è legata soprattutto alla figura dell’imperatore Federico II di cui si narra quanto segue: “Ai primi di dicembre l’imperatore si trovava a Foggia donde si era allontanato per recarsi forse a Lucera o per andare a caccia. Fu costretto invece, a fermarsi a Fiorentino, essendo stato sorpreso da un forte attacco di febbre, causata probabilmente da un’infezione intestinale mal curata; il letto gli fu preparato in una camera della torre del castello, con la testata addossata alla parete. Mentre così giaceva, Federico II - narra la leggenda - si ricordò della predizione che gli astrologhi un tempo gli avevano fatto, che cioè egli sarebbe morto presso le porte di ferro, in una città il cui nome conteneva la parola “fiore”. Per questo motivo Federico aveva sempre accuratamente evitato le città di tal nome, allo scopo di procacciarsi l’immortalità (…); non aveva fatto però caso all’esistenza di Fiorentino di Capitanata” .
Ricordandosi della predizione, dunque, Federico II ordinò che fossero controllati i muri della torre in cui giaceva ammalato. Si scoprì che effettivamente, nella parte dove si trovava il letto, il muro conteneva una porta di ferro e quando gli fu comunicato, dopo aver meditato un po’, egli esclamò: “Questo è il luogo della mia fine, come mi era stato predetto; sia fatta la volontà di Dio. Qui terminerò la mia vita”.

Secondo i suoi oppositori Federico, invece, si sarebbe recato in Puglia per la sua amata caccia ai falconi e, capitato per caso in un villaggio, avrebbe violentato una fanciulla nella chiesa proprio sotto l’immagine della Vergine. Per questo crimine e per volere divino Federico sarebbe stato colpito da un attacco di dissenteria. Trasportato poi a Fiorentino, il figlio illegittimo Manfredi lo avrebbe soffocato con un cuscino sul volto o con un veleno mortale secondo altre fonti. Il motivo del parricidio sarebbe ricondotto alla paura di Manfredi di perdere la successione al Regno di Sicilia nel caso che suo padre non fosse morto o avesse fatto testamento. Si tratta ovviamente di una leggenda costruita ad hoc dalla parte guelfa per infangare i membri più pericolosi della fazione opposta.
Prima di morire, il 10 dicembre, l’imperatore decise di far redigere il suo testamento dove comparivano le espressioni che si convenivano ad un sovrano cristiano, pentito dei propri peccati e rispettoso della chiesa e dove espresse la volontà di essere sepolto nella cattedrale di Palermo, accanto alle spoglie dei suoi genitori, Enrico VI di Svevia e Costanza d’Altavilla che lo avevano lasciato bambino a capo di un impero in decadimento. I resti furono tumulati in un sarcofago di porfido che lui stesso aveva fatto trasportare in quel luogo parecchi anni prima e dove tuttora è sepolto.
La morte di Federico II suscitò sentimenti contrapposti, all’esaltazione si contrappose la dissacrazione, alla divinizzazione la demonizzazione. All’idea di una morte esemplare si contrappose l’immagine di una morte da peccatore, da pagano e da scomunicato. In base a queste opposte tendenze fiorivano leggende che ora lo volevano scomparso grazie ad un anello magico, ora in fuga dall’Europa prima di ritornare per la grande riforma della chiesa, oppure, molti anni dopo, che addirittura non fosse mai morto e che da Anticristo albergava nel cratere dell’Etna.
Si narra che il momento preciso in cui morì Federico II fu scandito da eventi straordinari come la scossa di  un terremoto, un gran tuono anche se si trattava di una notte limpida e la comparsa di alcune comete.

Al di là di tutte queste affascinanti leggende esiste un luogo, Fiorentino, carico di suggestioni soprattutto se si pensa che si tratta dei resti di una città bizantina divenuta, solo per caso, il destino di quello che, a torto o a ragione, è stato un grande imperatore.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA
P. Corsi, Federico II di Svevia, aspetti e problemi, Bari 2005
www.stupormundi.it

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