Pensione, chi vince la sfida tra fondi e Tfr

Strumenti a confronto

Luigi dell'Olio I conti della serva
Andria - venerdì 01 agosto 2014
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Meglio il Tfr o il fondo pensione per assicurarsi una pensione tranquilla? Alzi la mano chi, tra i lavoratori dipendenti, non si è mai posto il quesito. La risposta non è semplice, ma vale la pena prendersi un po’ di tempo per fare una scelta consapevole, date le conseguenze che avrà sul proprio futuro.

Di sicuro c’è che l’assegno pensionistico è destinato a diventare sempre più magro. Per quanti andranno in pensione tra 20 anni non dovrebbe superare il 50% dell’ultimo stipendio. Per i giovani di oggi, andrà anche peggio, soprattutto a fronte di carriere irregolari e/o contratti precari.

Strumenti a confronto
Per evitare la perdita di valore reale, il Trattamento di fine rapporto (che è una forma di retribuzione differita) viene rivalutato di anno in anno, nella misura dell’1,5% annuo, al quale va aggiunto il 75% dell’inflazione. Dal 2006 esiste un’alternativa al trattamento di fine rapporto, rappresentata dai fondi pensione, che possono essere aperti a tutti o limitati ai lavoratori di una categoria e puntare su un approccio aggressivo (con l’esposizione all’azionario che può arrivare anche al 75%), bilanciato (metà azionario e metà obbligazionario) o conservativo (esposizione ai bond, con diversi livelli di garanzia).
Se la scelta non viene effettuata in modo esplicito entro sei mesi dall’assunzione, il Tfr confluisce automaticamente nel fondo pensione previsto dal contratto di lavoro. Altrimenti si può scegliere di lasciare il Tfr in azienda (in realtà, nelle società con almeno 50 dipendenti, viene versato al Fondo Tesoreria dello Stato presso l’Inps).

Imposte
Al momento del riscatto, è prevista una diversa fiscalità sul capitale accumulato. Nel caso del Tfr, il prelievo sarà quello previsto per lo scaglione di reddito del dipendente: quindi da un minimo del 23%, per chi guadagna fino a 15mila euro lordi annui, a un massimo del 43% per quanti incassano più di 75mila euro. Nel caso dei fondi pensione, invece, è prevista un’aliquota del 15%, che scende dello 0,3% per ogni anno di partecipazione al fondo eccedente il quindicesimo, con un limite minimo del 9% (per chi è iscritto da 35 anni). Da questa differenza di trattamento emerge chiaramente il favore del legislatore verso i fondi pensione, con l’obiettivo di spingere i lavoratori a costruirsi una soluzione previdenziale in grado di ridurre il gap tra ultimo stipendio e pensione.

Flessibilità contro protezione
I vantaggi nel versare il trattamento di fine rapporto in un fondo pensione sono evidenti sul fronte della flessibilità: dopo otto anni di adesione al fondo, infatti, è possibile chiedere in caso di necessità un'anticipazione sul capitale accumulato fino al 75%. E in caso di problemi di salute anche prima degli otto anni. Conservando il Tfr in azienda, invece, il limite di otto anni di anzianità rimane valido anche per le spese sanitarie, e inoltre è possibile chiedere solo fino al 70% del maturato.
Tuttavia, in caso di periodi di disoccupazione compresi tra i 12 e i 48 mesi, è possibile riscattare solo il 50% della posizione individuale maturata.  Questo toglie al dipendente la sicurezza di un cuscinetto, che invece avrebbe mantenendo il Tfr in azienda. Va poi detto che la scelta del fondo pensione è irreversibile, per cui non si può poi tornare indietro al Tfr tradizionale.


Rendimenti a confronto
Un calcolo effettuato dall’associazione di tutela dei consumatori Altroconsumo aiuta ad avere un’idea dei rendimenti proposti dai due strumenti:  accantonare  mille euro nel 2005 avrebbe portato al settembre 2013 a un ammontare di 1.333,46 in caso di adesione a un fondo contro 1.257,24 euro nell’ipotesi Tfr. La sfida del rendimento viene dunque vinta dai fondi, nonostante il periodo considerato sia stato caratterizzato da due crisi violente sui mercati finanziari.
Alla stessa conclusione arriva una simulazione effettuata dal Corriere della Sera. Un 30enne con un reddito netto di 1.500 euro al mese, che andrà in pensione a 67 anni, potrà ottenere con il fondo pensione un montante compreso tra 71.775 e 121.771 euro (con una somma che cresce all’aumento dell’esposizione azionaria). Se invece decidesse di lasciare il Tfr in azienda, dovrebbe accontentarsi solo di 54.204 euro.

 

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