Cyberbullismo

Molti cyber bulli agiscono in maniera aggressiva e violenta perché desiderano avere visibilità e fanno di tutto perché il loro atto venga riconosciuto e reso pubblico

Liliana D'avanzo La rubrica delle carezze
Andria - venerdì 19 settembre 2014
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Un po’ di tempo fa mi è stato chiesto di recarmi in una scuola  media Inferiore e approfondire con i ragazzi il tema del cyber bullismo.

Che cos’è?
Il termine “cyberbullismo” è una delle forme che può assumere il bullismo, e la sua evoluzione è legata all’avanzamento delle nuove tecnologie, viene cioè perpetrato attraverso i moderni mezzi di comunicazione. Il bullismo è un fenomeno ormai noto a scuola e viene definito come il reiterarsi di comportamenti e atteggiamenti diretti o indiretti volti a prevaricare un altro con l’intenzione di nuocere, con l’uso della forza fisica o della prevaricazione psicologica.

Durante il seminario ho notato quanto sia dilagante tale fenomeno tra i ragazzi e in tale contesto ho individuato vittime, persecutori, salvatori e spettatori.

La disponibilità e l’utilizzo crescente di internet e di telefoni cellulari rappresentano, per le nuove generazioni, nuovi mezzi per comunicare e mantenersi in contatto. Quella attuale è la prima generazione cresciuta in una società nella quale internet è parte integrante della vita quotidiana.

Internet rappresenta per gli adolescenti un contesto di esperienze e “social networkizzazione” irrinunciabile: si usa per mantenersi in contatto con amici e conoscenti, cercare informazioni, studiare, etc.
I ragazzi quando usano internet o i cellulari in maniera inadeguata sono a rischio di commettere azioni che sfiorano la legalità, se non veri e propri reati, ma anche essere oggetto di aggressioni,prevaricazioni dirette o indirette.
Come accade per tale fenomeno.

Molti cyber bulli agiscono in maniera aggressiva e violenta perché desiderano avere visibilità e fanno di tutto perché il loro atto venga riconosciuto e reso pubblico. La maggior parte dei bulli della rete infatti, agisce da bullo proprio per attrarre su di sé le attenzioni dei mezzi di informazione, per ricevere cioè dal mondo esterno tutte quelle attenzioni che non ricevono quotidianamente all’interno della loro famiglia o del loro gruppo di amici.

Il cyber-bullo agisce con la metodologia del file-sharing cioè la notizia o un video vengono pubblicate in rete.
Per prevenire questo fenomeno si deve educare gli adolescenti e tutti quei giovani che navigano su internet a riflettere, che prima o poi, una persona a cui si tiene molto, verrà a conoscenza del comportamento deviante messo in atto.
Ad esempio, è necessario che colui che entra in una chat, o colui che filma le violenze effettuate nel mondo della vita reale con un videofonino (per poi trasmetterlo ad altri o pubblicarlo sul web)  sia consapevole che non è assolutamente protetto dall’anonimato, e che le tracce del suo comportamento non potranno essere cancellate.

Se dovessimo delineare la figura del cyber-bullo, non è altro che una persona che indossa una sorta di maschera virtuale, e che sfrutta questa nuova situazione per compiere dei comportamenti disinibiti e aggressivi. È importante sottolineare che non solo il bullo ha l’impressione di essere invisibile, ma anche che è la stessa vittima ad apparire tale.

Se da una parte il bullo si crede invisibile e quindi non accusabile e non scopribile, dall’altra parte la vittima appare al bullo non come una persona vera e propria, bensì come un’entità semi-anonima e non dotata di emozioni e sentimenti. Mancano cioè, nel rapporto tra il cyber-bullo e il cyber vittima, tutta quella serie di feedback che fanno capire al bullo che la vittima sta soffrendo.

Per tale motivo la distanza sociale può essere la causa di atti violenti e orribili. “Distanza sociale” che negli scambi comunicativi eseguiti tramite il computer vengono amplificati. Infatti vengono a mancare il linguaggio del corpo, il suono della voce e tutti gli altri aspetti della comunicazione che sono presenti nel mondo reale e conseguentemente il bullo non riesce a capire che il dolore, la frustrazione, l’umiliazione, generata nei confronti della vittima, sono tutti dei sentimenti reali.

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