Per osare ci vuole coraggio

Tra istruzione e civiltà, bisogna "garantire" la scuola anche ai nuovi poveri

Lucia M. M. Olivieri Universo Scuol@
Andria - venerdì 10 ottobre 2014
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«Per osare ci vuole coraggio...per conoscere è fondamentale avere fame di immergersi nel fondale dell'umanità. Oggi la scuola è cambiata...in questa città tanti ragazzi, provenienti da famiglie investite dagli effetti letali della crisi economica in atto, rischiano di non poter fruire di un sacrosanto diritto costituzionalmente garantito: il diritto allo studio. Da questi ragazzi, privi di mezzi economici, deve partire la rivoluzione radicale della scuola. Oggi è necessario che la scuola sia popolata da sentinelle, o meglio da occhi vigili, pronte ad individuare e risolvere situazioni critiche. La cultura genera la fame di conoscere, l'ignoranza genera indifferenza e quindi sedentarietà.»

Sono contenta che un nostro lettore abbia commentato l’articolo della settimana scorsa, regalandomi lo spunto per parlare di diritto allo studio. «Ogni individuo ha diritto all'istruzione gratuita e obbligatoria almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali; l'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace» (art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani).

Il diritto all'istruzione, quindi, è uno dei diritti fondamentali della persona, che nella nostra società contribuisce a formare, a forgiare una persona. Perché? Qual è l’importanza che riveste lo studio, l’istruzione nella vita di un cittadino? Sarò di parte, ma sono fermamente convinta che essa sia IL diritto fondamentale, che non è fine a sé stesso ma costituisce la strada per l'esercizio degli altri diritti, tra cui la pace, il rispetto, la comprensione.

Viviamo in un’epoca di contrasti. Leggevo sulla Repubblica online che «in Italia, in due anni, su circa 10 milioni di minori quelli in stato di indigenza sono passati da 723mila a 1 milione e 434mila. Molti altri vivono in una zona grigia e sono ad alto rischio. "Una situazione che colpisce fasce di età sempre più basse e che interessa anche vaste aree del Nord", osservano gli esperti. Gli effetti si spingono oltre le privazioni materiali, diventano deficit sociale con migliaia di ragazzi esclusi dallo sport, dalla cultura, dalla possibilità di invitare un amico a casa. I finanziamenti per combattere l'impoverimento sono stati dimezzati».

Per osare ci vuole coraggio: è vero, ci vuole il coraggio di non fermarsi davanti alle mirabolanti promesse, spesso non mantenute, di politici e demagoghi; ci vuole soprattutto il coraggio, addirittura temerario in certi casi, di riunire attorno e dentro alla scuola i nostri ragazzi, attuando in prima persona – per insegnare – atteggiamenti sociali positivi, comportamenti legali e funzionali all’organizzazione democratica e civile della società. A che serve insegnare l’educazione civica se poi si evadono le tasse?
Il diritto allo studio, il diritto a frequentare la scuola nasce dall’esigenza di favorire lo sviluppo di un’autonomia di giudizio e di uno spirito critico, strumenti mentali indispensabili per saper discriminare le varie forme di comportamento ed arginare i fenomeni negativi, emarginandoli nella coscienza collettiva.

A questo “serve” la scuola: a fornire gli strumenti per capire, a stimolare la voglia di andare oltre le parole di un singolo uomo per scrutare nei suoi meandri la società, a discriminare tra le fonti e non tra le persone.
Aspetto, anche questa settimana, i vostri commenti e i vostri spunti. Inviatemi una mail a luciamariamattia@yahoo.it

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