Il Parco dell’Alta Murgia e il Castello del Garagnone: conoscere e vivere il territorio

La storia del nostro territorio, di un patrimonio paesaggistico e ambientale inestimabile che fa da cornice ad emergenze architettoniche come le masserie, gli jazzi e i trulli

Antonella Casucci Impara l'Arte e...
Andria - venerdì 17 ottobre 2014
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Dopo città, vie della transumanza, toponimi, chiese, sculture, tavole e travi dipinte la consapevolezza del nostro territorio non può prescindere dalla conoscenza del Parco Nazionale dell’Alta Murgia e, in particolare, di uno dei suoi simboli, la rocca del Garagnone, altra mèta conosciuta e visitata grazie ai volontari del Circolo Legambiente di Andria.

Questa non è storia dell’arte, ma molto di più. È la storia di un territorio, del nostro territorio, di un patrimonio paesaggistico e ambientale inestimabile che fa da cornice ad emergenze architettoniche come le masserie, gli jazzi, i trulli, i muretti a secco disseminati per tutta la Murgia e che fa da sfondo a quello che, attualmente, appare come un rudere, ma che, in passato, era il castello del Garagnone.
Ma prima di ripercorrere le fasi storiche del castello è doveroso un cenno sul Parco.

Il Parco Nazionale dell’Alta Murgia, istituito nel 2004, è il più esteso d’Italia con i suoi 68.077 ha che interessano la Provincia di Bari e quella di Barletta, Andria e Trani, le Comunità montane della Murgia Nord Occidentale e della Murgia Sud Orientale e 13 comuni, tra cui la nostra città che vanta una delle estensioni maggiori con i suoi 12.000 ha.

Il Parco occupa un territorio, la Murgia, costituito prevalentemente da roccia calcarea formatasi 130 milioni di anni fa, nel Cretaceo e caratterizzato prevalentemente dalla pseudo steppa mediterranea, una vegetazione erbacea, bassa e stentata, risultato di attività umane particolarmente invasive come il disboscamento, l’incendio e il pascolo.

Le Murge, un tempo, erano ricoperte interamente di boschi di querce, ma, la bassa fertilità dei suoli, l’aridità e l’assenza di acque superficiali dovuta alle porose rocce calcaree hanno reso questo territorio, fin dalla preistoria, idoneo alla pastorizia e all’agricoltura portando al regredire dei boschi originari a pascolo. La Murgia, così come appare oggi, con le sue grotte carsiche, gli inghiottitoi, le creste rocciose e gli elementi architettonici di vario pregio sopra citati, non è altro che il prodotto dell’azione antropica che per millenni ha abitato e lavorato questa terra.
Il castello del Garagnone,o meglio, ciò che ne resta, è solo uno dei tanti segni tangibili della presenza dell’uomo in questo territorio.

Attualmente situato nell’agro del comune di Spinazzola, il castello del Garagnone si trova sul luogo di fondazione dell’antica Silvum, città peuceta posta sulla via Appia, dominando la valle tra i rilievi che segnano, ancora oggi, i confini tra Puglia e Basilicata. In effetti, il castello risalente al periodo normanno e successivamente ricostruito o riadattato da Federico II, rientrò nella rete castellare da quest’ultimo pensato per la difesa e il controllo del territorio della Puglia, con fortificazioni disposte lungo i principali assi viari che attraversavano la regione. Alle sue spalle si trova, infatti, il Castel del Monte e di fronte, a guardia della Basilicata, i castelli di Palazzo S. Gervasio e di Monte Serico, quest’ultimo tuttora visibile dall’altopiano su cui si trovano i resti della rocca.

Ma oltre a questa funzione politica, il castello aveva anche un’importante funzione economica finalizzata alla commercializzazione dei cereali che venivano prodotti sull’altopiano murgiano per poi essere trasportati verso il porto di Barletta, utilizzato strategicamente per rifornire i territori conquistati con le crociate.

Definito anche “castello invisibile” o “castello nella roccia” in quanto costruito con pietre della stessa murgia per renderlo meno visibile ai possibili invasori, fu edificato su uno dei punti più alti della Murgia, a 600 metri sul livello del mare (la vetta più alta è Monte Caccia a quota 679 m).
Il nome del sito compare per la prima volta in un atto notarile del 1149: un tal Petro Guarannioni f. Amati riceve un beneficio da Nicola, figlio di Pietro da Corato. Nel 1174 l'esistenza del castello è confermata dalla presenza di un castellano di nome Ionatha.
Le fonti storiche narrano come il castello abbia avuto svariati domini fino al terremoto del 1731 che segnò la quasi completa distruzione ed il relativo abbandono dell'insediamento.

Oggi restano soltanto le fondamenta ed alcune mura di  cinta, mentre in un documento del Catasto del Feudo di Garagnone, datato 1695-1696 è descritto come segue: “un edificio a due piani, con un ingresso coperto a lamia, due  stanze ad uso di stalla e un altro ambiente in cui si teneva la paglia al primo piano. Una scala scavata nella roccia portava ad un cortile scoperto intorno al quale si disponevano un magazzino, una cappella, su cui c’era una stanzetta e una stanza più grande usata anch’essa come magazzino. Ancora sul cortile, ma a sinistra, si affacciavano sei stanze, quattro per abitazione e due di cui non è indicato l’uso e ancora, un ambiente con il centimolo [macina azionata da un mulo] e uno con il forno”.
Certamente è necessaria un po’di immaginazione per ricostruire mentalmente tutto ciò, ma la straordinaria unicità del paesaggio che si osserva stando lassù in cima, non c’è bisogno di raccontarla, semplicemente di viverla. Se amate la natura e vivere consapevolmente il territorio è un’esperienza assolutamente da fare.

 

 

 

Bibliografia e sitografia:
www.pugliaindifesa.org
I quaderni del Parco. Il Garagnone. Parco Nazionale dell’Alta Murgia, 2008,  vol. 1

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