L’omosessualità dell’adolescente

L’adolescente è alla ricerca di indizi che lo aiutino a capire chi è e quale sia l’oggetto dei propri desideri

Liliana D'avanzo La rubrica delle carezze
Andria - venerdì 28 novembre 2014
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Nel periodo dell’adolescenza i ragazzi e le ragazze, ma soprattutto i maschi, si pongono molti interrogativi sull’omosessualità. Per molti si sviluppa una vera e propria paura di essere omosessuale o di diventarlo, in un momento in cui vi sono pulsioni molto forti e allo stesso tempo un’identità critica. Il ragazzo allora cerca delle risposte, vuole essere rassicurato, ad esempio, sul fatto che l’amicizia che prova per un coetaneo dello stesso sesso non è indice di omosessualità, o che se ha dei contatti sessuali con ragazzi del proprio sesso ciò non significa essere omosessuale.

Nell’adulto vi è una chiara distinzione tra desiderio omosessuale e fantasia omosessuale:  il desiderio è una chiara rappresentazione di impulso ad agire, mentre la fantasia può rimanere relegata a quel livello senza necessariamente produrre desiderio.  La stessa distinzione non si può produrre per l’adolescente che confonde la paura di scoprirsi omosessuale con il desiderio reale di avere contatti di tale tipo.  L’adolescente è alla ricerca di indizi che lo aiutino a capire chi è e quale sia l’oggetto dei propri desideri. Molte volte l’esito della sua ricerca lo porta  a  trovare aspetti o segni contrastanti tra loro che finiscono con il provocare angoscia.

Questo accade prevalentemente nei ragazzi, mentre le ragazze sperimentano generalmente minori angosce rispetto alle loro fantasie e desideri omosessuali. Spesso ciò che una ragazza prova verso un’altra ragazza non le pare una scelta di tipo sessuale, ma un forte legame sentimentale, un’amicizia profonda.

Troviamo molti adulti che ricordano di aver vissuto esperienze omosessuali, più o meno esplicite, da adolescenti; spesso ricordano il periodo come improntato alla necessità di capire come amare, prima di poter decidere quale avrebbe potuto essere il modo più adatto per se stessi.
L’adolescenza è l’età delle forti amicizie, dei grandi trasporti sentimentali tra i ragazzi anche dello stesso sesso. Può accadere che queste amicizie passino dal piano  sentimentale- affettivo a quello sessuale, quindi all’omosessualità, che si esprime generalmente con la masturbazione reciproca. Nella maggior parte dei casi, sia che si tratti di episodi isolati che di episodi ripetuti, il comportamento omosessuale è destinato a scomparire e a lasciare spazio a quello eterosessuale.

Si conferma quindi che l’omosessualità è da considerarsi un fenomeno del tutto transitorio, quasi fisiologico, che nella gran parte dei casi non avrà ripercussioni negative sulla scelta sessuale successiva. Avrebbe prevalentemente la funzione di esorcizzare la paura dell’anomalia e di rassicurarsi attorno alla propria virilità o femminilità.

In quali situazioni il comportamento omosessuale nell’adolescente si struttura come modalità esclusiva?
Generalmente ciò avviene quando, per qualche motivo, l’adolescente non si sente in grado di avere rapporti regolari con l’altro sesso. Questa paura può derivare da vari fattori: paura di avvicinare l’altro sesso, scarsa autostima dovuta ad un difetto fisico reale o immaginario, sottovalutazione delle proprie capacità di seduzione, convinzione di avere dei tratti, fisici o comportamentali, troppo caratteristici dell’altro sesso.

Queste osservazioni ci portano ad affermare che l’omosessualità può essere vissuta nell’ambito della normalità, non della malattia. Ne consegue che non può più essere considerata un sintomo da curare,ma semplicemente una variante del comportamento sessuale usuale.
La sessuologia contemporanea afferma che “da curare c’è solo il pregiudizio”.

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