Beethoven: tra genio e sordità

La terribile consapevolezza di non sentire più i suoni della vita, non ha impedito al suo genio di tradurre in immagini e figure musicali tanto le delicate sensazioni quanto le sue imponenti interpretazioni del mondo

Agnese Paola Festa MusicaLmente
Andria - venerdì 06 febbraio 2015
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“Mentre suono, l’ovatta nelle orecchie, toglie al mio udito il brusio che sento continuamente”. Così Beethoven descrive una sordità angosciosa che inizia all’età di 26 anni, e che escluse il Maestro dalla sua vita di relazione portandolo alla sordità profonda. Gli spartiti composti da Beethoven risentono dell'influenza dei suoi problemi d'udito. Lo rivela un gruppo di studio olandese: le note che riusciva a sentire erano quelle più usate. I ricercatori di un team olandese che ha analizzato parte della musica del grande compositore, ha riscontrato che, via via che passavano gli anni e l’udito diminuiva, le composizioni includevano un numero sempre minore di note alte.

La sordità di Beethoven cominciò dall’orecchio sinistro e poco dopo colpì anche il destro. La sordità peggiorò progressivamente, accompagnata dal tinnito, una sensazione di qualcosa che squilla o, piuttosto, ruggisce nelle orecchie. A 39 anni il continuo ronzare del tinnito lo aveva portato sull’orlo del suicidio: «[…] poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita. La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto». La lettera di Beethoven a Wegeler indica che la sua sordità, intorno al 1800, era già profonda. Ci sarebbe stata un’evoluzione della malattia, ma il grosso della patologia a quell’epoca era già ben definito.

La terribile consapevolezza di non sentire più i suoni della vita, non ha impedito al suo genio di tradurre in immagini e figure musicali tanto le delicate sensazioni quanto le sue imponenti interpretazioni del mondo.

Ma se la sordità di Beethoven non ha impedito la composizione, ha sicuramente costretto il Maestro ad abbandonare la carriera di concertista all’età di 44 anni, età che per un’artista, di solito è il culmine della produzione e del rendimento.

Di tutta la sua vita, resta in noi e per noi l’immagine di un Beethoven fiero e solitario che osserva le immagini un mondo circostante immerso nel silenzio, e le trasferisce trasformandole in musica.

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