Poco credito alle imprese e alle famiglie: è tutta colpa delle banche?

La zavorra che pesa sulle banche

Luigi dell'Olio I conti della serva
Andria - venerdì 06 febbraio 2015
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Scarsa disponibilità a finanziare le imprese e poca flessibilità verso chi chiede un mutuo, a meno che non abbia una posizione contrattuale “sicura” e uno stipendio consistente. Sono le accuse che vengono mosse con maggiore frequenza agli istituti di credito. Un problema non nuovo, ma che si è via via acuito con la crisi.

Porte chiuse in filiale
Del resto, i dati diffusi dalla Banca d’Italia confermano il credit crunch in atto: a novembre i prestiti sono calati dell’1,6% rispetto a novembre 2013, che già non era stato un mese esaltante su questo fronte. Al contempo, uno studio realizzato da Crif rileva che nel 2014 la domanda di credito da parte delle imprese è cresciuta del 7,4% rispetto al 2013. Dunque, le aziende continuano a bussare alle porte delle filiali, ma spesso non ricevono risposta. La situazione è migliore per quanto riguarda i mutui, che nei primi nove mesi del 2014 sono cresciuti nell’ordine del 7,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quindi la situazione sta migliorando, anche se molti continuano a lamentare che le concessioni arrivano con il contagocce a chi ha un contratto di lavoro precario o non ha messo da parte almeno il 40% del valore complessivo dell’immobile.

La zavorra che pesa sulle banche
Eppure negli ultimi mesi la Banca centrale europea è intervenuta a più riprese per ridurre il costo del finanziamento da parte delle banche. Prima abbassando i tassi, quindi lanciando Tltro, che permette agli istituti di finanziarsi allo 0,15%, a patto di destinare poi le somme raccolte all’economia reale. In occasione delle prime due aste di questo programma, la richiesta delle banche è stata molto al di sotto delle previsioni e questo spiega buona parte delle ragioni alla base del credit crunch.  In sostanza, la liquidità non manca ed è anche a buon mercato. Tuttavia gli istituti non si fidano a prestarlo per il timore di non vederselo restituire, complice il persistere della debolezza congiunturale. Del resto, le sofferenze bancarie (prestiti che difficilmente saranno rimborsati) hanno raggiunto la cifra record di 181 miliardi di euro, di cui 31 miliardi accumulati negli ultimi dodici mesi.

Al di là di questo numero sintetico, vi sono due tendenze: da una parte le imprese in difficoltà, che chiedono alle banche prestiti per andare avanti, ma ricevono una risposta negativa perché considerate troppo rischiose; dall’altra le aziende sane, che le banche finanzierebbero volentieri, ma che non hanno necessità di indebitarsi perché – con la crisi persistente – hanno smesso di investire. Una situazione dalla quale diventa estremante difficile uscire.

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