Riparo del Cavone

Incisioni rupestri nella Murgia risalenti all'età dei metalli

Antonella Casucci Impara l'Arte e...
Andria - venerdì 13 febbraio 2015
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Ancora una volta la nostra Murgia ci stupisce. Ancora una volta ci troviamo nei pressi  di Spinazzola, in località “il Cavone”, proprio ai margini del Parco Nazionale dell’Altamurgia, lungo la strada statale che collega Spinazzola a Castel del Monte, sopra una grande cava di pietra, la cui attività sembra minacciare gravemente l’ambiente circostante e il sito di cui si tratterà. Ancora una volta, grazie ai volontari del circolo Legambiente di Andria, si aggiunge una voce alla lista dei “luoghi da visitare” tra quei luoghi di cui, spesso, troppo poco o nulla si conosce.
ll Riparo del Cavone, largo m 8 e alto 5, situato su uno sperone di roccia che domina il paesaggio, rappresenta un ottimo punto di osservazione affacciandosi sia, a est, sulla valle laterale che ospita la cava di pietra di cui sopra, ma anche sulla valle principale lungo l’asse che collega il mar Ionio al fiume Ofanto. È probabile che il riparo sia servito in epoca protostorica come rifugio temporaneo o come luogo di appoggio per pastori di passaggio, sebbene il sito potrebbe far parte di una rete pensata per il controllo territoriale della vallata principale.

Ma perché ci troviamo qui?
Uno studio del Dipartimento di Scienze Archeologiche dell’Università di Pisa, pubblicato nel Bollettino di Paletnologia Italiana del 2008, è stato condotto su alcuni saggi archeologici realizzati proprio in questa zona, in seguito a segnalazioni sulla presenza di materiale ceramico e litico in superficie, sia per verificare la presenza di insediamenti antropici pre o protostorici che per documentare un masso, caratterizzato da una superficie piana e fortemente lisciata, non si sa ancora se intenzionalmente, localizzato sotto un piccolo riparo sul limite dell'altopiano e recante numerose incisioni, attribuibili all’età dei Metalli. L’insieme delle incisioni, con cui sono state riscontrate analogie con l’arte rupestre della Spagna orientale, della Francia meridionale e in alcune località della Liguria e dell’arco alpino, sembra avere in Puglia un unico confronto nelle incisioni sulla parete della Grotta del Crocefisso di Ruffano (Lecce).

Cosa rappresentano queste incisioni?
Innanzitutto è doveroso specificare che numerose incisioni, sono di età recente, considerando che il luogo è accessibile a tutti e, quindi, chiunque non abbia sensibilità e rispetto per le testimonianze del passato, avrebbe potuto o potrebbe, purtroppo, giungendo al riparo, “scarabocchiare” la superficie incisa. Tuttavia, l’insieme dei segni nel complesso è da considerarsi il risultato di una sovrapposizione avvenuta nel corso dei secoli, dove sono state individuate singole lettere o serie alfabetiche ascrivibili all’età storica, probabilmente tra XVII e XVIII secolo e altri segni che, per lo stile e l’iconografia, nonostante la problematicità della datazione, possono essere ricondotti ad un momento dell’età dei Metalli, tra Eneolitico ed inizi dell’età del Bronzo.

Questi ultimi individuano diverse tipologie di simbolo, la più diffusa delle quali è quella rappresentata da motivi antropomorfi, divisi a loro volta in sette diverse categorie a seconda che riportino la testa, le mani, i piedi o altre caratteristiche e il più delle volte affiancati da altri motivi come le stelle a cinque punte, gli elementi cruciformi, gli elementi a zig zag, le farfalle o clessidre, le losanghe, i fasci di tratti paralleli, i pettiniformi, quasi a comporre delle scene; si riscontrano poi, elementi zoomorfi e recinti tra loro associati, potendone facilmente intuirne il motivo.

Altrettanto facile non è comprendere il significato dell’intera scena, per quanto nel Cavone l’associazione di stelle, clessidre, losanghe ed antropomorfi sembri coeva per la rappresentazione di una scena il cui significato resta tuttora ignoto e su cui si sono solo avanzate delle ipotesi: potrebbe trattarsi di una cerimonia, una scena di caccia oppure l’evocazione di una battaglia tra gruppi diversi.
Certamente, gli Enti competenti dovrebbero tutelare e valorizzare questi luoghi, la cui storia costituisce la nostra stessa storia, eppure molto spesso ciò non accade e testimonianze rilevanti del nostro passato rischiano di scomparire per noncuranza. Basti pensare che sulla parete del riparo sono piantati perni da alpinisti, utilizzati da chi ha deciso di svolgere questa attività proprio qui, in un luogo sicuramente suggestivo, tant’è che tutta la zona circostante è costellata allo stesso modo da perni, ma con quel “piccolo” dettaglio, le incisioni, da tenere in considerazione e tutelare affinché anche altri ne fruiscano prima che sia troppo tardi.

 

 

 

 


BIBLIOSITOGRAFIA
P. Astuti, M. Colombo, R. Grifoni Cremonesi, M. Serradimigni, M. Usala,  Incisioni rupestri dal Riparo del Cavone ( Spinazzola, Bari) in Bollettino di Paletnologia Italiana, Roma 2008, vol.97, pp. 127-147
http://cosimoforina.blogspot.it/2013/09/beni-culturali-la-murgia-che-non-ti.html

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