Rinnovare Inarcassa

Una sfida possibile e necessaria

Marialba Berardi architettur_A_ltrove
Andria - venerdì 13 marzo 2015
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Si sono appena concluse le votazioni che hanno visto  architetti ed ingegneri  liberi professionisti  chiamati ad esercitare il loro diritto/dovere di voto, per scegliere il loro rappresentante al Comitato Nazionale dei Delegati, per il quinquennio 2015-2020.
Siamo ormai giunti all’appuntamento che vede noi architetti – insieme agli ingegneri – coinvolti nel rinnovo degli organi di rappresentanza della nostra cassa previdenziale, Inarcassa, che si elegge ogni cinque anni.

Reduci dalle modifiche introdotte dalla sciagurata riforma Fornero, finalmente ci siamo accostati a questa scadenza in maniera più responsabile, consapevoli dell’importanza di tenere sotto controllo un ente del quale, oggettivamente, in questi decenni non ci siamo interessati a sufficienza, badando ad onorare scadenze e pagamenti  senza preoccuparci di approfondirne il funzionamento e le ripercussioni che la sua gestione avrebbe potuto avere sul nostro futuro.
Ad oggi, ‘grazie’ anche alla crisi economica che, da un lato ha ridotto il volume di lavoro lasciandoci più tempo per occuparci di tali questioni, dall’altro ci ha resi più attenti a prefigurare il nostro futuro -partendo da un presente già molto problematico -  l’attenzione su tali questioni è molto alta, come anche la mobilitazione che ha visto una maggiore partecipazione degli iscritti alla campagna elettorale che si è appena conclusa.

Nel nostro territorio provinciale è emerso – al di là di piccole e poco rilevanti sfumature – una certa compattezza di intenti nel voler portare avanti un programma di governo ‘alternativo’ rispetto a quanto si è visto fino all’ultimo quinquennio, in linea, tra l’altro, con quello di molti gruppi di attivisti in gran parte del nostro paese, proponendo una serie di importanti modifiche alla famigerata riforma del 2012, e stabilendo soprattutto un principio di interconnessione tra la cassa ed i suoi iscritti, incentivandone spazi  ed opportunità di dialogo e interrelazione.

Per raggiungere tali obiettivi gli ordini professionali di tutta Italia hanno inteso urgente e improcrastinabile proporsi quali istituzioni deputate a svolgere tale delicatissimo ruolo, condividendo insieme a gran parte degli iscritti una serie di istanze di cambiamento, confluite in proposte programmatiche finalizzate ad una gestione più equa, solidale e trasparente della cassa previdenziale.
Ci si auspica ed aspetta che con la elezione dei ‘nuovi’ delegati si possa riuscire a modificare alcuni aspetti della riforma, applicando principi di equità non solo intergenerazionale ma tra generi e livelli reddituali diversi, ad ottenere maggiore sussidiarietà sviluppando politiche di sostegno alla professione ed azioni concrete di solidarietà verso i professionisti in difficoltà -che sono i giovani che hanno estrema difficoltà ad entrare nel mondo della professione, ma anche i meno giovani che, per effetto della crisi economica, si sono visti improvvisamente esclusi da tale mondo - per rendere l’assistenza più ampia nei confronti di soggetti deboli.

Ma soprattutto uno degli scopi più urgenti è il controllo della gestione del cospicuo patrimonio (immobiliare e non), di cui Inarcassa gode – che è proprietà di tutti gli iscritti - e per il cui sfruttamento è necessaria una maggiore trasparenza nella scelta degli investimenti, eliminando tutta una serie di società che sono solo scatole vuote, create al solo scopo di ‘remunerare’ alcuni soggetti nella logica perversa del controllo e dell’orientamento delle decisioni da sottoporre al voto dell’assemblea, facendo confluire i rendimenti finanziari nelle pensioni degli iscritti o nei servizi assistenziali dovuti, oltrechè una più oculata gestione del patrimonio immobiliare, vergognosamente poco produttivo e remunerativo ed in molti casi in stato di totale abbandono.

Attuare, cioè, una politica di più ampio respiro che può vedere lo stesso ente, al fianco di pubbliche amministrazioni o anche di privati, protagonista e promotore di iniziative ‘imprenditoriali’ che sviluppino opportunità di lavoro per i suoi iscritti – iniziative di restauro/recupero degli immobili in disuso di proprietà dell’ente, prospettandone anche un utilizzo a favore degli iscritti, co-partecipazione nei piani e programmi urbanistici di RI.U.SO. (Rigenerazione Urbana Sostenibile) ,  realizzando progetti mediante la promozione di concorsi di progettazione.
Tutte attività, queste,  che possono non solo lasciare tracce concrete e positive della nostra attività professionale, ma che raggiungano anche l’obiettivo di rilanciare il ruolo dell’architetto nel panorama economico-sociale e rimarcandone altresì l’importanza e rilevanza per tutta la collettività.

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