La Puglia val bene una Destra

La campagna elettorale regionale assume il sapore di una resa dei conti

Nico Lotito A Lume Spento
Andria - venerdì 03 aprile 2015
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La Puglia val bene una Destra. Parafrasando il celebre detto di Enrico IV, pronunciato in occasione della sua incoronazione, si rende perfettamente l'idea di quanto si sta verificando nella nostra Regione relativamente alla compagine del centro-destra. La Puglia viene erta a sacrificio sostenibile di una svilente singolar tenzone tra l'anziano Sovrano e il suo, ormai ex, fido Scudiero. Arbitro del duello: il candidato del centro-destra per lo scranno di governatore della Regione Puglia; spettatori non paganti: gli elettori sempre più restii ad attingere a quel residuo di entusiasmo di cui dispongono; oggetto del contendere: l'eterno diritto alla successione a leader di un partito sempre più frazionato in correnti e correntucole. Risultato inevitabile, una campagna elettorale che stenta a decollare con somma difficoltà di chi, già in campo da mesi, non riesce ad accreditarsi in modo definitivo nei confronti degli elettori.

Il quadro che emerge è tutt'altro che edificante per il centro-destra regionale che, stante lo spessore della diatriba e l'oggetto del contendere, è sempre più imperniato su logiche centriste tipiche dei tempi d'oro dello scudo crociato. A far da contraltare ad una classe politica dirigente sempre più distante dalle posizioni dell'elettorato, la progressiva maturazione di quest'ultimo che chiede semplificazione e la promulgazione di “linee guida” di facile consultazione.

Tra lealisti e ricostruttori, coordinatori dimissionari e coordinatori di nomina recente, commissari regionali legittimati ma non del tutto riconosciuti, a farne le spese è una delle Regioni che più di altre ha contribuito all’affermazione di quello stesso partito che oggi sembra voler giocare a nascondino con gli elettori; in ballo non solo la nomina della prossima amministrazione regionale, ma anche, e soprattutto, il futuro stesso del centro-destra pugliese da troppo tempo monco di una classe dirigente all’altezza delle sfide che si pongono per il prossimo futuro e scarsamente in grado di lavorare per riformare una forza politica da sempre maggioranza nella nostra Regione.

Ci aspetta, dunque, una Pasqua di passione: a giorni sapremo se si sarà trattato si semplici schermaglie o se, come oggi appare evidente, lo strappo non sarà ricucito; in tal caso si prospetta una doppia candidatura nelle fila del centro-destra con buona pace di lealisti e ricostruttori e con i lauti omaggi di Emiliano che, a quel punto, vedrebbe spianata la strada per una vittoria che nelle ultime settimane non appariva più così scontata. A quel punto Forza Italia, o quel che ne resterebbe in Puglia, dovrà assumersi tutte le responsabilità del caso e farsi carico delle conseguenze di un’amministrazione che di poco, o forse nulla, si differenzierà da quella che ci ha malgovernati nell’ultimo quinquennio. Qualora, al contrario, si dovesse addivenire ad una ricomposizione dello strappo, Forza Italia ne uscirebbe comunque ridimensionata avendo accettato le condizioni poste dall’oncologo barese ormai nettamente schierato con Fitto e i ricostruttori.
La sfida che si pone è, dunque, tutta interna al centro-destra preso, ora più che mai, da un processo di netta riorganizzazione che, quasi sicuramente, produrrà nuovi equilibri; ancora una volta la Puglia si candida al ruolo di fucina politica e teatro di sperimentazione di alleanze che, necessariamente, produrranno effetti a livello nazionale.

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