Expo Milano, una sfida che “comincia solo adesso”

Dopo mille polemiche, scandali, nomine commissariali, ghufate e rassicurazioni sui tempi di consegna, stiamo vivendo l’ultimo ‘conto alla rovescia’con la mente piena di domande…..vi saranno risposte?

Marialba Berardi architettur_A_ltrove
Andria - venerdì 10 aprile 2015
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È cominciato già da un po’ il count-down per giungere al primo maggio, giorno dell’inaugurazione ufficiale ed apertura al pubblico dell’esposizione milanese, sulla quale negli ultimi anni si sono concentrate le speranze di ripresa economica – finora decisamente deluse – per questa nostra povera Italia, stretta nella morsa duplice, che vede da un lato le aggressioni di una crisi internazionale che ci vede vittime inermi, e dall’altro lo sfacelo di un sistema di governo degli appalti pubblici per i quali siamo costretti a registrare per l’ennesima volta la nostra colpevole predilezione per sistemi ‘a dir poco’ non trasparenti, che celano al loro interno l’eterno cancro della corruzione.

Ma in questa corsa affannosa contro il tempo, in questa epica sfida per dimostrare che “ce la possiamo fare” nonostante non siamo dotati della teutonica capacità di programmare e scandire tempi  e progetti, abbiamo voluto ricercare nel passato esperienze simili, per difficoltà e fattore di rischio, giusto per non sentirci ‘soli’.
Siamo andati molto lontano nel tempo e nello spazio, giungendo alla esposizione di Chicago del 1893, nella cui narrazione i giornali dell’epoca usarono toni retorici e trionfalistici molto caricati, per sottolinearne la eccezionalità del risultato da raggiungere, in tempi piuttosto ristretti.

Quella vicenda fu una scommessa, a partire dalla scelta del Congresso che preferì Chicago appunto alla più sofisticata New York nell’assegnazione dell’esposizione, ma soprattutto fu un’occasione unica di rinascita, per una città che nella sua veloce espansione viveva già in quei tempi fenomeni di delinquenza e di violenza urbana, oltrechè essere attanagliata da gravi problematiche legate all’igiene urbana ed ad una generale scarsa vivibilità.

Anche la scelta dell’area fu sintomatica: la White City fu collocata in un’area marginale sulle sponde del lago Michigan, una zona malsana che però vide la sua ripresa proprio grazie ai lavori per l’esposizione universale, la quale rappresentò una enorme fucina di idee con grandi protagonisti del panorama culturale e progetuale del tempo, tra cui ricordiamo solo Frederick Law Olmsted, importante architetto paesaggista autore del Central Park, oltreché della coppia di giovanissimi e promettenti Louis Sullivan e Frank Lloyd Wright.

Ricordare questa vicenda ci infonde una certa fiducia e nel frattempo registriamo già alcune tappe conclusive del cantiere milanese.

Come quella del padiglione Vanke (azienda cinese), disegnato da Daniel Libeskind e realizzato completamente da un’impresa italiana – il che ci fa immenso piacere – la  Bodino Engineering di Torino. Il progetto si ispira alla Montagna Sacra della Cina, la Huan Shan, e si presenta più come una scultura che come una vera e propria architettura, rivestita da migliaia di piastrelle rosse che rinviano il pensiero alle scaglie del dragone, protagonista degli spettacoli del tradizionale capodanno cinese.

Ma ciò che più conta riguarda, da un lato, l’eventuale ‘spinta’ che questa occasione può costituire per l’economia nazionale, riflettendo l’immagine di un paese che punta non solo sulla qualità dei suoi prodotti, ma anche sulla correttezza dei processi produttivi che, uniti alla notoria creatività, ed alla sempre maggiore valorizzazione dell’immenso  patrimonio ambientale-storico-architettonico-artistico-archeologico potranno costituire le basi per il Rinascimento economico e sociale del nostro paese; dall’altro canto è necessario porsi sin d’ora il problema dell’utilizzo di tutta l’area a partire dalla fine dell’Expo, questione di non poco spessore, viste le risorse impiegate che sarebbe bello non vedere sciupate, e le cogenti questioni legate al non consumo del suolo, al recupero,  riqualificazione e riuso del patrimonio edilizio esistente.

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