Il Lavoro festeggia

La ricorrenza assume il sapore di un party senza invitati

Nico Lotito A Lume Spento
Andria - venerdì 01 maggio 2015
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Il primo maggio ricorre la festa del lavoro. Tuttavia considerata l'attuale situazione economico-sociale, non è ben chiaro se sia la festa dei lavoratori o se sia il lavoro stesso a festeggiare tutto l'anno. Già, perché considerata l'ormai endemica scarsità di lavoro si potrebbe supporre che quest'ultimo si sia concesso un lunghissimo periodo di festeggiamenti.

"Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire" fu la parola d’ordine, coniata in Australia, per rimarcare l'importanza del traguardo raggiunto dai lavoratori; non è dato comprendere se le otto ore di lavoro siano, oggi, da considerarsi giornaliere o, piuttosto, settimanali. Una festa, questa, macchiata anche del sangue di undici lavoratori uccisi sotto i colpi sparati dalla banda di Salvatore Giuliano nel 1947, ovvero solo a due anni dal suo ripristino dopo la soppressione operata nel ventennio fascista, allorché si preferì celebrare il lavoro in occasione del Natale di Roma il 21 aprile.  

Ci ha provato in tutti i modi Renzi a farci illudere di essere prossimi alla ripresa, ci ha messo del suo anche l'Istat pubblicando dati marginalmente confortanti, tuttavia si è trattato di vana illusione se è vero, come lo è, che i dati resi noti nella giornata del 30 aprile registrano una nuova flessione proprio alla vigilia della festa del lavoro. Vien da chiedersi quale evoluzione abbia raggiunto il lavoro e quale destino spetti ai lavoratori intravedendosi all'orizzonte solo una distesa di precarietà e flessibilità; vien naturale domandarsi quali misure possano adottarsi per salvaguardare un diritto sancito dalla costituzione se tutte quelle operate sino ad ora hanno portato al dissolvimento del suddetto diritto.

È per questi motivi che, ad oggi, la festa del lavoro assume un significato differente: la voglia di festeggiare ha ceduto il passo alle preoccupazioni per la mancanza di lavoro e per la precarizzazione dello stesso; il lavoratore ha smesso di sentire propria tale festa avendo perso lo status stesso di lavoratore. La svalorizzazione dell'attività lavorativa ha rimpiazzato il “valore del lavoro” creando un clima di sfiducia che induce alla considerazione che il lavoro non sia più una strada per il riscatto sociale, ma, piuttosto, un ricatto imposto dalla società.

Quello che resta di questa festa è il concerto celebrativo organizzato dalle sigle sindacali che, nel corso degli ultimi anni, ha assunto sempre più il significato di un mero momento di distrazione di massa per quanti, per la maggior parte studenti e giovani inoccupati, riescono ancora a non scorgere la preoccupazione per un contesto sociale che pare sempre più instradato verso un lento processo di declino, un contesto in cui la precarizzazione del lavoro rischia di produrre la precarizzazione di quei valori sociali fondanti delle comunità. 

Parafrasando Aristotele sostenitore dell’assioma per il quale “lo scopo del lavoro è quello di guadagnarsi il tempo libero”, si può affermare che sia il tempo libero ad essere in forte credito con il lavoro.

 

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