“Quando ci sono migliaia di persone che contano su di te, tu non puoi deluderli”

Il testo elaborato da Valentina Monterisi, vincitrice del concorso “I Diritti umani, un valore di sempre”

Lucia M. M. Olivieri Universo Scuol@
Andria - venerdì 26 giugno 2015
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Ritorno, come appuntamento della mia rubrica, a parlare del bel progetto “I Diritti umani, un valore di sempre”, organizzato dal Lions Club Andria “Costanza d'Aragona” presso la Scuola Secondaria di 1° grado “Vittorio Emanuele III-Dante Alighieri” con il patrocinio del Comune di Andria, per ricordare la figura di Giorgio Perlasca e la Shoah e ampliare il discorso sul tema generale.

Dopo aver pubblicato il racconto degli alunni della classe 3 Q, vi presento oggi l'elaborato vincitore del concorso: autrice del testo è Valentina Monterisi, della classe 3 M del plesso "Dante Alighieri", che si è piazzata al primo posto della classifica stilata dalla commissione con questa motivazione: «L'elaborato della candidata si presenta ricco, originale, complesso ma agile alla lettura; ha colpito il cuore e l'attenzione di noi adulte, soprattutto l'invito ad accompagnare i ragazzi nel percorso verso il riconoscimento e la lotta per preservare i diritti umani. Nel complesso, si colgono numerosi spunti di riflessione e molta partecipazione emotiva al tema».

A voi la lettura di questo bellissimo testo, che rivela una sensibilità e maturità che, ancora una volta, devono invitarci a riflettere.

 

“I DIRITTI UMANI, UN VALORE DI SEMPRE”

    Il 16 gennaio 2015, nella nostra scuola “Dante Alighieri” si è tornato a parlare dei diritti umani, molto spesso violati, per aiutare noi, nuova generazione, a non commettere gli stessi errori accaduti nel passato. Per parlarci di questo importante e delicato tema, il club Lions Andria "Costanza D'Aragona" ha organizzato una  manifestazione intitolata "I diritti umani, un valore di sempre", nell’approssimarsi del “Giorno della Memoria” .
    In apertura c'è stato il discorso della nostra Preside, la dottoressa Maria Teresa Natale, che ci ha spiegato che  parlare ancora e sempre della Shoah  non serve solo a conservare la memoria dello sterminio degli Ebrei, ma anche a costruire un futuro migliore evitando che gli errori del passato possano ripetersi; oggi il nostro impegno deve rimanere invariato: il rispetto degli altri .
   Successivamente è toccato al presidente dei Lions, il dott. Giuseppe Losito, illustrare la storia e le finalità della sua associazione, sia a livello internazionale sia a quello locale. A seguire è stato proiettato un filmato "La storia maestra di vita: l'esempio di Giorgio Perlasca" a cura di Piero Angela, giornalista della Rai.
   Giorgio Perlasca nasce a Como il 31 gennaio 1910. Ancora bambino,a causa di motivi di lavoro del padre, la famiglia si trasferisce a Maserà, in provincia di Padova.In gioventù aderisce con entusiasmo al fascismo e prende parte come volontario alla guerra d'Etiopia e poi alla guerra civile di Spagna, dove combatte in un reparto di artiglieria al fianco del generale Francisco Franco. Al suo congedo riceve dallo stesso Franco un documento che recita "In qualunque parte del mondo ti troverai, rivolgiti alle ambasciate spagnole".
   Tornato in Italia, al termine della guerra spagnola, diventa critico nei confronti del fascismo , non riuscendo a condividere l'alleanza con la Germania e le leggi razziali, entrate in vigore in Italia dal 1938.
   All'inizio della Seconda Guerra Mondiale, Perlasca si trova a lavorare prima in Jugoslavia e successivamente a Budapest, in qualità di agente venditore in una ditta, la SIAB, che importa carne per l'esercito. Il giorno dell'armistizio tra l'Italia e gli alleati, sentendosi vincolato dal giuramento di fedeltà fatto al Re, rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò. Per questo viene braccato dai tedeschi ed è costretto a rifugiarsi presso l'ambasciata spagnola. Grazie al documento che portava con sé, ottiene dall'ambasciata la cittadinanza e un passaporto spagnolo.
   Tra le altre mansioni fu impegnato con l'ambasciatore Ángel Sanz Briz nel tentativo di salvare gli ebrei di Budapest, ospitati in apposite case protette. Nel 1944 Sanz Briz decide di lasciare Budapest, ma Perlasca decide di restare e così si spaccia per il sostituto del console, all’ insaputa sua e del governo spagnolo. Tra  il primo Dicembre 1944 e il 16 gennaio 1945, Perlasca riesce a salvare migliaia di ebrei, impedendo anche l'incendio del ghetto di Budapest.
   Grazie a Perlasca, 5218 ebrei vengono salvati dalla deportazione. Dopo l'entrata a Budapest dell'Armata Rossa, Perlasca deve abbandonare il suo ruolo, in quanto, filofascista, è ricercato e poi arrestato dai sovietici.
   Tornato in Italia, riprende la sua vita di prima, lavorando come commerciante e conducendo un'esistenza modesta, senza raccontare la sua vicenda né alla famiglia né alla stampa.
   Solo nel 1987, oltre quarant'anni dopo, alcune donne ebree ungheresi rintracciano finalmente Perlasca e divulgano la sua storia.
   Ancora in vita, Perlasca riceve per la sua opera numerose medaglie e riconoscimenti. Il 23 settembre 1989 viene insignito da Israele del riconoscimento di Giusto tra le Nazioni. É morto a Padova nel 1992 all'età di 82 anni per un attacco di cuore ed è sepolto a Maserà di Padova.
   Al termine del filmato, che narrava quanto ho appena esposto, è la volta del professor Michele Palumbo, docente di storia e filosofia del liceo scientifico "Nuzzi". Egli nel suo discorso ha spiegato a noi alunni cos'è il diritto e quali sono oggi i principali diritti umani negati.

   La sera di quello stesso giorno, mi sono ritrovata davanti, nella mia cameretta, Giorgio Perlasca. Era lui, era lì, proprio davanti a me!
"Ciao Valentina, sai chi sono?" mi stava dicendo con tono molto amichevole, mentre io rimanevo a bocca aperta, cercando di capire se stessi sognando o no.
"M-ma sei sul serio tu? E come fai a conoscermi? Chiesi.
"Vedi il mondo è un mistero, da un giorno all'altro capitano cose che non ti aspetteresti".
"È un onore conoscere un eroe come te, che oggi rende fiera la nostra patria e tutto il mondo, dimostrando che da qualche parte c'è sempre qualcuno come te che lotta per difendere i diritti umani, che oggi sono nuovamente in pericolo. Perché hai fatto tutto ciò che ho sentito raccontare questa mattina? Non avevi paura? Insomma, forse se ci fosse stato qualcun  altro - o se ci fossi stata io - non ci avrebbe pensato due volte a mettermi in salvo”.
"Nella vita c'è chi è egoista, chi vorrebbe aiutare ma ha paura, chi è coraggioso e si mette in pericolo per salvare gli altri e chi salva gli altri perché non si rende conto del pericolo. Io faccio parte dell'ultima categoria. Volevo aiutare tutta quella gente perché non mi andava giù, non era giusto. Gli ebrei erano, e tutt'oggi sono, persone come noi e tutto quello che dicevano su di loro erano tutte chiacchiere, tutte scuse, un modo per nascondere la verità, come oggi: chi combina qualcosa di male scarica la colpa sugli altri perché non ha il fegato di assumersi le sue responsabilità o ha paura", mi risponde.
"C'è stato qualche momento in cui avresti voluto abbandonare tutto? E stavi per farlo veramente?"
"Ovviamente, come in qualsiasi cosa che facciamo, da quella più semplice alla più complicata, c'è sempre un momento di sconforto, forse per stanchezza, forse perché qualcuno ti ha impedito più volte di raggiungere il tuo obbiettivo o perché hai sbagliato qualcosa. Ho avuto questi momenti, ma non sono, per fortuna, mai arrivato a buttare all'aria tutto ciò che avevo ottenuto."
"Cosa pensavi per riprenderti da questi momenti o chi ti aiutava?" ho chiesto.
"Mi aiutava il fatto che migliaia di persone contavano su di me per salvarsi e in quel momento non potevo deluderli, soprattutto nella brutta situazione in cui si trovavano."
" Durante questa missione tu ti sei finto un'altra persona andando contro la legge, non avevi paura di essere scoperto? Non avevi paura della legge?"
"Beh, ti rispondo dicendo quello che ti ho riferito prima: quando ci sono migliaia di persone che contano su di te, tu non puoi deluderli" mi risponde.
"Hai mai pensato alla tua famiglia durante quegli anni? Insomma è difficile riuscire a stare lontano dalla propria famiglia."
"Io pensavo ogni santo giorno alla mia famiglia. Tu non puoi capire quanto sia stato faticoso, ma pensavo che se mia moglie e i miei figli avessero saputo cosa io stavo facendo, sarebbero stati fieri di me e, infatti, quando lo hanno saputo, lo sono stati."
"E perché quando sei tornato a casa non hai detto nulla a nessuno di quello che avevi fatto?"
"Perché innanzitutto non volevo fare scena, non volevo che la gente pensasse che io avessi fatto tutto ciò solo per fama e soprattutto volevo tornare alla mia vita di sempre… con la mia famiglia."
"E..........." e d'un tratto mi sveglio, mi rendo conto che si é trattato solo di un sogno e che mi ero solo addormentata davanti alla televisione. In quel momento, in uno stato misto di ansia, agitazione e delusione, nella mia mente circolano le parole di Perlasca e mi chiedo se lui comunque, nella realtà, le avesse pensate quelle cose e del grande effetto che ha avuto la sua storia su di me.


   Oggi nel mondo, nonostante ci siano centinaia di organizzazioni che lottano per i diritti umani, purtroppo sono ancora presenti discriminazioni: nella modernissima e civilissima America, i neri continuano ad essere uccisi; i gay e  le lesbiche, nonostante i proclami e le belle parole non sono ancora accettati  in molte parti del mondo; migliaia di persone emigrate dai paesi di origine in cerca di pace e lavoro, non vengono accettati nei paesi che li ospitano, come sta accadendo anche qui da noi in Italia.  E le migliaia di donne che vengono uccise dai propri uomini per folle gelosia? I tanti minori sfruttati ?E le vecchie e nuove dittature che nei paesi più poveri schiacciano le libertà degli individui?
   Se non bastasse anche nella piccola quotidianità si prendono in giro i più deboli, quelli che sembrano diversi e inferiori agli occhi dei più, perché troppo grassi o brutti: è la nuova, moderna  piaga del bullismo sia maschile sia femminile.
   Questa è solo una piccola lista di tutto quello che succede oggi nel mondo e queste pagine sono insufficienti per descrivere le terribili cose che accadono a tante persone inermi.  
   Per fermare tutto ciò, credo innanzitutto che noi ragazzi dovremmo essere aiutati a capire meglio cosa siano il Bene e il Male, in casa e soprattutto a scuola, dove passiamo la maggior parte del tempo, con attività didattiche, con l'organizzazione di manifestazioni simili a quelle fatte dai Lions, parlando di più in classe di ciò che succede oggi nel mondo .
   Accompagnateci in questo cammino, voi adulti, abbiate pazienza se qualche volta sembriamo essere poco sensibili, insistete, non stancatevi di trasmetterci il rispetto per i diritti altrui, a parole e con l’esempio, arrabbiatevi se ci vedete solo pretendere egoisticamente che siano rispettati i nostri,  ignorando il prossimo;  e se fosse necessario insegnateci a protestare, ad indignarci, a denunciare, sempre con buon senso e riflettendo su quello che stiamo facendo.
   Concludo con una frase detta dal professor Michele Palumbo, che mi è rimasta particolarmente impressa:"Noi dobbiamo poter sperare in un mondo che non abbia bisogno di eroi come Perlasca perché i diritti sono uguali per tutti".

 

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