Bastava un Trullo!

L'infopoint a Castel del monte: un pugno nell'occhio azzurro del Re di Svevia

Adriana Versi Il Visitatore
Andria - venerdì 17 luglio 2015
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A Castel del Monte invece è arrivato il Big Info Point, come un pugno dritto nell’occhio azzurro del Re di Svevia, da sempre vigile e attento che i dovuti vincoli ad un paesaggio che merita la propria conservazione artistica e naturale fossero rispettati e tramandati nel corso dei secoli.
Nella sua veste magnificamente post- moderna, contributo architettonico indiscutibile alla “navicella spaziale” atterrata pochi giorni fa nel piazzale sottostante la Corona Medievale, ha letteralmente invaso lo spazio, ma diremmo più il gusto, che poco si presta a congetture murali di quel tipo.
Per dirla in breve e in maniera più rotonda, pochi sono i metri ora che resterebbero a disposizione per le manovre di carico e scarico turisti, impacchettati a navetta, considerando che l’area a disposizione, a sinistra del piazzale, resta di proprietà privata e che potrebbe in ogni tempo, appunto, essere riutilizzata dai legittimi, senza concessione alcuna! Per non parlare poi delle difficoltà che avrebbero le attività produttive in loco, per i mezzi di soccorso, per quelli utili alla manutenzione.

Ma, volendo arrivare al dunque, al nocciolo, o forse è meglio, senza esagerare, alla piaga che affligge ormai da tempo Castel del Monte, più volte ribadita dalle diverse note giornalistiche degli ultimi tempi, è la grande difficoltà che le persone diversamente abili affrontano quotidianamente per raggiungere e visitare il Maniero. Se fino ad oggi, con un permesso identificativo, sarebbero riusciti almeno a scavalcare il blocco transennato, (talvolta) presidiato dai vigili urbani, successivamente potrebbero essere impossibilitati logisticamente a usufruire di spazi previsti per le loro autovetture, semplicemente perché non sono stati previsti.

Le panchine in perfetto marmo lapidario al centro dell’eccessivo cortile di accoglienza del Punto Informativo, arse tra l’altro dal sole e in verità esposte a tutte le intemperie, non lasciano speranze, tranne che nella fantasia di chi si appresta ignaro in quel luogo, immaginando le mogli del re di Svevia, sepolte ai piedi del castello, seppur i conti non troverebbero riscontro! Di pensilina non c’è ombra, se non l’angolo del vecchio ristorante (Taverna Sforza ndr), che resta comunque il punto preferito più vicino all’arrivo di Caronte.

Non c’è che dire, tutto sembrerebbe ben curato all’interno del recinto fatto di muro troppo secco, che contrasta, prestando più attenzione, a ciò che resta intorno, oltre a ciò che resta di ogni scampagnata, che si accumula ogni volta a quella successiva. Intorno c’era una pineta giovane. Che muore ogni giorno. Dal respiro affannoso. Muore lentamente.
I danni, riparabili allora, provocati dall’eccezionale nevicata dello scorso inverno, restano tutt’ora, purtroppo, ancora visibili. Hanno sentenziato l’ulteriore abbandono in cui la corona verde resta miseramente. Nonostante pare che fondi siano stati costituiti per permetterne la cura e il riordino.

Ecco, è come se l’amministrazione, passata miseramente alla storia, avesse posto un diamante al dito di un moribondo, più bisognoso di cure affettive e rigenerative, che di doni inutili e molto costosi.
Bastava un Trullo! In stile discreto e inconfondibile murgiano, di pietra fresca, avrebbe reso fresco tutto intorno, con le finestrelle adorne di lavanda, origano e rosmarino, e più vicino al punto d’arrivo, all’ombra di un bel pino!

E le tasche le avrebbe più piene il committente…ops oseremmo dire….sarebbe costato troppo poco….

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