La musica passa da facebook

Un sottofondo invisibile

Agnese Paola Festa MusicaLmente
Andria - venerdì 09 ottobre 2015
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“Ci sentiamo su Facebook”. Quante volte abbiamo sentito o detto questa frase. Fondato in America nel 2004 è diventato in social network più utilizzato della Rete. Lo usano mezzo miliardo di persone per coltivare nuove e vecchie amicizie, ma anche per comunicare le proprie attività.

Per l’ormai universale e imponente diffusione mondiale, con la sua straordinaria interattività delle funzioni, Facebook è importantissimo anche per il mondo della musica. Tutti gli artisti, dai meno noti ai più amati dal pubblico, hanno un profilo o una pagina dove poterli contattare. E se qualche anno fa Pat Metheny, Anastacia piuttosto che Muti, Morricone erano irraggiungibili, oggi chiunque può chiedere loro l’“amicizia” e stabilire un contatto diretto.

Stesso discorso per i grandi musicisti in carriera, prima protetti da agenzie artistiche, manager, adesso sono alla portata di tutti; basta cercare il loro profilo per sapere non solo dove e quando faranno il prossimo concerto, ma anche dove sono in vacanza, con chi e cosa mangiano!

Quanto questo miracolo della tecnologia aiuta l’arte dei suoni? La tecnologia va avanti  velocissima, si aggiorna ad un ritmo superiore della nostra capacità di accettare ed assimilare i cambiamenti che essa determina. Quanto ci soffermiamo ad ascoltare (non a sentire) le migliaia di video o audio che vengono costantemente pubblicati sul social network? A volte non si finisce nemmeno di vederlo un video che ne stiamo guardando un altro. Sicuramente i musicisti degli anni settanta, per “tirarsi gli accordi” da un 45 o da un 33 giri, magari arrivato dall’America e aspettato per mesi, ascoltavano un album centinaia di volte fino ad avere un perfetto ascolto ed una cognizione totale del brano.

Nelle nostre Home siamo tempestati da tantissime notizie ed ascolti di ogni tipo: la bulimica produzione di contatti digitali supera ampiamente la nostra capacità di ascolto, impigrendo il nostro orecchio. Il tutto è un “sottofondo” in cui finiamo di non ascoltare più nulla e che, a sorpresa rende quel post invisibile.

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