Mia cara Puglia…

Ma quanto mi costi?

Adriana Versi Il Visitatore
Andria - venerdì 23 ottobre 2015
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Quest’anno, incrociando anche le dita nascoste nelle scarpe, dato lustro agli amuleti, invocato i Santi patroni sorretti dalla fede lungo la costa salentina, eravamo quasi certi che, temporali, alluvioni e trombe d’aria, almeno in quella settimana di vacanza, sarebbero stati scongiurati. Giunti da poche ore, ai primi settembre, in quel di Torre dell’Orso, alla scoperta di una delle mete più ambite della nostra bella Puglia estiva, che una multa con fiocco annesso, sventolava soddisfatta al parabrezza. E se è vero che il low coast non sempre garantisce il sole, che in ogni caso resta gratis, un grattino sistemato in quattro strisce blu, fruttò la sua modesta entrata nelle casse a quel paese, Melendugno. Polizia locale sguinzagliata nel ridente paesino, in verità ce ne era poca, ma con tanto di cappello, svolgeva ligia il suo dovere.

Ma quanto costa tutto il giorno al mare?”. Quattro conti presto fatti, se proprio il furgoncino incluso del campeggio non ti aggarba o ti sembra troppo stretto per gli arredi della spiaggia. Ma ogni accesso sulla costa, al di fuori del paese, dava spazio a strisce bianche e a chilometri di auto parcheggiate tutte in riga, da chi, a proprie spese (come noi!), ahimè aveva già sperimentato il bollettino della polizia municipale.
Ecco! Un giorno, colpita da un’amnesia totale, e meno dal buon senso, vorrei recarmi ignara, da turista, al nostro bel maniero. Ovviamente giungerei proprio il 31 di settembre, come un cartello dice, che la zona è limitata al traffico, fatta eccezione per chi il cartello non lo legge. Nella mia nuova veste d’italiana un po’ distratta, sorvolerei sulle transenne, eludendo persino l’ologramma di un controllo. Ovviamente troverei indicazioni per due parcheggi ampi e accoglienti, nella mia veste, invece, di straniera attenta e rispettosa. E mi ci recherei, pur venendo da Parigi per trovarli troppo esosi, o magari da Berlino farei da lì la strada a piedi, o se fossi americano, lascerei in più una gradita mancia. Se invece la mia patria non vuol sentir ragione, sceglierei una manovra “a spina pesce”, che con la Murgia, proprio non s’intona. Ovviamente troverei sulla strada dei cartelli tondi a indicarmi il divieto di arrangiarmi, uguali dalle Ande all’Equatore, a volte veri anche in Cina. Semplicemente accoderei le mie quattro ruote a tante altre, incurante d’essere d’intralcio alle manovre del bus porta persone e alle persone stesse cui piace andarci a piedi. Nemmeno l’ombra di una multa deterrente, il ladro di natura ne approfitta e rende più “spazioso” l’ingombro maledetto.

E se fossi di passaggio, incuriosito, di ritorno alla Norvegia, resterei ormai convinta, che le auto, da noi, possono bruciare se lasciate troppo tempo esposte al sole.

Ma, essendo giapponese, vedrei Castel del Monte nel mese di febbraio, quando il problema proprio non si pone.

Qualcosa non funziona nel mio sogno, che tanto porterei alla realtà. È come un contorto sortilegio fatto a ciò che tanto ricco di beltà, produce invece sciatteria e non smette mai d’innervosire.
E intanto conteggiamo le presenze, senza tener conto delle “assenze”.

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