Erba volant

Le carceri verdi

Michele Di Corato RIS (patacche e cozze)
Andria - venerdì 27 novembre 2015
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L’appuntamento era imperdibile, di quelli da ricordare. Il calendario ci aveva già messo del suo, 2 giugno, una data segnata in rosso, l’inizio di una nuova era, la Repubblica fondata sul lavoro che, per una domenica, si concedeva una piccola vacanza, un divertente svago in nome del progresso e della libertà en plein air.
Quella mattina Andria si risvegliò soddisfatta e fiera, pronta a tuffarsi nel fresco mare dell’avanguardia, sicura di poter tornare a respirare aria pulita, lontano dalla sporcizia di politici anarchici e truffaldini. Ora a governare la Città c’era gente radicata nelle proprie origini, gente che anteponeva il benessere collettivo a mere speculazioni individuali. Avevamo, finalmente, ritrovato un’anima, il cuore pulsante che batteva tra strade asfaltate e pericolanti edifici, il pollice verde che innalzava il nostro umore per condurci ad un proficuo avvenire. Già, perché la Villa Comunale (tra le più grandi della Puglia) rappresenta per noi andriesi l’orgoglio di un popolo che sa rispettare l’ambiente. Vederla ancora deturpata da deiezioni canine e siringhe sarebbe stato davvero troppo,  un graffio alla civiltà che stavamo a poco a poco riscoprendo. Le gag del mitico Lino Banfi alleggerirono la banale demagogia del Sindaco ma, in fondo, in quella giornata, tutto passò in secondo piano e le insoddisfazioni cittadine si trasformarono in urla di gioia e risate a scena aperta.

Le inferriate carcerarie ci apparivano quasi il giusto compromesso per limitare atti vandalici, questa era davvero la nostra opportunità per dimostrare di essere realmente cresciuti. Avremmo difeso il nostro Eden a qualsiasi costo, nulla poteva privarci di un angolo paradisiaco su cui sdraiarsi e da cui ammirare il cielo. Nulla, o quasi.

L’8 luglio 2014, infatti, Nicola Giorgino, nell’ordinanza 372/2014, a causa del "diffuso malcostume tenuto da alcuni fruitori del parco, pedoni e ciclomotoristi, nonchè proprietari di cani, che con il loro comportamento causano danni alle strutture ivi esistenti", impedisce a tutti i cittadini di sostare sul prato, privandoli così dell’opportunità di ritrovare refrigerio e ossigeno nel principale polmone della Città.
Non è certo nostra intenzione paragonarci alle grandi metropoli come New York e Londra, ma immaginereste mai Central Park o Hyde Park senza studenti che leggono un libro, ragazzi che giocano a pallone, bambini che inseguono un aquilone o coppiette che si scambiano effusioni? Bè neanche noi. D’altronde, qualsiasi cosa qui ha l’amaro gusto del paradosso.

Per intenderci, sarebbe come avere una raccolta differenziata senza inceneritori o piste ciclabili senza biciclette, ma questa, forse, è un’altra storia…

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