Venghino… signori venghino

Lo spettacolo corre veloce e non occorre prenotare

Nico Lotito A Lume Spento
Andria - venerdì 08 gennaio 2016
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"La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto".
Ecco, forse è questo l'aforisma che ben più di altri rappresenta a pieno la società contemporanea. E non parlo di spettacoli messi su volutamente; tutto diventa spettacolo, tutto è teatro, un'immensa pièce gratuita della quale siamo inconsciamente parte. Tutti con un ruolo ben determinato o alla ricerca dello stesso, come nella migliore delle opere pirandelliane; alla presenza di un copione talvolta scritto, talvolta portato a braccio e con una regia silente che, ben avvezza al proprio ruolo, lascia che gli "attori" si esprimano nella consapevolezza che ne pagheranno il prezzo pur nella gratuità dello spettacolo. Già, perché non è dato sapersi se Bukowski avesse ipotizzato la presenza di una regia nel formulare l'aforisma, ma, di certo, essa è presente nella sua forma più anonima o, forse, anonima ai più.

Dunque, "venghino signori venghino", lo spettacolo è assicurato. Che si tratti di una buca fuori posto, di una busta lasciata in strada, di un capanno abusivo o di un botto esploso fuori dall’orario consentito, ci sarà sempre un bigliettaio magico che distribuirà i biglietti gratuiti per le prime file immaginarie dello spettacolo più bello del mondo. E poco importa se lo spettacolo sarà più o meno partecipato, l'importante è che sia inscenato di modo che lustrini e luci di scena facciano il loro, lasciando che gli astanti partecipino e tornino a casa con la lauta convinzione di essere stati gli attori protagonisti di un'opera senza repliche e senza epilogo. Sì perché se il prologo è scritto e, soprattutto, ascritto a delle precise responsabilità civili, sociali o amministrative, l'epilogo finisce con il diventare l'elusione delle stesse e il regista silente potrà bearsi di essere riuscito,  ancora una volta, a mondarsi da ogni minima o massima responsabilità circa il "soggetto" portato in scena.

Quel che più duole, in tutto questo, è che il più delle volte il "soggetto" scelto è meritevole di attenzione, di risposte, di approfondimenti, è degno di essere portato in scena; è lo spettacolo in sé che finisce per svuotarlo di ogni contenuto rendendolo inutile al pari di un flash mob tenuto in un deserto. Alcune volte sono gli attori a prendere il sopravvento, altre volte il pubblico non pagante, altre ancora è il palcoscenico ad essere sbagliato, ed è questo che rende lo spettacolo non ascrivibile al prezzo di un biglietto; quello che rimane, ahimè, è uno spettacolo che non porta a nulla se non all'effimero piacere dell'attore di turno. È uno spettacolo che nulla produce, privo di morale e, soprattutto, privo di una recensione che dia un senso compiuto allo stesso; chi ne beneficia, senza alcun dubbio, è lui: il regista silente che, avrà, per l'ennesima volta, eluso e precluso ogni coinvolgimento e responsabilità personale.

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